Opere, Volume 15

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Pagina 192 - Son li giusti occhi tuoi rivolti altrove? O è preparazion, che nell'abisso Del tuo consiglio fai per alcun bene, In tutto dall'accorger nostro scisso?
Pagina 233 - Noi andavam co' passi lenti e scarsi, 16 Ed io attento al1' ombre ch' i' sentia Pietosamente piangere e lagnarsi; E per ventura udì': Dolce Maria: 19 Dinanzi a noi chiamar così nel pianto, Come fa donna che in partorir sia; E seguitar: Povera fosti tanto, 22 Quanto veder si può per quell'ospizio, Ove sponesti il tuo portato santo. Seguentemente intesi: O buon Fabrizio, 25 Con povertà volesti anzi virtù te, Che gran ricchezza posseder con vizio.
Pagina 156 - Bande straniere, convenute da ogni parte d'Europa, sul suolo dell'Umbria e delle Marche, vi piantarono lo stendardo mentito di una religione che beffeggiano. Senza patria e senza tetto, essi provocano ed insultano le popolazioni, onde averne pretesto per padroneggiarle. Un tale martirio deve cessare, ed una tale tracotanza ha da comprimersi portando il soccorso delle nostre armi a quei figli sventurati d'Italia, i quali sperano indarno giustizia e pietà dal loro Governo. Questa missione che il re...
Pagina 160 - ... voti. Non avete a combattere potenti eserciti, ma a liberare infelici provincie italiane dalle straniere compagnie di ventura. Non andate a vendicare le ingiurie fatte a Me od alla Italia, ma ad impedire che gli odii popolari rompano a vendette della mala signoria.
Pagina 157 - Soldati, vi conduco contro una masnada di briachi stranieri, che sete d'oro e vaghezza di saccheggio trasse nei nostri paesi. Combattete, disperdete inesorabilmente quei compri sicarii, e per mano vostra sentano l'ira di un popolo, che vuole la sua nazionalità e indipendenza.
Pagina 313 - Se tu sapessi, amico, quanto sono beato d'offerire i miei deboli patimenti a questo buon Gesù, che ha tanto patito per me! E qui baciava amorosamente il Crocifisso. Poscia rivoltosi a noi, diceva: Credete voi che mi rimanga a vivere ancora a lungo? E veggendoci lacrimare soggiunse: Non bisogna piangere né esser tristi, poi ch'io son felice.
Pagina 314 - Tacque; i suoi occhi erano fissi verso il cielo, e sorridea come in un ratto celeste: dopo venti minuti rinvenne alquanto. — Che ora è? disse — Le otto e mezzo — Ah ancor mezz'ora di patire. Sento un sudor freddo sulla fronte.
Pagina 314 - Alla fine del salmo cadde in un assopimento, e pareva già morto, ma verso le cinque e mezzo riprese i sensi e un po' di forza — Oh mio Dio ! gridò, perdonatemi.
Pagina 156 - Un tale martino deve cessare, ed una tale tracotanza ha da comprimersi portando il soccorso delle nostre armi a quei figli sventurati d'Italia, i quali sperano indarno giustizia e pietà dal loro Governo. Questa missione che il re Vittorio Emanuele ci confida, noi compiremo; e sappia l'Europa che l'Italia non è più il convegno ed il trionfo del più audace e fortunato avventuriere. — M.
Pagina 311 - S'io avessi mai potuto offendervi in qualche modo, io vi supplico di perdonarmi e dimenticar tutto, per non credere che ai sentimenti di tenerezza e d'amore onde avvampa il cuor mio. Miei buoni genitóri, oh quanto v'amo! Mi sento affaticato dello scrivere, ma pensando che scrivo a voi, b fatica m' è dolce, e il mio contento è indicibile.

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