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iterum iam patriae bellu:n fecit » ; ecc. È un uso raro in Cicerone : v. Verr. IV, 85; pro Cluent. II, 6; de Off. II, 40; ecc. (V. Draeger $ 557, f. 7: e aggiungi agli es. ivi raccolti Nep. Ages. 6, i « nisi ille fuisset » = « si ille non fuisset », ed altrettanto si dica di tutti i casi dove nisi è costruito col modus irrealis).

Per limitare una proposizione condizionale Sallustio adopera sempre il semplice dum invece di dummodo (= purchè) C. 5, 6; 14, 6; 40, 4; G. 68, 3; e coi relativi modo, C. 39, 6; G. 64, 5.

e) Subordinazione concessiva. Quamquam, V. a pag. 198, 12.

f) Subordinazione comparativa. Sicuti per quasi, perinde ac si: col congiuntivo, C. 38, 3 « alii, sicuti populi iura defenderent, pars quo senatus auctoritas maxuma foret, bonum publicum simulantes, pro sua quisque potentia certabant »; G. 60, 4 « sicuti audiri a suis aut cerni possent » (1): col partic. assoluto, C. 53, 5 « sicuti effeta parente (= quasi effeta parens esset respublica), multis tempestatibus haud sane quisquam Romae virtute magnus fuit »: col supino, C. 28, 1 « constituere... sicuti salutatum (col pretesto di) introire ad Ciceronem », (l'unico esempio di sicuti col su pino). Questo di sicuti per quasi sembra un uso prettamente e solamente sallustiano : v. però Ces. b. g. 5, 43, 3 « hostes maximo clamore, sicuti parta iam atque explorata victoria, turres agere... coeperunt ».

g) Subordinazione interrogativa. — An nell'interrogazione indiretta semplice per num o ne. H. II, 56 « dubium an insula sit, quod Euri atque Africi superiactis fluctibus circumlavitur ». È un carattere dell'età imperiale, che s'inizia con Livio. Questa costruzione forse è l'origine volgare: si trova iu Plauto e Terenzio : v. Cic. Verr. II, 4, 12, 27 « quaesivi an misisset » (2).

Dopo una interrogazione di carattere generale, specialmente pronominale, l'interrogazione aggiunta con an serve ad accennare caso speciale compreso nella interrogazione che precede; an allora è quasi sinonimo di nonne. Sallustio à un esempio di questa costruzione C. 51, 10 « sed per deos immortalis, quo illa oratio pertinuit ? an uti vos infestos coniurationi faceret ? »: ma qui an à il valore di num, il che non accade mai nella prosa classica. Cfr. § 22, 23 « sed per deos

un

(1) In C. 31, 5 leggo col Linker « sicubi... lacessitus foret ».

(2) È della volgata, delle vecchie edizioni e, fra le più recenti, di quelle del Zumpl, Kayser, Klotz, Eberhard, Stampini, Il passo manca nei codd. migliori. L’Halm, l' Hachtmann, il Müller, il Brugnola anno misisset ne; il Jordan propone eane misisset, lo Zumpt anne misisset.

immortalis, quam ob rem in sententiam non addidisti, ut prius verboribus in eos anima'lvorteretur ? An quia lex Porcia vetat ?... an quia gravius est verberari quam necari ?... ».

Sallustio ordinariamente fa la doppia interrogazione con ne... an (C. 52, 10; G. 14, 17, 23; 30, 1; 54, 2 : 67, 3 ; 70, 5; 79,5; 85, 16; 88, 6; 93, 1; H. II, 28 ; III, 109; IV, 69, 1); 0, specialmente nella Giugurtina, e nei membri di frase corti, col solo an del secondo membro, taciuta la prima particella interrogativa, il che presso gli altri scrittori (meno Tacito) è raro : (C. 25, 3; 52, 10); G. 24, 3; 31, 5; 38, 5; 46, 8; 74, 1; 86, 14; 95, 4; 108, 3; 109, 2; 113, 1; H. I, 77, 3; IV, 1; 53). Due sole volte H. II, 98, 3; IV, 69, 16 con utrum... an. Abbiamo ne... an... aut in G. 14, 17 e 67, 3 (aut rettificativo).

