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a' medesimi è cosi basso, che bisogna strisciarsi per penetrarvi.

Castello di Gìtlana. Di questo abbiam già detto quanto concerne alla situazione e costruzione. Secondo la tradizione Gùlana sarebbe stato l'edificatore di questo forte, dove coi suoi ritiravasi e radunava la preda fatta ne' piani, e se la godeva; e donde poscia scendeva di nuovo a'latrocinii. Un tal personaggio, che pare sia stato uomo principale fra gli illesi o barbaracini, è certamente da riferirsi a tempi in là del secolo Xii. I molti ricercatori de'tesori hanno spesso frugato in tutte le caverne di questo monte per trovare qualche ricchezza, e non pochi credono essersi già scoperti vari tesori, altri restar ancora occulti, per cui alcuni usano arti superstiziose volendo costringere il demonio Mammona, che le guarda, a ritirarsi. Ma quel guardiano ha più ostinazione, che essi abbian coraggio, e fa loro mali scherzi!!!

OMEGNA {Ormila), capoluogo di mandamento nella provincia di Pallanza, dioc. e div. di Novara. Dipende dal senato di Casale, intend. prefett. ipot. di Pallanza. Ha gli uffizi d'insinuazione e posta.

Sorge all'estremità del Iago d'Orta verso mezzodì appiè d'un colle, e di un'alta scoscesa montagna. È distante sette miglia di Piemonte da Pallanza.

A questo ricco e popoloso borgo sono aggregate quattro frazioni, Bagnella, Borea, Canova del vescovo, e Ronco.

Come capo di mandamento ha soggetti i comuni di Agrano, Buglio, Campello, Casale, Cireggio, Crana, Crusinallo, Fornero, Forno, Germagno, Loreglia, Luzzogno, Massiola, Quarna sopra, Quarna sotto e Sambughetto.

Cinque ne sono le vie comunali tutte praticabili con bestie da soma e conservate in buono stato: una verso levante conduce a Bagnella ; un'altra nella stessa direzione mette a Cireggio; la terza verso mezzodì scorge alla Canova del vescovo, e chiamasi della valle Strona; la quarta a ponente tende a Borea e ad Agrano; la quinta dirigendosi anche a ponente muove alla villata di Ronco.

Alla sommità del monte Mergozzolo che vi si aderge nel lato occidentale, si tengono a pascolo nell'estiva stagione numerosi armenti. Quel monte dal sito ove finiscono le sue opime pasture sino alia sua parte inferiore è tutto imboschito. Nella casa dei Zanoja evvi una grotta che per più di sessanta passi penetra sotto il monte Mergozzolo, e da essa si scorge che quel granitoso monte posa sopra immenso strato di sciolta arena.

Verso ponente sorgono due amene colline, di cui una è detta Boggi, e l'altra Mirasole: sono entrambe coltivate massimamente a viti che forniscono vini squisiti.

11 piano di Bagnella è irrigato da un fiume che ne porta il nome e si scarica nel Iago. Nel territorio di Omegna passano due altri fiumi, cioè lo Strona che discende dalla valle denominata da esso, ed il Nigoglia che sorte dal lago, ed è un canale anticamente scavato per impedire le inondazioni dei paesi di quella riviera nelle escrescenze del lago medesimo. Sul finire del secolo xvi l'alveo di questo scaricatojo innalzandosi ritardava il veloce sgorgare del lago; locchè avvenne principalmente nell'anno 160'2; ma fu presto abbassato da un migliajo di lavoratori, a spese dei comuni d'Omegna e d'Orta: anche in quest'ultimi tempi si dovette farlo più profondo.

Lo Strona è valicato da due ponti nel territorio di Omegna: l'uno è costrutto parte in pietre, e parte di cotto; ba due archi; è molto antico e di ruvida forma; è posto a manca bel borgo a duecento trabucchi da esso: accenna alla valle Strona. L'altro ponte trovasi pure alla sinistra di Omegna, e in distanza di un quarto di miglio: è di recente, bella e solida costruzione in pietre: fa parte della via provinciale che da questo borgo conduce a Gravellona, ove raggiunge la strada reale del Sempione.

