Tragedie /di Alessandro Manzoni

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Antonio Russo, 1832 - 247 pagine
 

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Pagina 55 - La cagione esecranda qual è? — Non la sanno: a dar morte, a morire Qui senz'ira ognun d'essi è venuto; E venduto ad un duce venduto, Con lui pugna, e non chiede il perché.
Pagina 244 - La procellosa e trepida gioia d'un gran disegno, l'ansia d'un cor che indocile serve, pensando al regno; e il giunge, e tiene un premio ch'era follia sperar; tutto ei provò: la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio: due volte nella polvere, due volte sull'altar. Ei si nomò: due secoli, l'un contro l'altro armato, sommessi a lui si volsero, come aspettando il fato; ei fé' silenzio, ed arbitro s'assise in mezzo a lor.
Pagina 189 - Inebbriata del mio pianto. Oh! molto Da tollerarmi non ti resta: e tanto Mi amasti! Oh quanti abbiam trascorsi insieme Giorni ridenti! Ti sovvien? varcammo Monti, fiumi e foreste; e ad ogni aurora Crescea la gioia del destarsi. Oh giorni!
Pagina 58 - Tutti fatti a sembianza d' un Solo , Figli tutti d' un solo riscatto , , In qual ora , in qual parte del suolo Trascorriamo quest' aura vital , Siam fratelli ; siam stretti ad un patto Maledetto colui che lo infrange , Che s...
Pagina 158 - Incerto pur del cammino io già, di valle in valle trapassando mai sempre; o se talvolta d'accessibil pendio sorgermi innanzi vedeva un giogo, e n'attingea la cima, altre più eccelse cime, innanzi, intorno sovrastavanmi ancora; altre, di neve da sommo ad imo biancheggianti, e quasi ripidi, acuti padiglioni, al suolo confitti; altre, ferrigne, erette a guisa di mura insuperabili. — Cadeva...
Pagina 158 - Cadeva 11 terzo sol quando un gran monte io scersi, che sovra gli altri ergea la fronte, ed era tutto una verde china, e la sua vetta coronata di piante.
Pagina 182 - ... pesti cimieri, 40 han poste le selle sui bruni corsieri, volaron sul ponte che cupo sonò. A torme, di terra passarono in terra, cantando giulive canzoni di guerra, ma i dolci castelli pensando nel cor: 45 per valli petrose, per balzi dirotti, vegliaron nell'arme le gelide notti, membrando i fidati colloqui d'amor.
Pagina 245 - Oh quante volte, al tacito Morir d'un giorno inerte, Chinati i rai fulminei, Le braccia al sen conserte, Stette, e dei dì che furono L'assalse il sovvenir! E ripensò le mobili Tende, ei percossi valli, E il lampo de' manipoli, E l'onda dei cavalli, E il concitato imperio, E il celere ubbidir.
Pagina 215 - Deh! noi pianger: mei credi. Allor che a questa Ora tu stesso appresserai, giocondi Si schiereranno al tuo pensier dinanzi Gli anni in cui re non sarai stato, in cui Né una lagrima pur notata...
Pagina 14 - Hanno finalmente un altro vantaggio per l'arte, in quanto, riserbando al poeta un cantuccio dov'egli possa parlare in persona propria, gli diminuiranno la tentazione d'introdursi nell'azione, e di prestare ai personaggi i suoi propri sentimenti: difetto dei più notati negli scrittori drammatici.

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