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« mare saevom inportuosum (1); intactus G. 54, 10 intactus profugit » ; 67, 3 ; H. IV, 69, 15: parola poetica e Liviana ; intectus H. II, 64 intectae domus » ; H. III, 104; intestabilis (V. p. 46); intutus H. I, 77, 17 « rempublicam intutam patiemini »; insons C. 16, 3 « insontis sicuti sontis circumvenire, iugulare »; oblongus G. 18, 8 « aedificia Numidarum... mapalia... oblonga ».

II° con per-, prae-. Questo prefisso rinforzatore dà all' aggettivo il valore di un superlativo. Quest' uso, non rifiutato dal latino classico, pare però in gran parte un volgarismo. Lo afferma il Wölfflin, considerando come in Orazio

sopra

11 di tali formazioni, 8 trovansi nelle satire, 2 nelle epistole, 1 sola negli epodi, e quanto sia frequente in Plauto, Terenzio, Apuleio (2). Si noti ancora come Cicerone l'usi specialmente nelle lettere. Tuttavia, anche non ammettendo il volgarismo nella formazione in genere, lo si deve certo ammettere per alcuni casi speciali. Gli esempi Sallustiani più notevoli sono : percarus H. I. 94 ; perignarus H. III, 102 ; perincertus H. IV, 1; permaestus H. II, 47, A (nei codd. a ulter- od er- moestus »; la corr. è del Wölffin): praealtus G. 78, 2; praeacutus C. 56, 3 (cfr. Catone K. 40, 3 « praeacuo »

e 41, 1 « pracacutus » ; « praeposterus >> G. 85, 12.

III° con semi-. Semipletus II, 87, B « ruinaque multorum fossae semipletae sunt » ; (correzione del Mommsen « semimpletae »): semirutus : H. II, 64 « semiruta moenia ». Cicerone e Columella ànno il sinonimo del 1° in « semiplenus »; il 20 si ritrova in Liv. e Tac.; Livio e Virg. ànno pure « semiustus Quantunque poi tale formazione sia riserbata piuttosto agli aggettivi, si trova tuttavia in Sallustio « semianimus », H. III, 98, C « corpus semianimum »: e « semisonnus » G. 21, 2. 1) Significato. « Alienus » C 37, 1 aliena mens »,

cioè vero sanoque iudicio abhorrens », significato che « alienus » à assai di raro; è tolto dalla medicina dov'è « mens alienatur ». Livio (X, 29,

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(1) I due aggettivi « incuriosus » ed « inportuosus » sono specialmente notevoli perchè per tali aggettivi in -osus, la composizione con « in » è rarissima. Cicer. à « igofliciosus »; Livio « irreligiosus »; Tacito à pur' egli « incuriosus » che il Goelzer erroneamente gli attribuisce come novità.

(2) Usi Plautini: « perlonginquus, perniger, perpauxillus, perprospere, persolus, ecc. »; di Terenzio: « percarus, percontumax, perbenignc, perfortiter, pernimium, perpulcher, persancte»; di Apuleio: «peralbus, pertumidus, pervarius, pergnarus, ecc. ». Talora tra il per ed il vocabolo sta una particella asseverativa od un pronome: Cfr. Ter Andr. 486 a per ecastor scitus puer »; Cic. de Or. II, 67, 271 « per mihi scitum videtur ».

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2) l' usa metaforicamente in senso morale « velut alienata mente » e senza il « velut » (VIII, 18, 12) « dictatorem alienatas discordia mentes hominum eo piaculo compotes sui fecisse ».

Clemens : G. 22, 1 « is rumor clemens erat »; significato speciale spiegato da Prisciano (XVIII, 1202) come equivalente a « non nimius ».

Demissus : C. 51, 12 « demissi in obscuro vitam habent », cioè « caduto in basso » riguardo alle condizioni materiali, « di bassa condizione », « abbietto » : ed è uso più unico che raro.

