L'era della simulazione ovvero l'oscuro desiderio di essere sempre connessi: Pericoli potenziali e reali che la "connessione virtuale" porta con sé

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Francesco Galgani - 42 pagine
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I vent'anni di proficua amicizia tra l'ing. Giulio Ripa e Francesco Galgani, dottore in Psicologia, entrambi sostenitori dell'etica del software libero promossa da Richard Stallman, ha portato i due autori a interrogarsi in numerose occasioni sul rapporto tra l'essere umano e la tecnologia, sullo sviluppo e le tendenze d'uso di Internet, sulla vera natura della libertà, della tecnomediazione e della condivisione di idee in Rete.

Giulio Ripa ha riunito in un unico archivio i suoi principali elaborati e riflessioni su salute, ecologia, energia, tecnologia, scuola, società, commedia dell'arte, video prodotti, e altro, all'indirizzo:

https://sites.google.com/site/archiviodigiulioripa/

Francesco Galgani, autore delle due tesi di laurea su “Solitudine e Contesti Virtuali” e “L'Era della Persuasione Tecnologica”, sta curando un blog multidisciplinare, in cui ha dato particolare sviluppo alla sezione “Vita in Rete”, anche con importanti contributi di Giulio Ripa. Il blog è all'indirizzo:

http://www.informatica-libera.net/

Proprio dall'incontro e dall'unione dei testi da loro prodotti è nata l'idea di questo e-book, con articoli che toccano nel profondo il bisogno contemporaneo di vivere “always-on”, cioè di essere sempre connessi. Oggi le persone sono cadute nella Rete, come tanti pesciolini ingabbiati nell'acquario di Facebook e di altri social network, oppure stanno volando alte, nei cieli sconfinati e immateriali del cloud computing? In entrambi i casi, l'essere umano sembra in trappola e gli strumenti di Internet, in molti casi, potrebbero essere soltanto palliativi per riempire vuoti esistenziali.

È illusorio pensare che le interazioni online siano libere e democratiche: la realtà della Rete è invece quella di un ambiente tecnoculturale che ha dei padroni e nel quale il web libero e autogestito, quello delle origini, quello in cui chiunque, in maniera “artigianale” e spesso laboriosa, poteva crearsi una propria homepage, è il ricordo di qualcosa che appartiene al passato. Le app per smartphone e tablet sono uno strumento di dominio per uccidere l'ecosistema della Rete e la libertà su cui si basa, come ribadito anche dal padre del web, Tim Berners-Lee: «Le oligarchie in cui si sta suddividendo la Rete stanno minando alle fondamenta della sua libertà». Sulla base del modello del capitalismo, poche imprese imperialistiche che si sono spartite Internet controllano algoritmi e procedure che definiscono a priori che cosa le persone possono conoscere, cosa possono fare, cosa “vogliono” comunicare e persino chi “vogliono” votare. Si tratta, dunque, di un livello di manipolazione ben più radicale e profondo di quello della vecchia comunicazione pubblicitaria, perché il controllo viene esercitato a priori e non a posteriori. Non si tratta, cioè, di orientare l’intenzionalità dell'utente-cittadino-consumatore, bensì letteralmente di produrla.

Gli stessi social network, tanto esaltati per il ruolo decisivo che avrebbero giocato in recenti passaggi storici, sono sapientemente utilizzati in Cina e in Russia dai governi in carica per dirottare i giovani, e le loro attività potenzialmente sovversive, in direzioni innocue, per formare e reclutare blogger come agenti di propaganda o controinformazione, ma anche per indagare su tendenze ritenute pericolose (con le stesse tecniche utilizzate altrove per leggere gusti e predilezioni dei consumatori da conquistare). Del resto, basta osservare i risultati della Primavera Araba per rendersi conto che Internet non ha portato né libertà né democrazia.

Sempre a proposito di libertà di espressione del proprio pensiero, in Italia i blogger rischiano ancora di essere condannati per il reato di stampa clandestina e chi pubblica notizie può incorrere nell'esercizio abusivo della professione: il caos legislativo è spesso nemico della libertà di espressione e già ha portato alla censura di diversi contenuti. Per quanto riguarda Facebook, ci sono due aspetti comprovati da tenere presenti: il primo è l'auto-censura a cui gli utenti, in maggioranza, sottopongono se stessi perché si sentono meno liberi e più controllati rispetto alle interazioni faccia a faccia, il secondo è la censura vera e propria che Facebook impone dall'alto ai suoi utenti.

Le idee e i comportamenti degli utenti di Internet sono fortemente influenzati sia dai canali di comunicazione utilizzati, sia dalle informazioni o credenze che gli utenti hanno sul funzionamento dei canali di comunicazione da loro utilizzati.

Con uno sguardo critico, gli articoli qui presentati aiutano a riflettere sul rapporto tra essere umano e tecnologia. Per enfatizzare la sostanziale condivisione di idee dei due autori, gli articoli non sono firmati, anche perché molti sono scritti a quattro mani. Rispetto agli originali indicati nella pagina “Per approfondimenti”, gli articoli sono stati ritoccati e adattati all'e-book.

I testi contenuti nell'ebook hanno licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Le immagini a corredo degli articoli sono state prese da una molteplicità di pagine web e non è stato possibile riportarne le fonti originarie.

 

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