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cultore delle amene lettere, che si compiacque d'eccitarmi a proseguirlo, vivifsima destarono in me la brama di mostrarle, quando che fosse

, la mia riconoscenza. Opportuna per ciò mi s'effaccia l'occasione in oggi che sto per dare in luce una tal opera; e mandando ad effetto

pensiero che già da gran tempo io mi proposi' come il pil dolce compenso di questa mia fatica, benchè poco adeguata all'esimie di lei doti, pure m'ardisco di presentargliela, illustrissimo signor Conte, come quel contrassegno

me si pofsa maggiore de sentimenti di gratitudine e di rispetto che mi glorio di profefarle

. È

proprio dell'anime gentili il por mente, più che al valore d'un'offerta, all'animo grato di chi la fa; ed è perciò che a Lei oso

intitolar

che per

questo

libro, ben certo ch'ella, non men cortese che illustre e per chiarezza di sangue e per dignità sostenute, vedrà con oc

occhio benevolo un lavoro che pur è ideato a pro di questa nostra patria che in Lei riconosce uno de suoi pii zelanti' amabori

Accolga, illustrifsimo signor Conte, i sensi della rispettosa stima e del profondo ofsequio con cui ho l'onore di dirmi

Di La;

Illustrifsimo signor Conte,

Vuilissimo, devotissimo servitore

Francesco Cherubini:

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AL LETTORE.

Ebbe già a dire un dotto del secolo scorso che se

BE a tutte le città d'Italia che non hanno la bella sorte di esser bagnate dall'Arno, si recassero a tessere i respettivi lor dizionarj, appiglierebbesi con lieve fatica in ognuna di esse il bel volgare toscano (1), e così diverrebbon comuni a tutti gli Italiani le sue ricchezze (). Rettissimo giudizio per verità , giacchè a chi mai, non nato o non

fra noi,

(1) Se le voci toscane soltanto od anche altre usate fuor di Toscana abbia. no diritto ad arricchir la nostra lingua, è quistione su cui, ad onta di quanto ne fu detto e scritto, sono tuttora assai differenti le opinioni; quello in che è forza che ogouno convenga, si è la necessità in cui trovasi ogni Italiano di ben conoscere e scrivere ogni voce espri. Inente idea o cosa qualunque, com'ella si trova registrata ne' dizionari della sua lingua (che pur di voci toscane sono pressochè per intiero composti) e non altramente, ove pur si voglia esser generalmente inteso. Di fatto, scriva o stampi un Milanese la parola dandinn , é quale , non dirò forestiero , ma nè men Italiano (da noi Milanesi in fuori), potrà comprendere una tal voce , trovandosi di essa menzione nel codici della lingua nostra, in cui tutte son passato a rassegna le migliori voci che

usarono gli ottimi fra gl' irasiani scrita tori? E quel che dello scrivere e dello stampare dicasi anche del parlare, giac. chè voglia in paese estero, od anche

ad un forestiero che abbia imparata la nostra lingua, voglia, dico, il Bresciano dar a comprendere il suo gasol o gatigol, il Veneziano le sue catizzole, ed il Milanese i suoi galitt, egli non ne capirà nulla di certo , e vana. mente andrebbe cercando notizia di tai parole sui dizionarj ; quando che se del toscano solletico si servissero eglino per esprimergli la loro idea, ben presto no rinverrebbe il valore ( se già nol cono. scesse) nel minore de' dizionari italiani.

(2) Cosi parla l'ab. Gaspare Patriarchi, accademico di Padova , nella sua prefazio. ne al Vocabolario veneziano e padovano ( Padova 1796 ) di cui fa distinta men. zione l'abate Cesarotti nel suo Saggio sulla filosofia delle lingue, part. IV, p. 149.

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VI

educato in Toscana , non occorre tuttodi qualche difficoltà di parole, se a trattar abbia singolarmente di materie famigliari o d' arti ? a chi non conviene sovente adottar espressioni inen che giuste od usar circonlocuzioni dannose al bel dire, qualora s'avvenga in questa parte della lingua in cui per l'appunto consiste la maggior difficoltà che s' incontri nell'uso , non che dell'italiana, di qualunque altra favella che s'impari per mezzo de' libri e non già col conversar dimesticamente con persone che quella parlarono fin dalla culla , o coll' abitare là dov'essa è nata, o ha la principale sua sede? Il vedere pertanto nobilissime città d'Italia (1) essersi de' lor dizionarj con replicate edizioni provviste , l' osservarne consigliata la compilazione dal chiarissimo abate Cesarotti (2), e l' aver io letto d'altronde essere stata mira un tempo del Balestreri d' arricchirne questa nostra patria (3), m' incoraggiò a

certo

.

(1) Napoli, Venezia, Padova, Brescia, Ferrara e Torino ( Si veda appresso a questa Prefazione l' Indice delle abbre. viature). Anche Bologna ha avuto Ovidio Montalbani che nel 1640 la provvide di un Vocabolista bolognese che in modo però si potrebbe chiamar meglio Etimologie del dialetto bolognese. Cosi pure in fine dell'edizione delle Poesie di Teofilo Folengo o volgarmente Merlin Coccajo ( colla data d'Amsterdam 1771, 2 vol. in 4.° vedesi un Saggio di un Vocabolario mantovano toscano,

al quale è premessa una Prefazione in cui lo scrittore insta segnatamente sull'uti. lità e a un tempo stesso sulla grandissima fatica e difficoltà che s'incontra nel tessere lavori di simil natura, si che qui si trattava soltanto di un Sag. gio, e non già di un Dizionario di qualche volume !!

(2) Fra le varie prescrizioni che questo insigne scrittore dà nel Piano di governo e d'operazioni da esso coucepito per le cose di lingua in Italia, quella pure si trova di Far uno studio di tutti į dialetti nazionali e di tesserne particolari dizionari

(Saggio sulla filo. sofia delle lingue , part. IV)

(3) Nella sua Prefazione alla Gerusa. lemme travestita leggesi: Chè se nel de. corso dell opera incontranilo vocaboli estrusi e proverbi milanesi assai lontani dalle maniere toscane, ne bramassi (al lettore) la spiegazione, non avrai a desiderarla gran tempo. Anche questa la vedrai separatamente allestita in un picciolo Vocabolario che sto già compilando E nel principio delle note al canto 5.o ripete: Ma nel Vocabolario che so d'averti promesso, ne avrai una maggior derrata. Non ljere perdita fece la nostra patria

ecc.

e

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