Dirorsus : G. 12, 5 « postquam in aedis inrupere, divorsi regem quaerere »; 50, 5; 55, 7; 87, 4; 101, 2 « divorsi redeuntes alius ab alia parte ». Qui dunque « divorsus » conserva il suo senso etimologico locale = « discurrentes » (da dis e vortere). In C. 2, 1 à senso morale: « divorsi pars ingenium, alii corpus exercebant », cioè « secondo l'indole propria, ubbidendo a diversa disposizione naturale ».

Gratus : C. 23, 3 « cui cum minus gratus esset » = « essendo scaduto dai suoi favori »; in questo significato è poetico, e nella prosa usato da Sallustio pel primo.

Hostilis : C. 61, 8 « volventes hostilia cadavera » ; G. 14. 17; 41, 2 « metus hostilis... retinebat »; G. 105, 3 : qui « hostilis » sta pel genit. possessivo ed oggettivo « hostium » (cfr. C. 61, + « metus hostium »).Il Krebs, Antib. biasima un tale uso di cui son rari gli esempî ciceroniani ; Cicerone poi non perde mai di vista il senso morale della parola accanto al senso possessivo : così De inv. I, 55, 108 « terra hostilis »; De off. III, 29, 108 « pactiones hostiles ». Liv. e Tac. l'adoperano in ambidue i significati.

Longus : H. II, 32 « longa spes auxiliorum « cioè « lontana, differita lungi Cfr. Virg. En. XI, 544 « iuga longa », « longe posita, remotiora » spiega Servio. Orazio à pure « longa spes » ; e in Art. poet. 172 pure di persone « longus spe », cioè « che spera di vivere a lungo ».

Novus : G. 75, 8 « Numidae, sicuti plerique in nova deditione, officia intenderant » : cioè il generico « novus », che normalmente si oppone ad « antiquus, vetus », sta qui per « recens » molto più determinato, poichè si dice di cosa la quale non è che da poco. Altro significato à in C. 54,4 « novum bellum... exoptabat » dove « novus » vale « in paese ancora impenetrato dall' armi romane » (Gallia, Germania, Brettagna). Cfr. Liv. 9, 42, 3; 31, 8, 5; e specialmente 33, 26, 6 « priusquam hi praetores ad bellum prope novum, quia tum primum suo nomine (Hispani) sine ullo Punico exercitu aut duce ad arma ierant, proficiscerentur ».

Privus : H. I, 78 « privus ipse militiae », vale « ignarus » : è forse un volgarismo: cfr. Apuleio De D. Socr. 43 « turba imperitorum, priva verae sapientiae ».

Pronus : G. 80, 4 « id (bellum) ea gratia facilius proniusque fuit »; 114, 2 « omnia virtuti suae prona »; cioè « facile », « che si fa naturalmente, per forza stessa delle cose ». È un significato traslato ch'ebbe nei poeti e nei posteriori. Cfr. Virg. En. V, 212 « prona maria »; Tac. Agric. 1 « apud priores agere digna memoratu pronum magisque in aperto erat »; 33 « omnia prona victoribus ».

Situs : H. IV, 69, 17 « nulla obstant, quin socios, amicos, procul iuxta sitos... trahant, excindant ». Nella prosa classica si dice di cose, e s'usa tra l'altro a indicare posizioni geografiche; presso i classici detto di persone vale « defunti », e « siti dicuntur ii qui conditi sunt » in Cic. Leg. II, 22. Cfr. Tac. Agr. 30 « nobilissimi totius Britanniae eoque in ipsis penetralibus siti >>

Socors : G. 100, 1 « neque tamen victoria socors aut insolens factus >>; H. III, 48, 8 « quos languidos socordisque pertimuere >>; H. III, 25 « socordius ire milites occepere ». À quindi il senso di « piger, desidiosus, negligente »; non di « stupido, pigro di mente », come in Cicerone.

