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proposta con 31 voto di maggioranza; ma il senato la rigetto perchè di 49 province 25 si mostrarono favorevoli al mantenimento della pena di morte. Così una sola delle provincie d'Italia decise di quella civile innovazione, e fece che non fosse messa in atto. La magistratura in massima si mostrò favorevole al mantenimento della pena di morte; e ciò appare naturale quando si pensa che la classe dei magistrati deve essere più che ogni altra tenacemente attaccata alla tradizione accolta nella legge, che essa è chiamata ad applicare.

Anche nel 1875 la discussione intorno alla pena di morte fu posta innanzi al parlamento; ma il Vigliani allora ministro di grazia e giustizia ottenne più che con altro, con l'intluenza della sua persona, che il senato rigettasse l'abolizione della pena di morte; ma non ostante la sua influenza personale non potette ottenere che una debole maggioranza. Il Mancini, che successe al Vigliani nella carica di ministro guarda sigilli si apparecchiava a riproporre al parlamento l'abolizione della pena di morte nell'anno 1876 approvata dalla commissione legislativa; ma la caduta del ministero di cui egli faceva parte, gli impedì di attuare quella riforma. Ora il ministro Giannuzzi-Savelli si apparecchia a presentare alla discussione il progetto del nuovo codice penale compilato dal Zanardelli, che lo ha preceduto nella carica. La relazione è stata gia distribuita, la commissione è stata creata, e la battaglia è prossima. E noi facciamo voti perchè in questa nobile battaglia, che più di quelle sanguinose, le quali si combattono a colpi di cannone, contribuisce al benessere ed al progresso della nazione, la vittoria sia per la giustizia, e la pena di morte diventi una memoria dolorosa solamente. Le tradizioni gloriose della Toscana indicano la strada da seguire, ed i rappresentanti della nazione della alta, e della bassa camera debbono a sè stessi ed al paese, ed a tutte le nazioni civili l'esempio di seguire quella via gloriosa, che gli italiani medesimi hanno aperta.

Lo stato, che tenne immediatamente dietro alla Toscana nel pensare all'abolizione della pena di morte, fu la Francia. Nel 1791 il Comitato di Costituzione e quello di Legislazione riuniti proposero all' assemblea nazionale l'abolizione della pena di morte; ma un mormorio di disapprovazione accolse la proposta, ed una salva di applausi il voto che la rigettava. Ed era naturale: la rivoluzione francese si era elevata sul sangue, ed al sangue non poteva rinunziare. Nel 1830 invece la pena di morte fu abolita pei reati politici, riserbando l'abolizione pei reati comuni a miglior tempo. Nel 1870 l'impressione dell'abolizione della pena di morte introdotta in varii paesi fece ritornare le menti sulla quistione; ma la catastrofe, che desold a quel tempo la Francia, ne distrasse gli animi, ed oggi ancora nessun passo è stato fatto, chè son troppo forti ancora le impressioni lasciate dagli eccessi dei comunardi.

Anche la Germania non volle restare addietro in questo movimento, quantunque quel paese sia più tenace d'ogni altro alle vecchie istituzioni. Nella memorabile tornata del 1 Marzo 1870 la proposta dell'abolizione della pena di morte fu accolta con 118 voti contro 80 nell'assemblea della Confederazione Germanica, non ostante gli sforzi, che il Gran Cancelliere Conte di Bismark avea fatti per farla cadere. Ed all'influenza di quell'uomo di stato, a cui la Germania deve la sua unità, e che ha saputo stringere in mano i destini dell'Europa, si deve che alla terza lettura la proposta fu rigettata con una debole maggioranza. Se il Conte di Bismark non fosse stato necessario, specialmente in quel tempo alla Germania, in quel nobile paese la pena di morte non sarebbe più.

Anche la Russia, che infatto di riforme sta in coda a tutti gli altri paesi, pose la quistione innanzi alla dieta di Finlandia; ma il palco, che già prima la Czarina Elisabetta avea abolito di fatto, è stato mantenuto, nè potea essere altrimenti, perchè il vasto paese non è ancora maturo a tanta riforma.

Abbiamo fin qui parlato degli Stati in cui il dubbio è stato posto intorno alla pena di morte; ma la sua abolizione ha fatto altro cammino. Essa come in Toscana, è stata abolita in Romania fin dal 1864, in Portogallo fin dal 1867, in Sassonia fin dal 1868, ed in Isvizzera fin dal 1874. A questi stati bisogna aggiungere quelli in cui la pena di morte è stata abolita di fatto, e sono: il Granducato di Baden fin dal 1864, il Belgio fin dal 1865, il Würtemberg fin dal 1868.

Solamente oggi alcuni cantoni della Svizzera richiedono di nuovo la pena di morte per contrapporla ad un aumento di reati. Ma io domando: l'abolizione della pena di morte fu preceduta da un esperimento; ora se in conseguenza di quello la pena di morte fu abolita

vuol dire che l' esperimento avea dato buon risultato, e però l'accrescimento dei reati, che ora si osserva è da attribuirsi non all'abolizione della pena di morte; ma a qualche altra causa. Quale sia questa causa io non so; ma il fatto mi pare che cosi stia.

