La Gerusalemme liberata

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Stampata da Firmino Didot, 1819
 

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Pagina 2 - Sai che là corre il mondo ove più versi di sue dolcezze il lusinghier Parnaso, e che '1 vero, condito in molli versi, i più schivi allettando ha persuaso. Così a l'egro fanciul porgiamo aspersi di soavi licor gli orli del vaso: succhi amari ingannato intanto ei beve, e da l'inganno suo vita riceve.
Pagina 158 - Con questi detti le smarrite menti Consola, e con sereno e lieto aspetto; Ma preme mille cure egre e dolenti. Altamente riposte in mezzo al petto. Come possa nutrir sì varie genti Pensa, fra la penuria e fra '1 difetto; Come all' armata in mar s' opponga; e come Gli Arabi predatori affreni e dome.
Pagina 73 - Pur gli spirti e le lagrime ritiene, ma non cosi che lor non mostri alquanto: che gli occhi pregni un bel purpureo giro tinse, e roco spuntò mezzo il sospiro.
Pagina 2 - Elicona, ma su nel ciclo infra i beati cori hai di stelle immortali aurea corona, tu spira al petto mio celesti ardori, tu rischiara il mio canto, e tu perdona s'intesso fregi al ver, s'adorno in parte d'altri diletti, che de
Pagina 43 - ad una morte crede di bastar solo, e compagnia non chiede. Cosi parla a l'amante; e no '1 dispone sì ch'egli si disdica, e pensier mute. Oh spettacolo grande, ove a tenzone sono Amore e magnanima virtute! ove la morte al vincitor si pone in premio, e '1 mal del vinto è la salute!
Pagina 250 - Questa co' vivi raggi or ti conduce Là, dov'è il corpo del tuo nobil duce. 32 Allor vegg' io che dalla bella face, Anzi dal sol notturno un raggio scende, Che dritto là, dove il gran corpo giace, Quasi aureo tratto di pennel si stende...
Pagina 200 - Fuggì tutta la notte, e tutto il giorno errò senza consiglio e senza guida, non udendo o vedendo altro d'intorno, che le lagrime sue, che le sue strida. Ma...
Pagina 194 - Aura spira da voi che mi ricrea e mi conforta pur che m'avicine; così a mia vita combattuta e rea qualche onesto riposo il Ciel destine, come in voi solo il cerco, e solo parmi che trovar pace io possa in mezzo a l'armi.
Pagina 38 - Pur guardia esser non può, che 'n tutto celi Beltà degna ch' appaia e che s' ammiri; Nè tu il consenti, Amor; ma la riveli D' un giovenetto ai cupidi desiri. Amor, ch' or cieco, or Argo, ora ne veli Di benda gli occhi, ora ce gli apri e giri, Tu per mille custodie entro ai più casti Verginei alberghi il guardo altrui portasti. : 6 Colei Sofronia, Olindo egli s' appella; D' una cittade entrambi e d
Pagina 205 - n giro ac'colto poi lo stringe insieme. XIX. Sovente allor che sugli estivi ardori Giacean le pecorelle all' ombra assise, Nella scorza de' faggi e degli allori Segnò l' amato nome in mille guise , E de...

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