Il Nigoglia presso al sito ove sorte dal Iago è anche valicato da un ponte di due archi della larghezza di dieci piedi e della lunghezza di piedi cinquanta: esso mette nel sito di questo comune che si denomina Sarera, e chiamavasi anticamente Selvabella.

Lo Strona ed il Bagnella contengono trote saporitissime, nel Nigoglia si trovano molte grosse anguille.

Il territorio è ristretto, e mancandosi di mezzi di ben concimarlo è poco fecondo; produce bensì meliga, avena e patate; ma tali prodotti non sono sufficienti alla popolazione che per sei mesi dell'anno. Il principale commercio si è quello del carbone, della legna da fuoco, e del legname da costruzione, che si trasportano a Milano.

La parrocchia di antica costruzione sotto il titolo di s. Ambrogio è collegiata con sette canonici, compresi tre con cura d'anime, ed il prevosto.

Eravi già un ospedale per ricoverare i malati poveri; ma esso dicadde: la presente congregazione di carità si adopera per ristabilirlo.

Nell'interno del borgo sta una chiesa sotto l'invocazione di s. Marta: essa è posta nel principio della contrada maggiore, che mette alla via provinciale. Il nuovo cimiterio giace nella prescritta distanza dall'abitato.

Il giovedì d'ogni settimana vi è giorno di mercato. Ire Omegna ed in tutto il suo mandamento si usano i pesi e le misure di Milano.

Gli abitanti non hanno una complessione molto robusta,, ma sono di buona indole e di lodevoli costumi.

Popolazione 1460.

Cenni storici. Omegna è chiamata Qmuta dall'anonimo Ravennate; e da altri venne poi detta a fantasia Eumenia^ ed anche Vehemenia: era capoluogo della minore ducea di s. Giulio, sebbene il duca solesse far residenza nell'isola> siccome in luogo fortificato e di maggior sicurezza.

Aveva i suoi- particolari statuti. Gian Galeazzo Visconti per formare il contado d'Angera (vedi Novara } staccò dal novarese parecchi luoghi del lago, ed anche Omegna, quantunque per ragion di feudo ne fossero padroni i Borromei.

Questo borgo negli antichi tempi era cinto di valide mura con cinque porte, di cui una sta tuttora in piè, ed è quella che mette sulla via che conduce alla valle Strona. I Borromei vi possedeano un castello sulla sommità della collina detta: di Mirasole, che domina tutto il borgo ed il lago.

In questo borgo nacquero personaggi distinti, tra i quali noteremo:

Alberganìt Ettore Secondino, riputato autore di buone poesie liriche e drammatiche: della sua penna sono: Canzoìiett e spirituali, terzetti che si cantano alla dottrina cristiana nella città di Amalfi, Napoli 1644. La vecchia innamorata, dramma manuscritto. Il san Guglielmo, dramma pure manu

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scritto. Frammenti poetici nell'una e nell'altra lingua fatti in diverse contingenze. Altri componimenti lirici rammentati dal Cotta scrisse Ettore Alberganti, che fra gli accademici Veloci di Como chiamavasi Y Onorato,e valevasi talvolta del nome anagrammatico Nibalgarate Terote.

Giacometto Carlo da Omegna, elegante scrittore di versi latini; si ha di lui Poesis ad Episcopum Novariensem Antontum Tornielìum. Varalli Mdcxxxui.

Omegna a buon diritto si gloria del celebre Giuseppe Zanoja nato il 19 febbrajo 1747 per accidente in Genova, ove per qualche speculazione di commercio erasi condotto il suo padre Francesco Camillo insieme colla consorte Angela Roberti gentildonna Piacentina.