Noteremo in ultimo come di alcuni aggettivi e participî Sallustio non scinde nettamente il senso attivo dal passivo; ed alcuni che comunemente ànno senso passivo egli usa attivamente, e viceversa : così

Falsus: C. 10, 5 « ambitio multos mortalis falsos fieri subegit »; G. 85, 27 « falsam (orationem) vita moresque mei superant » : qui « falsus » à significato attivo di « fallax » : lo notava Servio ad Georg. I, 463, « falsum, fallacem : Sallustius, « ambitio... ». Çfr. Tac. An. I, 7, 1, « quo quis inlustrior tanto magis falsi ac festinantes ».

Infestus : C. 15, 4 « animus dis hominibusque infestus »; G. 14, 17 « familiae nostrae infesti » ; 23, 2; 27, 2; 33, 3; 39, 1; 46, 5; 89, 5 « alia omnia infesta serpentibus (abl. caus.) » ; C. 19, 1; 51, 10 « ut vos infestos coniurationi faceret » ; 52, 24; ib. 29; 60, 2; à senso attivo di « nemico, ostile, che odia ». Cicerone non è così esclusivo come Sallustio e l'usa in ambi i sensi. Cfr. A. Gellio « infestus appellatur qui malum infert cuipiam, et contra cui aliunde impendet malum.

Ignarus, al contrario, nel senso passivo di « ignotus »: G. 18, 6 « mare magnum et ignara lingua commercio prohibebant »; 52, 4 « velocitas et regio hostibus ignara tutata sunt » ; H. I, 103 « cupido ignara visundi ». Così spesso in Tacito (An. IlI, 69 « non quidem sibi igna ra quae de Silano vulgabantur » ; ecc. e anche « gnarus » = noto (H. III, 79), e « nescius » = ignoto (An. I, 59 « nescia tributa »).

cosa

İncertus : G. 49, 5 « tamen incerti quidnam esset », cioè « non abbastanza visibili per lasciar vedere ciò che fossero propriamente »: « incertus » in senso passivo riferito a persona come si suol dire di

si usa di rado. Cfr. il gr. « ööraol ti dor' sin » ; e Liv. 30, 35, 9 « Italicos incertos socii 'an hostis essent, in postremam aciem submotos ».

Innoxius : C. 39, 2 « Innoxii florentes sine metu aetatem agere »; = « sine danno », « inviolatus », « cui noceri non potest ». Sallustio fu il primo a usare così « innoxius », imitato poi da Tacito (H. IV, 20 « innoxium iter »); da Q. Curzio (9, 4, 11 « leviora (navigia) cum et ipsa nequirent regi, in ripam tamen innoxii expulsa sunt » ; da Columella (5, 9 « innoxius ab iniuria 'pecorum »). Lucano à (9, 892) « Gens unica terras Incolit a saevo serpentum innoxia morsu »; (=sicura).

Inultus : G. 58, 5 « hostis inultos abire sinere » ; 70, 4 « ager inultis hostibus vastatur » ; 106, 6 « neque... scelus inultum relinquendum »; = impunito).

- Ed in senso intransitivo : Pollutus : G. 15, 5 « ne polluta licentia invidiam accenderet, animum... continuit... »; (= scandalosa).

Saluber: G. 17, 6 « Genus hominum salubri corpore », = sanus); il suo significato normale è di « sanitatem afferens ». Così anche Tacito H. 5, 6 « Corpora hominum salubria et ferentia laborum » ; cfr. Liv. 1, 31.

III°. Verbi.

a) Derivazione. a) Verbi in -tare (-sare), -itare. Il latino à prodigiosamente sviluppato questo processo formativo, ed à copiosa messe di verbi frequentativi-intensivi. Sallustio, fra gli scrittori latini, è quello che più ne à fatto uso, e ciò va ascritto ad arcaismo. (Wölfflin, Arch. für lat. Lexik. IV, 204... e Jonas « Zum Gebrauch der V. Freq. und Int. in der älteren latein. Prosa (Cato, Varro, Sallust.). Posen 1879) (1); ma è nel tempo stesso un volgarismo. Il popolo à una viva simpatia, in tutto il campo lessico-grammaticale, per le forme piene e sonore, per i modi vivaci ; e dove il volgarismo si rivela maggiormente è nell'indebolirsi del significato di tali verbi, indebolirsi che proviene appunto dall'abuso, e che corrisponde ad altri indebolimenti, agli indebolimenti

