Vita di Filippo Brunelleschi: preceduta da La novella del Grasso

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Il polifilo, 1976 - 162 pagine
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Non pensata per il centenario brunelleschiano, l'edizione critica della Vita di Filippo Brunelleschi di Antoni Manetti, dovuta a Domenico De Robertis, viene quasi a coincidervi. A parte il fatto che essa apporta un notevole miglioramento al testo - il che significa assoluta fedeltà al codice risultato ormaiindubitabilmente autografo -, la sua vistosa novità consiste nell'anteporre alla biografia vera e propria la redazione manettiana de La novella del Grasso. Al comune giudizio le due operette appaiono di natura lontana. Ma che il dittico non sia illusoriamente creato dalla loro materiale giustapposizione nel codice autografo (fatto a ogni modo significativo), è dichiarato, proprio sul punto di sutura dei due elementi, in una lucida avvertenza dell'autore al dedicatario. E al di là della dichiarazione, l'unità dell'insieme è realizzata in una fitta rete di richiami, sui quali corre proprio la formulazione della novità brunelleschiana: il coraggio di seguire il camino arduo della "ragioni" fino a rendere realtà l'"impossibile", sia questo la costruzione della cupola senza armatura o l'illusione resa concretamente percepibile ai sensi e alla mente del Grasso. Da questa essata comprensione della novità brunelleschiana il Manetti muove all'asame, inevitabilmente polemico, del modo in cui nella generazione sucessiva alla morte del maestro si continuarono, concretamente, le sue costruzioni rimaste interrotte e, più generalmente, il rinovamento da lui vigorosamente avviato. Il resoconto documentatissimo (anche se afortunatamente incompleto) sulle opere del Brunelleschi prosegue, in tal modo, con precise prese di posizione verso la pratica e la teoria architettonica contemporanea, mentre un sicuro scorcio lo colloca nello sviluppo storico dell'architecttura e della civiltà occidentale. L'una cosa e l'altra comportano l'allusione frequente e quasi continua, oltre che a realizzacioni di edifici, a testi che saranno volta a volta fonti, modelli letterari e interpretativi, motivi di discussione e di polemica. Di que la necessità del puntuale commento di Giuliano Tanturli - autore anche dell'introduzione -, sia per sondare lo spessore culturale su cui lo scritto poggia e da cui prende significato, sia per spiegarne la lettera non di rado sibillina o illusoriamente piana. Lo sforzo è stato quello di corrispondervi nel modo più consapevoli del Quattrocento fiorentino.

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