La lezione di Martini

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Edizioni Piemme, 27 ago 2013 - 112 pagine
Giulio Giorello e Carlo Maria Martini. Il filosofo e il cardinale. Una grande amicizia umana e intellettuale. Un vivace rapporto di collaborazione intessuto di reciproca attenzione alle questioni esistenziali, scientifiche e spirituali che stavano a cuore a entrambi.
Per l’uomo di pensiero che firma queste pagine – ricche di suggestioni culturali ed etiche – Martini fu un credente dall’ampio respiro, pronto a parlare con tutti, perfino con gli atei pi¨ feroci; un credente che non aveva paura del relativismo, ritenendolo premessa indispensabile alla relazione, e ancor meno dell’individualismo, inteso come un diritto inalienabile alla propria singolaritÓ e alla propria coscienza nell’ambito di una comunitÓ, di una polis. In questo ritratto inaspettato, Giorello – che collabor˛ alla “Cattedra dei non credenti” inventata da Martini nella diocesi ambrosiana – delinea due posizioni distinte, eppure capaci di dialogare fra loro per portarsi reciprocamente pi¨ vicine a una “veritÓ” mai totalmente afferrabile, e disposte ad accogliere, nella fatica della ricerca, visioni pi¨ vaste in un moltiplicarsi di orizzonti.
Al termine della riflessione il filosofo conclude il suo percorso con una frase illuminante: źSono un tipo particolare di ateo cui non interessa pi¨ prevalere sulla pelle (sulla mente, sulla carne) di chi crede. Ringrazio Carlo Maria Martini per aver purificato il mio ateismo da questa tentazione╗.
 

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