Della vita di Torquato Tasso libri due

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Tip. di commercio al bocchetto, 1819 - 368 pagine
 

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Brani popolari

Pagina 333 - Non è più tempo ch'io parli de la mia ostinata fortuna, per non dire de l'ingratitudine del mondo, la quale ha pur voluto aver la vittoria di condurmi a la sepoltura mendico; quando io pensava che quella gloria che, mal grado di chi non vuole, avrà questo secolo da i miei scritti, non fusse per lasciarmi in alcun modo senza guidardone. Mi sono fatto condurre in questo munistero di Sant'Onofrio; non solo perché l'aria è lodata da...
Pagina 151 - 1 cognome mio vi taccio, ch'è sì oscuro che, perch'io pur il vi dicessi, né più né meno sapreste delle mie condizioni: fuggo sdegno di principe 7 e di fortuna, e mi riparo negli stati di Savoia...
Pagina 354 - Angioli suoi, a' demoni, oa coloro a' quali da Dio o da' demoni è concessa questa podestà, quali sono i santi, i maghi e le fate. Queste opere, se per se stesse saranno considerate, maravigliose parranno; anzi miracoli sono chiamati nel commune uso di parlare.
Pagina 224 - n giro accolto poi lo stringe insieme. Sovente, allor che su gli estivi ardori Giacean le pecorelle a l'ombra assise, Ne la scorza de' faggi e de gli allori Segnò l'amato nome in mille guise: E de...
Pagina 8 - n parte ascende onde comincia a discoprir le tende. 103 Era la notte, e '1 suo stellato velo chiaro spiegava e senza nube alcuna, e già spargea rai luminosi e gelo di vive perle la sorgente luna. L'innamorata donna iva co 'l cielo le sue fiamme sfogando ad una ad una, e secretari del suo amore antico fea i muti campi e quel silenzio amico.
Pagina 238 - D'un bel pallore ha il bianco volto asperso, Come a gigli sarian miste viole : E gli occhi al cielo affisa; e in lei converso Sembra per la pietate il cielo e...
Pagina 222 - Giace il cavallo al suo signore appresso, Giace il compagno appo il compagno estinto: Giace il nemico appo il nemico, e spesso Sul morto il vivo, il vincitor sul vinto. Non v'è silenzio, e non v'è grido espresso: Ma odi un non so che roco e indistinto: Fremiti di furor, mormori d'ira, Gemiti di chi langue e di chi spira.
Pagina 88 - , le dissi, « io per te ardo, e certo morrò, se non m'aiti ». A quel parlare chinò ella il bel volto, e fuor le venne un improvviso insolito rossore che diede segno di vergogna e d'ira: né ebbi altra risposta che un silenzio, un silenzio turbato e pien di dure minaccie.
Pagina 149 - ... frutti, quando io, ch'in abito di sconosciuto peregrino tra Novara e Vercelli cavalcava *, veggendo che già l'aria cominciava ad annerare e che tutto intorno era cinto di nuvoli e quasi pregno di pioggia, cominciai a pungere più forte il cavallo. Ed ecco intanto mi percosse...
Pagina 8 - O belle a gli occhi miei tende latine ! Aura spira da voi che mi ricrea e mi conforta pur che m'avicine; così a mia vita combattuta e rea qualche onesto riposo il Ciel destine, come in voi solo il cerco, e solo parmi che trovar pace io possa in mezzo a l'armi.

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