5o. Considerazioni stilistiche. In ogni scrittore, accanto al lessico ed alla sintassi che più o meno si risentono dell'ambiente etnico, grammaticale e letterario in mezzo a cui sono prodotti, v'à pure qualche cosa, ch'è più facile ad essere sentita che analizzata e definita, in cui egli rivela ed afferma potentemente sè stesso, il suo genio, la sua natura intima, le sue idee. Questo elemento che à un carattere cosi eminentemente soggettivo è lo stile ; e giustamente fu detto che « lo stile è l'uomo ». Ma oltre e accanto a questa funzione soggettiva dello stile, si deve tener conto eziandio di un altro lato di esso, cioè dell'elemento materiale, oggettivo, quasi meccanico, che consiste nei mezzi di espressione, e nel quale più specialmente risiedeva lo stile per gli antichi. Questi mezzi sono poi sempre gli stessi negli scrittori di una letteratura ; varia soltanto l'uso che i singoli scrittori ne fanno, e la prevalenza dell' uno o dell'altro di essi dà allo scritto uno speciale colorito.

Lo stile di Sallustio si può, in poche parole, definire così : uno stile di concisione mirabile, ricco di scorci, di ellissi e di altre anomalie sintattiche, vario e spezzato, che fa, per dir così, corpo coi pensieri. La passione gli suggerisce frasi di brevità e comprensione maravigliose : e le idee vi sono condensate così che talora riesce arduo svolgerle e scoprirne il nesso. Nella riproduzione e dipintura dei caratteri è mirabile la verità, la precisione, la vivacità. Pur valendosi di mezzi diversi, volgarismi, arcaismi, neologismi, costrutti poetici, ecc., e inspirandosi a modelli varî, e facendo uso di svariatissimi colori, Sallustio à studiato il procedimento, e i colori diversi sono scelti secondo i bisogni del momento in ogni caso, e nell' insieme i toni sono fusi con gusto e con discrezione. Queste le linee generali. Ma lo scrittore va studiato nell' uomo, e la vita di Sallustio ed il suo stile sono un problema ; problema di difficile soluzione, come tutti i problemi di natura cosi complessa. La caratteristica della vita e dello stile di Sallustio fu detto essere il « contrasto », ch'egli deve all'ambiente in cui visse, ambiente perturbato e perturbatore, età di lotte, di violenze, di sconvolgimenti. Non credo che questo elemento del contrasto, intravveduto dall' Antoine, studiato e definito minutamente dal Bellezza (op. cit. p. 125-139), dia tutta la soluzione del problema suaccennato; se esso ci spiega alcuni fenomeni (1), ne lascia altri inesplicati; ma l' azione sua sulla lingua in genere, e in modo speciale sullo stile è innegabile: per esso accanto a costrutti stilistici che paiono preferiti, anzi, quasi reazione contro di essi, sorgono altri costrutti e modi affatto opposti; esso ci spiega l'amore di S. per le « frasi antitetiche », nelle quali le idee tendono sempre a opporsi due a due. Sal. lustio come era uomo, così è pure tempra di scrittore diverso da Cicerone; questi eleva a dogma la « concinnitas », la simmetria, l'equilibrio dei vari elementi della frase e del periodo, e adopera sempre un modo di periodare ampio e ridondante: in Sallustio la preferenza è data alla varietà ed alla brevità ; ma per amore di contrasto, egli à non pochi esempi di figure di modi che alla varietà ed alla brevità fanno guerra. E fa d'uopo tener conto di questa limitazione nel giu. dicare lo stile sallustiano nei suoi caratteri generali. Noi ne studieremo le due qualità precipue « varietà » e « brevità », aggruppando intorno ad esse quelle anomalie sintattico-stilistiche le quali a ciascuna si riferiscono ; quindi diremo di alcuni altri fatti stilistici isolati.

