Il peso della farfalla

Copertina anteriore
Feltrinelli Editore - 80 pagine
“Erri De Luca è lo scrittore del decennio” Corriere della Sera Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. È novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre. Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di “re dei camosci” per quanti ne ha uccisi. Erri De Luca spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini.

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Tre inverni sono accostati l'uno accanto all'altro in meno di 70 pagine.
Il primo inverno è quello della natura, l'inverno che porta la neve e che nasconde dietro di sé la rinascita del mondo.
Il
secondo inverno è quello del re dei camosci che, dopo venti anni di regno, si sveglia con il peso e la stanchezza dell'età, sa che ormai è giunto il momento che non sia più lui a guidare il branco.
Il terzo e ultimo inverno descritto è quello del bracconiere, chiamato a sua volta "re dei camosci" per la quantità di bestie uccise, più umilmente lui preferisce il titolo di "ladro di bestie"; anche lui sente forte, in una mattina d'inverno, il peso della vecchiaia e teme, come il Re dei Camosci, che quella sarà la sua ultima stagione di caccia.
Quello raccontato da De Luca è un duello che si consuma solo nelle ultime pagine, è costruito da descrizioni meravigliose e metafore quasi inimmaginabili che accompagnano il lettore a girovagare per le montagne dei camosci o nel villaggio e nella mente del bracconiere.
Magistrale anche l'introspezione dei due protagonisti che sono buoni e cattivi in egual misura e raccontano, tramite i propri pensieri di quella giornata di inizio inverno, esperienze di vita solitaria che li ha portati ad essere ciò che sono.
Lo stile è semplice, lineare, non lascia nulla indietro di non detto e anche dove sembra nascondere i pensieri dei personaggi con un po' di ermetismo, subito scioglie ogni nostro dubbio e ci trascina con sé fino all'ultima riga.
Ma cosa c'entra, vi chiederete, in una storia di camosci e bracconieri il peso di una minuscola farfalla? Una farfalla bianca accompagna il re dei camosci per tutta la sua vita e pone sulle sue corna il proprio peso.
Un peso paragonabile a quello di una splendida corona. Il peso della regalità e dell'ammirazione.
Direi che, detto ciò, si può passare al voto.
La sola cosa che mi ha lasciato l'amaro in bocca è stata la lunghezza, decisamente troppo corto!
Tuttavia, non è un peso grande e direi che questo bel libro si merita un bel 10/10.
~ Arcadia lo scaffale sulla Laguna
 

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