Giuseppe Zanoja fu nella sua fanciullezza condotto nella paterna casa in Omegna, ove ripatriatosi il suo genitore lo fece istruire da un valente professore sino a che ebbe compiuto il corso della rettorica: il giovinetto Zanoja fu poi mandato a Piacenza presso i parenti di sua madre, i quali presero ad amarlo con partìcolar tenerezza vedendo com'egli era fornito dalla natura d'ingegno molto ferace e d'indole soavissima. In Milano, ove fu mandato perchè nel collegio di s. Alessandro studiasse l'eloquenza e la filosofia, vestì dopa qualche tempo l'abito chiericale ed applicossi ad imparare con tanto ardore la teologia, che giunto appena al quarto lustro dell'età sua ottenne la laurea nella sacra facoltà. Volle quindi addentrarsi nel diritto canonico affinchè non gli mancasse nessuna parte del sapere che si richiede a formare un dotto ecclesiastico; ma terminato appena un tale studio, si diede a quello delle matematiche e dell'architettura, per le quali si sentiva fortemente inclinato. Il suo genitore cercò sulle prime di distorlo da questi studi e di indurlo ad occuparsi unicamente della teologica scienza, ma gli concedette al fine di occuparsi secondochè lo sospingeva il suo genio. Tostochè il giovine Zanoja fu ordinato sacerdote ebbe un canonicato di nomina spettante alla sua famiglia nella collegiata di Omegna, e datosi al ministero della predicazione, venne presto in fama di eccellente oratore; fu sommamente applaudito il funebre elogio dell'imperatrice Maria Teresa, ch'egli recitò al cospetto dell'arciduca Ferdinando, e di un scelto numeroso uditorio; onde quell'arciduca non tardò a nominarlo ad un canonicato nella basilica di s. Ambrogio.

A pro di quell'insigne capitolo di cui era divenuto membro, ne studiò subito i diritti e le prerogative, e li sostenne efficacemente contro le mal fondate pretensioni de'monaci che salmeggiavano nella stessa basilica di s. Ambrogio. Non cessando mai dal compiere con esattezza i doveri del suo stato si diede anche a comporre letterarie produzioni per cui la sua fama si fece sempre più chiara: tra diverse commedie che egli dettò e che tutte piacquero agli intelligenti dee rammentarsi la Capricciosa pentita, che fu recitata più volte in Milano ed in Venezia, e riscosse molti applausi.

Quanto fosse il suo valore nella poesia il dimostrano i tre sermoni di genere satirico usciti dalla sua felicissima penna, ì quali sono così eleganti e pieni di alti pensieri, che da uomini dottissimi vennero attribuiti per molti anni al celebre Parini. Quei tre sermoni che furono messi alla luce per cura del pittore Giuseppe Bessi, sono intitolati — Al lettore—* Sulle pie disposizioni testamentarieAl servo —: il sermone sulle pie disposizioni testamentarie è un vero capolavoro, in cui sono flagellati coloro che troppo tardi con i frutti dalle smodate usure raccolti intendono di comperarsi con pii lasciti l'eterna felicità. Bellissimo è pure, ricco di nobili e peregrini concetti, il sermone indirizzato al lettore: nè minori pregi si scoprono in quello intitolato al servo, in cui è appalesata la bruttezza dell'eu/rasìo/ie e rimproverata all'Italia l'ingiustizia del pagare, come si faceva a'suoi dì, con somme cospicue di danaro, i cantanti evirati.

Il Zanoja si distinse eziandio come pittore, e principalmente come architetto: de'suoi vari dipinti si citano tre bei quadretti, di cui uno rappresenta Eloisa al sepolcro di Abelardo; l'altro un'abitazione invasa dai ladri; ed il terzo un Trappita che scavasi la fossa, entro la quale dovrà giacere il suo cadavere.

Ma il Zanoja dopo aver dato luminose prove de'suoi mirabili talenti come teologo, canonista, oratore, poeta e pittore, si rivolse con tutto l'animo a perfezionarsi nell'arcbir tettura, e quanto sia riuscito eccellente in questa nobil'arte il dimostrano parecchi suoi monumenti architettonici, che

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