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Proprietà Letteraria

16 jan. 09 29

PREFAZIONE

Profonda innovazione è avvenuta ai di nostri nel modo di considerare e di studiare i fatti grammaticali. Lo studio grammaticale del Greco e del Latino s' è ormai affermato come una scienza a se facente parte di quel gran ciclo scientifico che à per oggetto l'antichità. Naturalmente mutò anche il metodo d'investigazione ed all'antico empirismo, ch'era in voga quando si studiavano quelle due lingue solo come mezzo alla conoscenza degli scrittori, s'è ora sostituito uno studio eminentemente critico e storico-analitico. La critica storica è la caratteristica del secolo nostro, e follia sarebbe il sottrarsele. Questa rinnovazione avvenuta negli studi linguistici in genere e negli studi grammaticali in specie, s' accompagnò ad altra rinnovazione più vasta e più complessa, una rinnovazione filosofica e storica.

I nuovi principî evoluzionistici allargarono gli orizzonti alla scienza. Ogni lingua è un organismo soggetto alla legge di evoluzione, ma che pur trasformandosi conserva alcunchè di fisso, di costante che ne co. stituisce la caratteristica, l'individualità. Cosi è della lingua Latina; quindi v'à una « grammatica generale » che studia la lingua Latina in tutta la sua estensione locale e temporale, nelle cose sue più costanti e più caratteristiche; e accanto a questa una « grammatica speciale », che studia cioè o speciali periodi della lingua, o singoli autori. E la grammatica speciale è necessaria preparazione alla generale; poichè non tutto il materiale fonetico, morfologico, sintattico e lessicale di una lingua può raccogliersi in una grammatica generale; e quello che qui appare soltanto in iscorcio, nella grammatica speciale è più largamente esaminato, e trattato più specialmente. Sol quando risulti da tutta una serie di lavori parziali riferentisi a singoli autori di età diverse, allora soltanto la genesi evolutiva della lingua sarà chiaramente veduta e legittimamente fissata.

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Come la storia de' popoli si rinnova, s'accresce, si trasforma ogni giorno, illuminata dalle storie speciali delle singole città e provincie, dalļo studio diligente e acuto delle loro istituzioni attraverso i secoli, e anche dalle semplici biografie; così la storia di una lingua ricevo vivissima luce dai lavori speciali fatti sui singoli dialetti, sulle diverse parti dell'organismo grammaticale, sulla storia delle parole, sui singoli scrittori. I lavori speciali sono così complemento indispensabile delle opere d'insieme.

Nella grammatica latina, specialmente nella sintassi, non pochi punti sono ancora oscuri, e molte quistioni già accennate nelle grammatiche elementari vogliono essere studiate un po' più dappresso. La conoscenza dell'uso degli scrittori latini è spesso superficiale e generica; la storia di quest'uso, le sue variazioni cronologiche, non furono oggetto di ricerche troppo attive e profonde da parte dei grammatici. Occorrono ancora molte e molto minuziose ricerche fatte con intelligenza e metodo per giungere alla completa conoscenza dell'organismo linguistico grammaticale latino.

Tuttavia in questi ultimi tempi molti valorosi attesero con intelletto ed amore a siffatti lavori speciali, e ne è ricca la letteratura grammaticale odierna di tutte le nazioni. I nomi principali sono noti, nè conviene ch'io quì li ricordi. Basti il dire in generale che lo studio della grammatica speciale s'è straordinariamente sviluppato in questi ultimi anni; e la sua importanza chiaramente appare a chi consideri il posto ch'esso occupa negli studi contemporanei. Di ogni scrittore eruditi d'ogni paese ànno dato edizioni accuratissime, rispondenti alle severe esigenze dei tempi, anno studiato la lingua, la metrica, lo stile, l'importanza letteraria e storica: e tutte queste cose, ed altre, furono argomento di numerosissime dissertazioni, di cui va specialmente ricca e lodata la dotta Germania.

Questo nuovo indirizzo, che pervade oggidi tutto lo scibile umano, presenta un inconveniente, quello cioè di frammentare troppo gli studi grammaticali che d' ora innanzi dovranno limitarsi a ristretti periodi di tempo, a singoli autori, anche a singoli problemi.