(1) Catone à un discreto numero di questi verbi; in lui predomina il suffisso -itare: tali « accessito », « dato », « dolito », « emptito », « flexo », « futo » (= saepius fui Vbhu-), « latitaverunt » saepe tulerunt V tal,-1la,la-), « obiecto », « obcurso », « obsonito », « redemptito », « subrectitavit (V. Cortese op. cit. p. 165). In Sisenna fr. 33 « periclitari ».

ecc

fonetici. E Sallustio molti di tali verbi usa come equivalenti dei verbi semplici da cui traggono origine. Tali sono :

1) itare. Agitare. L'uso che Sallustio fa di questo verbo è copiosissimo (54 es. circa), e maravigliosamente vario. Lo troviamo adoperato pel semplice « agere » in Cat. 2, 1 « vita hominum sine cupiditate agitabatur » ; 9, 5 « imperium agitare » ; 23, 3 « ferocius agitare » ; 48, 1 « gaudium et laetitiam agitare »; 57, 2; 61, 9; G. 14, 10 « laeti pacem agitabamus »; 19, 5; 29, 4 « indutiae agitabantur »>; 29, 7 « pax agitabatur ; 39, 5 « statuit sibi nihil agitandum ; 41, 7; 54, 2; 55, 4 « cohortes praesidium agitabant »; 63, 5 « in potestatibus eo modo agitabat ; 81, 4; 98, 4; 109, 2 « pacem an bellum agitaturus foret »; H. I, 102 « fugam in Oceani longinqua agitavisse » (1). Cfr. Ennio, Ann. IX° (pr. Cicer. Br. 15, 58) « qui tum vivebant homines atque aevom agitabant ».

Imperitare : G. 19, 7 « Mauris Bocchus rex imperitabat »; 76, 1 « naturam ipsam ceteris imperitantem industria vicerat »; 79, 2; 81, 1 « lubido imperitandi » ; (cfr. Tac. H. IV, 25 « cupido imperitandi », accanto ad H. I, 52 « aviditas imperandi); 102, 6; H. I, 55, 10 « hac tempestate serviundum aut imperitandum est »: sta dunque pel semplice « imperare ». Cfr. Virg. En. XII, 719 « imperitet pecori »; Tibull. 2, 3, 34 « tu... cui tristi fronte Cupido - Imperitat... »; Orazio e, fra gli storici, anche Livio.

Missitare: G. 38,1 « missitare supplicantis legatos », = mittere. Pare sia stato Sallustio il primo a usare questo verbo, ch'è rarissimo.

Negitare : G. 3, 2 « rex primo negitare »: arcaismo poetico : dire ripetutamente di no: (Lucr. 4, 910; Cic. Ac. 2, 69).

Pollicitari : C. 38, 1 « largiundo et pollicitando incendere (plebem) »; G. 8,1 « Jugurthae non mediocrem animum pollicitando ac

(1) Non si creda però che sia proprio assoluta l'uguaglianza « agitare »

« agere ». Ò dato gli esempî più caratteristici: pure in alcuni di essi una differenza, sia pur lieve, sia pure sfumata, si può scoprire. Cosi in Cat. 23, 3 (a cui si confrontino G. 63, 5; 18, 9; 19, 5; 59, 1; H. I, 77, 10; II, 98, 9) « agitare » vale « se gerere » ed à un lieve senso intensivo. Così in Cat. 48, 4 (e G. 61, 9) « agitare » allude ai gesti esprimenti l'intima gioia. E nelle espressioni « imperium, praesidium agitare » esso vale « exercere » nel qual senso è spesso usato da Tacito (An. I, 38; XV, 11, 4; XI, 18, 13); Tacito, specialmente negli Annali, ama in generale anch'egli assai i frequentativi (V. Valmaggi: op. cit. p. 16-17).

Pare che Sallustio abbia nelle Storie voluto correggere questa sua negligenza poichè in esse « agitare » : « agere » :: 7 : 25.

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