Il primo libro delle lettere, Volumi 51-54

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G. Daelli, 1864 - 430 pagine
 

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Brani popolari

Pagina 436 - FAILURE TO RETURN THIS BOOK ON THE DATE DUE. THE PENALTY WILL 1NCREASE TO SO CENTS ON THE FOURTH DAY AND TO $1.OO ON THE SEVENTH DAY OVERDUE.
Pagina 185 - Sì che imparate ciò ch'io favello da quel savio dipintore il quale nel mostrare a colui che il dimandò chi egli imitava una brigata d'uomini col dito, volse inferire che dal vivo e dal vero toglieva gli essempi, come gli tolgo io parlando e scrivendo.
Pagina 185 - O turba errante, io ti dico e ridico che la poesia è un ghiribizzo de la natura ne le sue allegrezze, il qual si sta nel furor proprio, e, mancandone il cantar poetico, diventa un cimbalo senza sonagli e un campanil senza campane. Per la qual cosa chi vuoi comporre e non trae cotal grazia da le fasce, è un zugo infreddato.
Pagina 184 - E, per dirvelo, il Petrarca e il Boccaccio sono imitati da chi esprime i concetti suoi con la dolcezza e con la leggiadria con cui dolcemente e leggiadramente essi andarono esprimendo i loro, e non da chi gli saccheggia, non pur dei « quinci » e dei « quindi » e dei « soventi » e degli « snelli », ma dei versi interi.
Pagina 9 - Che sarà? — replicando spesso: — Io non feci mai tristizia niuna. — Ma io, esortato dai medici, vado a lui, dicendogli: — Io farei ingiuria al vostro animo, se con parole dipinte volessi persuadervi che la morte sia la curatrice dei mali e più paurosa che grave. Ma, perché è somma felicità il fare ogni cosa liberamente, lasciativi...
Pagina vii - ... damasco e panno, ed una barba nerissima sopra quei neri, sfilata tanto bene, che più non può essere il vivo e naturale. Ha in mano questo ritratto un ramo di lauro ed una carta, dentrovi scritto il nome di Clemente VII e due maschere innanzi, una bella per la Virtù, e l'altra brutta per il Vizio...
Pagina 231 - ... le sue milizie, si è posto a seder Cristo, cinto di splendori e di terrori; veggo rifulgergli la faccia, e scintillando fiamme di lume giocondo e terribile, empie i ben nati di allegrezza, ed i mal nati di paura. Intanto veggo i ministri dell...
Pagina vi - Non y'è che apporre; se non che ci pare che trapeli una certa ironia quando si abbassa a dire: « niun mi stima in sì mal senno ch'io non conosca i difetti delle figure abbozzatemi dalla debolezza del disegno, e guastemi dal triviale del colorito, onde sono senza punto di rilievo. » Imperocchè questi son difetti del Bembo più che dell'Aretino, l'uno schietto e quasi piallato, sebbene l'ampio panneggiamento mentisca forme piene e ricche; l'altro inteso sempre all'originalità, all'effetto. L'Aretino...
Pagina 10 - Recatosi là con fermissimo volto, presa la candela in mano nel far lume a se medesimo, io me ne fuggii; e serratemi l'orecchie sentii due voci sole, e poi chiamarmi. E giunto a lui, mi dice: — Io son guarito! — e voltandosi per tutto ne faceva una gran festa.
Pagina 11 - Padre, per esser io professor d'armi, son visso secondo il custume soldatesco, come anco sarei vivuto da religioso, se io avessi vestito l'abito che vestite voi; e, se non che non è lecito, mi confessarci in presenza di ciascuno, perché non feci mai cose indegne di me.

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