Ma tale sconvenienza, se così è lecito dirla, oltrechè essere transitoria, è compensata ad usura dai vantaggi numerosi che il nuovo metodo adduce. Poichè non ci deve star a cura di far lungo cammino, ma cammino sicuro. Che importa se un edificio venga su a poco a poco, purchè salde siano le fondamenta, e robuste le mura ? Tale studio fatto con tal metodo più esatto e più razionale ci riserba forse gradite sorprese per l' avvenire. Di più s'è vero che la divisione del lavoro conduce ad opera perfetta, non si deve tuttavia dimenticare in siffatti studi ch' essa non avrebbe più valore quando si perdesse di vista l'unità di concetto dell'opera stessa; ed inoltre conviene qui pur sempre aver presente una sentenza di C. Thurot: « Quand on fait des recherches historiques sur des faits du langage, on n'opère que sur des monuments écrits, qui ne représentent jamais que très-incompletement l'usage du temps où ils ont été écrits: car chacun ne parle et n'écrit qu'avec une petite partie des mots et des tours que l'usage autorise ». (Revue critique 1872, p. 11).

Fra gli scrittori latini non v' à chi sia sta to più studiato, già fin dal remoto Medio Evo, di C. Sallustio. S'è fatta e si accresce ogni giorno una vera biblioteca sulle opere e sulla vita di lui. Cosicchè chi s'occupi di questo scrittore prova difficoltà grandi a raccapezzarsi ed a tener dietro a tutti quegli scritti su tutti gli svariati punti che si pigliano ad esaminare. Nessuno poi à ancora messo ordine in questo campo, esaminando e fondendo in un tutto omogeneo ed originale i risultati più importanti delle ricerche speciali (1). Fu, è vero, pubblicato un lavoro sintetico « De Sermone Sallustiano » di L. Constans (Lutetiae Parisiorum 1880). Ma esso non è tale che appaghi oggidi. Dalla sua pubblicazione sono corsi ormai 16 anni, e molte lacune esso presenta: nuovi problemi sono stati discussi di cui non vi si fa parola; tale quello dell'elemento volgare nella lingua di Sallustio: altri furono ristudiati più profondamente. Molte lacune di quel lavoro furono rilevate dai critici ch'esso ebbe, fra gli altri dal Riemann (in « Revue critique » del 1881). I critici tedeschi dal canto loro àn rilevato, alcuni con amare parole, che l'opera del Constans è in non piccola parte una raccolta ed una traduzione in latino di monografie staccate e di autori diversi: cosicchè manca di omogeneità, di unità e cade in contraddizioni. Nè l'ordine del Constans m'è parso il più opportuno; e cose che

(1) L' enumerazione di tali dissertazioni sallustiane, più o meno ampie, publicate o separatamente, o in programmi, o in riviste di filologia, sarebbe cosa infinita. Fra esse ve n'à delle ottime, delle buone, e, come in ogni cosa, delle leggiere e di quelle il eui valore è affatto negativo. Di quelle che è avuto tra mano darò nota in ogni singolo capitolo della trattazione, « est enim benignum et plenum ingenui pudoris fateri per quos profeceris » (Plin. H. N. I, praef.).

Ma oltre i lavori speciali relativi a Sallustio, m’è accaduto di consultare pure altri estranei, ma opportuni assai. Tali « De M. P. Catonis vita, operibus, lingua » di G. Cortese; L'arcaismo in Tacito » di L. Valmaggi; la « Taci teische Formenlehre » di C. Sirker; la « Grammaire et style de Tacite » di J. Gantrelle: « Études sur la langue et la Grammaire de T. Live » di 0. Riemann; « la Latinité de S. Jérome » di H. Goelzer; « le latin de Grégoire de Tours » di M. Bonnet; ecc.

andrebbero recisamente distinte, vi sono confuse. Queste considerazioni ed il vivissimo amore ch'io porto allo storico Latino, mi ànno indotto a questo lavoro : le lacune ed imperfezioni del quale varrà, spero, a scusare l'esser questa la mia prima prova.

Quanto alla divisione ed alle basi del lavoro, dopo aver parlato, in uno studio introduttivo, dell' importanza dello studio di Sallustio nella grammatica latina, e del duplice elemento, arcaico e volgare, costituente gran parte della lingua Sallustiana, dividerò la Grammatica in questo modo: Fonetica, Morfologia, Lessico, Sintassi, Stile.

Di edizioni Sallustiane o consultato quella del Burnouf, del Dietsch (1859), del Kritz, del Constans, dello Jordan, di Jacobs-Wirz, del Lallier e Antoine, del Maurenbrecher, e la nostra del Ramorino. Per. le Storie le citazioni sono fatte secondo il Maurenbrecher.

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