a) Varietà. Mentre Cicerone ricerca l'equilibrio e la concinnitas Sallustio preferisce una varietà studiata, sicchè già in lui si trova quella mancanza di simmetria che sarà la caratteristica dello stile Tacitiano. Questo studio della varietà è sì grande che egli adopera con affettazione le maniere più inusate, e si ribella anche a certe formole rese quasi intangibili dall'uso costante di varie generazioni e volute anche dalla logica. Quintiliano (IX, 4, 23) stabili : « Est et alius naturalis ordo, ut « viros et feminas », « diem ac noctem », « ortum et occasum » dicas, potiusquam retrorsum » ; Sallustio à in C. 36, 4 « ad occasum ab ortu », invertendo l'ordine solito e naturale : (l' imito P. Mela 3, 5 « aliquandiu ad occasum ab oriente currens »). E mentre l'uso, non dirò costante, ma prevalente, esigeva

(1) Di tali contrasti (56pm.pov) ci piace rilevare qui i tre esempi più caratteristici ed illogici : C. 11, 3 « avaritia neque copia neque inopia minuitur », dove « inopia » non à senso rispetto a « minuitur » ; 15, 4 « neque vigiliis neque quietibus sedari poterat » dove la cosa è anche più stran i poichè l'ordine delle idee è invertito ; 20, 7 « ceteri, nobiles atque ignobiles, volgus sumus ».

che si dicesse « terra marique », egli una sola volta lo segue (C. 13, 3), ed à « mari atque terra » (C, 53, 2) (1); « maria terraeque » (C. 10, 1; H. II, 47, 14); « aequore et terra » (H. I, 55, 4). Altre ribellioni all'ordine normale sono : C. 18, 3 « post paulo » ; 37, 4 « de multis causis »; 51, 11 « non ita est » (G. 85, 42); G. 105, 3 « cum mille non amplius equitibus »; 41, 2 « populus et senatus romanus ». E mentre comunemente si dice « ferro ignique », egli scrive « ferro atque flamma » H. I, 77, 10.

La varietà sallustiana è di triplice maniera : morfologica (« materia » e « materies » ; « plebs » e « plebes » ; « inermus » e « inermis »; ecc.): lessicale (« vocabulum » e « nomen »; « nequeo » e « non queo »; « nescio » e « non scio » (2); ecc.; più i varî significati della stessa parola): — sintattica; di quest'ultima riassumerò qui i casi principali, perchè delle prime già si sono esaminati gli esempi più notevoli.

a) Varietà di soggetto nella stessa frase. Ciò avviene specialmente nelle descrizioni ; rompe l'unità organica della frase, e le dà una varietà ch'è di grande efficacia descrittiva. Così C. 3, 5 « Quae tametsi animus aspernabatur..., tamen inter tanta vitia inbecilla aetas... tenebatur ; ac me... honoris cupido... vexabat » ; 5, 4 « Animus audax, subdolus, cuius rei lubet simulator ac dissimulator....; satis eloquentiae, sapientiae parum »; 25, 3 « Ei (Semproniae) cariora semper omnia quam decus atque pudicitia fuit; pecuniae an famae minus parceret haud facile discerneres ; lubido sic accensa ut saepius peteret viros, quam peteretur » ; G. 17, 5 « Mare saevom inportuosum ; ager frugum fertilis, bonus pecori, arbore infecundus ; caelo terraque penuria aquarum » ; 95, 3 « Sulla... nobilis fuit, ... eruditus, animo ingenti; cupidus voluptatum, sed gloriae cupidior, otio luxurioso esse, tamen ab negotiis nunquam voluptas remorata... facundus, callidus...; ad simulanda negotia altitudo ingenî incredibilis ; multarum rerum ac maxume pecuniae largitor ».

B) Varietà di complemento. Abbiamo sostantivi in casi diversi o retti da diverse preposizioni : C. 33,1 « Plerique patriae, sed omnes fama atque fortunis expertes sumus » (3); 46, 2 « Poenam illorum sibi

(1) Qui può essere spiegato per il desiderio di non ripetere il que, precedendo l'espressione « domi mililiacque ».

