Annali delle Due Sicilie dall'origine e fondazione della monarchia fino a tutto il regno dell'augusto sovrano Carlo III. Borbone

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Stamperia e cartiere del Fibreno, 1841
 

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Pagina 219 - Di Cesare non torse gli occhi putti, Morte comune e delle corti vizio , Infiammò contro me gli animi tutti , E gì' infiammati infiammar sì Angusto , Che i lieti onor tornare in tristi lutti.
Pagina 219 - Tanto eh' io ne perdei lo sonno ei polsi. La meretrice, che mai dall' ospizio Di Cesare non torse gli occhi putti, Morte comune, e delle corti vizio, Infiammò contra me gli animi tutti, E gì' infiammati infiammar sì Augusto, Che i lieti onor tornaro in tristi lutti. L' animo mio, per disdegnoso gusto, Credendo col morir fuggir disdegno, Ingiusto fece me contra me giusto. Per le nuove radici d...
Pagina 265 - L' ossa del corpo mio sarieno ancora In co del ponte presso a Benevento, Sotto la guardia della grave mora. Or le bagna la pioggia e move il vento Di fuor del Regno, quasi lungo il Verde, Dov' ei le trasmutò a lume spento. Per lor maledizion sì non si perde Che non possa tornar l' eterno amore, Mentre che la speranza ha fior del verde.
Pagina 265 - Cosenza, che alla caccia Di me fu messo per Clemente, allora Avesse in Dio ben letta questa faccia, L' ossa del corpo mio sarieno ancora In co del ponte presso a Benevento, Sotto la guardia della grave mora. Or le bagna la pioggia e move il vento Di fuor del Regno, quasi lungo il Verde, Dov' ei le trasmutò a lume spento.
Pagina lii - Hac plurimus urbe moratur - Nauta, maris coelique vias aperire peritus. — Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe - Regis et Antiochi; haec freta plurima transit; - His Arabes, Libi, Siculi noscuntur et Afri; — Haec gens est totum prope nobilitata per orbem. - Et mercanda ferens et amans mercata referre ». Nel sec.
Pagina 265 - Poi disse sorridendo : I' son Manfredi, Nipote di Costanza imperatrice, Ond'io ti prego che, quando tu riedi, Vadi a mia bella figlia, genitrice BaU'onor di Cicilia e d'Aragona, E dichi a lei il ver, s'altro si dice.
Pagina lii - Partibus innumeris, ac plurimus Urbe moratur Nauta, maris coelique vias aperire peritus. Huc et Alexandri diversa feruntur ab Urbe, Regis et Antiochi. Haec freta plurima transit. His Arabes, Indi, Siculi noscuntur et Afri. Haec gens est totum prope nobilitata per Orbem, Et mercanda ferens, et amans mercata referre.
Pagina 268 - Tu ci sembravi un lupo rapace fra le pecorelle di questo regno; ma da che per la nostra volubilità ed incostanza siam caduti sotto il presente dominio, tanto da noi desiderato, ci accorgiamo in fine che tu eri un agnello mansueto. Ora sì che conosciamo quanto fosse dolce il governo tuo, posto in confronto dell'amarezza presente.
Pagina 265 - L' ossa del corpo mio sarieno ancora In co' del ponte, presso a Benevento, Sotto la guardia della grave mora. Or le bagna la pioggia e muove '1 vento Di fuor del regno, quasi lungo '1 Verde, Ove le trasmutò a lume spento. Per lor maledizion sì non si perde, Che non possa tornar 1' eterno amore, Mentre che la speranza ha fior del verde.
Pagina 234 - Dato haggio lo meo core In voi, madonna, amare; E tutta mia speranza In vostro piacimento. E no mi partiraggio Da voi, donna valente; Ch'eo v'amo dolcemente: E piace a voi ch'eo haggia intendimento; v'alimento mi date, donna fina; Che lo meo core adesso a voi s'inchina.

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