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trava qualche buona persona di mezzo per mettergli d'accordo, innanzi che la cosa andasse agli Otto, pensando che dicessero daddovero ». Anche la farsa, in Toscana, si modellò su la rappresentazione sacra, esempio quella « recitata agli excelsi signori di Firenze, nella quale si dimostra che in qualunque grado che l'homo sia, non si può quietare et vivere senza pensieri ». Un de' primi tentativi di passaggio dal dire improvviso a qualcosa di pensato e di ordinato dovette essere la Guerra di Pontriemoli, attribuita a un Francesco Villani, « povera allegoria del tempo invernale, e de' suoi malanni ».1 - Alla fine del Quattrocento

' scriveva farse Giorgio Allione d'Asti; quella del Franzoso alloggiato a l' ostaria del Lombardo (la quale pare fosse soltanto modificata, o, se si vuole, abbellita da lui) ha recentemente attirato la curiosità di alcuni eruditi francesi, perchè il principio del soliloquio dell'oste, che entra in iscena dicendo:

Cinque per cinque, vint e cinque,
Sei per sei, tranta e sei,
Septe per septe, quaranta e nove,

Octo per octo sessanta e quatro; e calcola aver

guadagnato in octo mesi Solamente a logiar Francesi

centenara de fiorini, somiglia al principio del monologo di Argan, il malato immaginario del Molière: « Trois et deux font cinq, et cinq font dix, et dix font vingt; trois et deux font cinq ».

I D'ANCONA, pref. alla dispensa CLXXXVII della Scelta di curiosità letterarie del Romagnoli.

Dal Petrarca e dal Boccaccio in poi, si scrissero innumerevoli egloghe, in latino e in italiano. L'egloga drammatica nacque forse ad un parto con la farsa letteraria, quando dovette parere, ed essere comodo e piacevole, sostituire la viva voce di finti pastori alla lettura di colloqui di pastori immaginari. Anch'essa, per un pezzo, si contentò d'essere una serie più o mena lunga di effusioni liriche. — Composero egloghe drammatiche gli scrittori di farse letterarie: una di Serafino Aquilano fu recitata in pubblico, a Roma, durante il pontificato d'Innocenzo VIII; una ne scrisse il Bellincioni per il conte di Caiazzo. Alla voga di questa forma contribui poi molto la grande ammirazione suscitata dall'Arcadia del Sannazaro; tant'è vero, che i Rozzi di Siena, fecondi e instancabili produttori di egloghe, imposero a sè medesimi, nel loro statuto, la lettura e lo studio del fortunato volume. dinario le egloghe drammatiche ritennero, su le prime, il metro di quelle destinate alla sola lettura, la terza rima, e parve, certo, una bella' novità che messer Baldassare Castiglione, pel Tirsi, adottasse il metro della rappresentazione sacra. Cesare Gonzaga, dicono, collaborò con l'autore del Cortegiano. Questi apparve sotto le vesti di Jola, il primo sotto quelle di Dameta, quando recitarono il Tirsi, (1506) alla presenza di Elisabetta duchessa di Urbino. Così s'apriva la via agli elegantissimi drammi pastorali di Torquato Tasso e di Giambattista Guarini. 1

D'or

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1 Questo scrittarello, comparso già come prefazione a una raccolta di antichi componimenti drammatici (Firenze, Sansoni), non vuol essere se non una rassegna compendiosa degli studi più recenti sul teatro italiano de' primi secoli.

RIMATORI NAPOLETANI

DEL SECOLO DECIMOQUINTO

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