(2) È specialmente notevole « non scio » (H dub. 4 « Non lu scis »). Il Kraut lu numera tra i volgarismi. Cicerone lo ripudia : « Non scire quidem barbarum iam videlur; nescire dulcius » Or. 47, 157. (V. però Maurenbrecher).

(3) « Patriae » dànno Pep'e i migliori mss.; patria » Vaticanus : Eussner à corr. « ...patriae sedis, omnes.., ); Jacobs-Wirz « ... patria sede, omnes... ».

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oneri, inpunitatem perdundae reipublicae fore »; G. 74, 3 « Armorum aliquanto numero, hostium paucorum potiti sunt »; 84, 2 « Plerosque militiae, paucos fama cognitos accire »; 100, 2 « Sulla... cum equitatu.., Manlius cum funditoribus et sagittariis, praeterea cohortis Ligurum curabat »; H. I, 77, 10 « Non pro sua aut quorum simulat iniuria, sed libertatis subvortundae »: C. 51, 6 « In pace

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per indutias »; G. 7,1 « Neque per vim neque insidiis opprimi »; 22, 2 « Ob easdem artis non penuria » ; 23, 1 « Aut per vim, aut dolis temptare »; 86, 3 « Alii inopia bonorum, alii per ambitionem consulis » ; 89, 8 « Cibus illis advorsus famem.., non lubidini... erat ». (Cfr. Livio, 5, 11, 14 « plenum vulnerum ac pavore exercitum » ; Tacito An. I, 7 « per ambitum et adoptione »; I, netu an per invidiam »). E qui fa d'uopo ancora annoverare G. 7, 2 « Vel ostendando virtutem, vel hostium saevitia »; 7,4 « Multo labore multaque cura, praeterea... parendo et... obviam eundo periculis in tantam claritudinem pervenerat; 66, 1 « Formidine aut ostentando praemia »; 89, 1 « Metu aut praemia ostentando » ; ed i notevolissimi esempi C. 16, 1 « Fidem, fortunas, pericula vilia habere, post... maiora alia imperabat », dove l'infinito non classico con impero (cfr. G. 47, 2) à coll'altro complemento « maiora alia » maggiore analogia che non ne avrebbe una proposizione con ut; C. 25, 3 « Litteris Graecis atque Latinis docta, psallere et saltare elegantius..., multa alia quae instrumenta luxuriae sunt », dove sono riunite tutte le costruzioni di « doctus », l' abl. (cfr. Cic. Br. 41, 165 ; ecc.), l'accus. (raro nei classici), l'infinito (poetico ; l'unico es. della prosa classica è forse questo): (cfr. C. 10, 4 « Superbiam, crudelitatem, deos neglegere, omnia venalia habere edocuit »); e H. II, 87, B « Prudens ferociae hostium, neque illis... suadere » (di « prudens » col genit. fa uso anche in H. I, 71 e H. IV, 69, 16; coll' infinito si trova in Orazio, Curzio, Plinio, Ulpiano). (Cfr. Oraz. 0. 1, 2, 50; 1, 1, 19 « est qui nec veteris pocula Massici nec partem solida demere de die spornit ») (1).

Aggettivo (o participio) e nome: C. 37, 8 « Homines egentes, malis moribus maxuma spe »; 39, 4 « Catilina superior aut aequa manu »; 56, 2 « Voluntarius aut ex sociis »; G. 1,1 « Natura inbecilla atque aevi

(1) Sono qui opporluni alcuni confronti Tucididei : 1, 32 « je Metų xaxlas, δόξης δε αμαρτία »; 1, 39 « ραθυμία.., μετά νόμων »; 3, 82 « μετά... ωφελίας.., πλεονεξία »; 4, 86 « διά το ειπείν και... φόβω »; 7, 70 « ή διά τό φεύγειν ή άλλη επιπλέουσα »; 7, 84 « υπό της ταλαιπωρίας και... επιθυμία ». Ε forse lo studio di Tucidide influi sull'uso copioso di tali costrutti in Sallustio.

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