Ed eccoci giunti al termine del lungo cammino, che abbiamo fatto attraverso i varii stati di Europa; una minuziosa disamina non ci è stata consentita dai limiti di questa trattazione; ma dallo sguardo generale volto intorno abbiamo appreso un fatto di grandissima importanza, e che non può negarsi da alcuno. Ed è che da quando nel 1786 un piccolo stato ebbe il coraggio di cancellare dalle pene la morte, le idee abolizioniste han fatto lungo cammino, e quei paesi, che ieri le rigettavano, oggi le accettano. È la evoluzione di tutte le grandi verità, che a poco a poco si vanno facendo strada nel mondo, è la

prova più luminosa della ingiustizia di quella pena crudele. E verrà giorno, lo sento qui nel fondo dell'anima, e me lo mostra la storia, che il patibolo cadrà in tutti gli stati, avvenendo della pena di morte quello che è avvenuto delle schiavitù, che a poco a poco è andata perdendo sempre terreno, ed oggi è sparita da ogni paese civile. Solamente la vittoria contro la schiavitù è stata pagata col sangue di migliaia di vittime; ma la vittoria contro la pena di morte sarà vittoria incruenta, e sarà seme, che non mancherà di dare dolcissimi frutti. Auguriamoci che al secolo nostro sia data la gloria di sparger quel seme!

CONCLUSIONE

Abbiamo insieme percorsa una lunga via , e spesso ci siamo fermati lunghessa. Ora ci è mestieri fare come il viaggiatore, il quale giunto su di un'altura si ferma, e riposandosi, volge lo sguardo indietro verso il cammino percorso, per formarsene nella mente un quadro e serbarne più viva la memoria. Durante questa trattazione abbiamo fatta l'analisi dei varii aspetti sotto cui si può considerare la pena di morte; dobbiamo ora farne la sintesi , e dall'insieme dei varii concetti svolti trarre un'ultima conseguenza. Chi fin'ora ha voluto accompagnarmi nel cammino, si contenti restare ancora un poco con me per quel breve tempo che durerà questo sguardo retrospettivo, dopo del quale avrò finito.

In nome di due principii abbiamo visto che si vuol giustificare la pena di morte; la intrinseca sua giustizia, e l'utilità. Ma l'analisi di questi due concetti ci ha indotti a conchiudere che la pena di morte non pud sostenersi in modo alcuno perchè è ingiusta in sè stessa ed è inutile. Abbiamo visto ancora che essa è anche dannosa cosi all'amministrazione della giustizia, come alla e. ducazione dei popoli. Inoltre abbiamo visto che rende inattuabili certi giusti istituti di diritto, e ne sostiene certi altri contrarii a giustizia. Abbiamo considerato finalmente la pena di morte nello spazio, e nel tempo, per quanto ci è stato permesso dai limiti della nostra trattazione, ed abbiamo visto che ha avuto in tutti i tempi avversa l'umana coscienza, ed ogni giorno va perdendo terreno presso i legislatori , e nelle leggi. Qual sostegno resta dunque a questa pena ingiusta, inutile, dannosa e contraria alla coscienza popolare, che mai non s'inganna? Nessuno.

Di queste cose nella prefazione io avea promesso tener discorso e mi pare di aver attenuta la mia promessa. Se gli argomenti gravissimi non hanno avuto quello sviluppo, che avrebbero meritato, se io spesso avrò potuto ingannarmi nell' apprezzamento delle cose, mi afferma di aver fatta opera altamente civile, e se anche la mia fatica per sè non sarà per ottenere alcun risultato, e incorrerà nel biasimo dei lettori, mi sarà conforto la santità della mia intenzione. Ed è tanto l'amore, che sento nell'animo per l'argomento, che ho preso a trattare che io prego il lettore di non voler accusare la mia tesi delle mende di questa trattazione, ma me solo, a cui le forze han potuto mancare prima di raggiungere la meta agognata.

Innanzi di finire poi sento il bisogno di spiegare un fatto , che può sembrare una mancanza, ma che non è. Ed è il non avere io trattato l'argomento sotto l'aspetto religioso, mentre varii si sforzano a giustificare la pena di morte in nome della religione appunto. Benchè le religioni, come elementi storici, specialmente la cristiana, hanno avuta influenza nell'attuazione del diritto, pure l'idea assoluta del diritto mi pare che stia al di fuori di ogni forma religiosa, onde il concetto del giusto, deve imporsi a tutti come idea assoluta , qualunque sia la convinzione religiosa. Però ho creduto trasandare la considerazione della quistione sotto questo aspetto, perchè mi è parsa cosa inutile, se non dannosa addirittura, essendo che questa trattazione avrebbe dovuto incarnarsi in una convinzione religiosa qualunque, e però riuscire avversa a chi ne avesse avuta un'altra. E cosi alcuno avrebbe potuto attribuire questo fatto all'argomento, mentre esso altro non sarebbe stato che la conseguenza della varietà delle forme religiose. Solamente gioverà osservare che in tutti i popoli, a qualunque religione appartengano, il sentimento per la pena di morte è il medesimo e in esso abbiamo veduto accordarsi Brahma ed Allah, Geova e Cristo - Dio, e questo basta a provare che tale quistione sia per lo meno inutile, perchè le religioni in questo si accordano tutte, come sentimento, quantunque alcune volte, come provvedimento, consigliano l'effusione del sangue, ed è da notarsi che quanto più le religioni affratellano i popoli, e li stringono in un indissolubile nodo di amore, e per conseguenza più si accostano alla loro

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