Vita di Filippo Brunelleschi: preceduta da La novella del Grasso

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Non pensata per il centenario brunelleschiano, l'edizione critica della Vita di Filippo Brunelleschi di Antoni Manetti, dovuta a Domenico De Robertis, viene quasi a coincidervi. A parte il fatto che essa apporta un notevole miglioramento al testo - il che significa assoluta fedeltÓ al codice risultato ormaiindubitabilmente autografo -, la sua vistosa novitÓ consiste nell'anteporre alla biografia vera e propria la redazione manettiana de La novella del Grasso. Al comune giudizio le due operette appaiono di natura lontana. Ma che il dittico non sia illusoriamente creato dalla loro materiale giustapposizione nel codice autografo (fatto a ogni modo significativo), Ŕ dichiarato, proprio sul punto di sutura dei due elementi, in una lucida avvertenza dell'autore al dedicatario. E al di lÓ della dichiarazione, l'unitÓ dell'insieme Ŕ realizzata in una fitta rete di richiami, sui quali corre proprio la formulazione della novitÓ brunelleschiana: il coraggio di seguire il camino arduo della "ragioni" fino a rendere realtÓ l'"impossibile", sia questo la costruzione della cupola senza armatura o l'illusione resa concretamente percepibile ai sensi e alla mente del Grasso. Da questa essata comprensione della novitÓ brunelleschiana il Manetti muove all'asame, inevitabilmente polemico, del modo in cui nella generazione sucessiva alla morte del maestro si continuarono, concretamente, le sue costruzioni rimaste interrotte e, pi¨ generalmente, il rinovamento da lui vigorosamente avviato. Il resoconto documentatissimo (anche se afortunatamente incompleto) sulle opere del Brunelleschi prosegue, in tal modo, con precise prese di posizione verso la pratica e la teoria architettonica contemporanea, mentre un sicuro scorcio lo colloca nello sviluppo storico dell'architecttura e della civiltÓ occidentale. L'una cosa e l'altra comportano l'allusione frequente e quasi continua, oltre che a realizzacioni di edifici, a testi che saranno volta a volta fonti, modelli letterari e interpretativi, motivi di discussione e di polemica. Di que la necessitÓ del puntuale commento di Giuliano Tanturli - autore anche dell'introduzione -, sia per sondare lo spessore culturale su cui lo scritto poggia e da cui prende significato, sia per spiegarne la lettera non di rado sibillina o illusoriamente piana. Lo sforzo Ŕ stato quello di corrispondervi nel modo pi¨ consapevoli del Quattrocento fiorentino.

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