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9. Di poco era di me la carne nuda,

15. E quei che ben conobbe le meschine
Ch'ella mi fece 'ntrar dentro a quel muro,

Della regina dell'eterno pianto,
Per trarne un spirto del cerchio di Giuda.

- Guarda, mi disse, le feroci Erine.
10. Quello è il più basso luogo, e 'l più oscuro, 16. Quest'é Megera, dal sinistro canto;
E'l più lontan dal ciel che tutto gira.

Quella che piange dal destro, è Aletto:
Ben so 'l cammin: però ti fa sicuro.

Tesifone è nel mezzo. — E tacque a tanto. 41. Questa palude che gran puzzo spira,

17. Con l'unghie si sendea ciascuna il petto;
Cinge d'intorno la città dolente

Batteansi a palme, e grida van si alto
U' non potemo entrare omai senz' ira. –

Ch'i' mi strinsi al poeta per sospelto. 12. E altro disse: ma non l'ho a mente,

18. – Venga Medusa : si 'I farem di smalto. Perocchè l'occhio m'avea tutto tratto

(Gridavan tutte, riguardando in giuso:) Vêr l'alta torre, alla cima rovente;

Mal non vengiammo in Téseo l'assalto. — 13. Ove in un punto vidi dritte ratto

Tre furie infernal', di sangue tinte,
Che membra femminili aveno e atto.

PENTELLI. Georg., IV : Cipruleos... implera crinibus au16 E con idre verdissime eran cinle;

gues. Hor, Carm., V, 5: Brevibus implicata riperie

Crincs, --- Crixe. Ov. Met., X: Afro crinilas angué soSerpentelli e ceraste avean per crine,

rores. - AVVINTE. Æn., XII: Verbena tempora vineli. Onde le fiere tempie erano avvinte.

15. (L) MESCHINE: serve. – DELLA REGINA DELL' E

TERNO PIANTO: Proserpina. -- ERINE: Erinni. 9. (L) NUDA: ero morto. - Muro d' Inferno. - CER

(SL) MEscuine. Nell'antico francese (V. Dusrex. CHIO DI GIUDA: cerchio de traditori.

nes) : come caltivo, di schiaro venne a significare dap(SL) DI POCO. Cosi quel soldalo, di cui Lucano poco, malvagio. -- Regina, En., VI: Dominom Ditis. (Phars., VI), era di poco defunto : Tristia non equidem ERINE. Baco per Bacco (Inf., XX), e Naiade per Naiod, Parcarum stamina, dixit, Respexi, tacita rerocalus ab (Pur., XXXIII). I Latini : Erinnyes. Semint.: Erinis. aygere ripop. - NUDA. En., VI: Vila... spoliavil. - 16. (L) A TANTO: a quel punto. NU: Corpus spolialun lumine. Ovid. Met., II : Corpus

(SL) MECERA. En., XII. – PUSGE. Eo., VII inane amimir. Luc. : Manibus nudis.

Luctificam Alecio. - Cui tristia bella, Iraque , insidia(F) FECE. Della necromanzia , distinta da allre que el crimina noria cordi. - Trislis Dea. -- TESIFONE. sorti d' indovinamenti , vedi la Somma.

.En., VI: Tisiphoneque sedens, palla surcincta crurnia. 10. (L) DAL CIEL CHE TUTTO GIRA:dal primo mobile. Vistibulum insomnis sirvat noctesque diesque. Urid

(SL) Gira (Par., II). Or torniamo ad Eritone: (Met., IV) dà a Tesifone Giaccola bagnata di sangue. nome comune di mago, poiché cosi chiama una maga - TANTO. Modo provenzale e de' vecchi Italiani (Dicerie anche Ovidio (Her., XV); ma qui parla della rammen del Cefli). tata da Lucano , la quale, per dar risposta a Sesto 17. (L) A: con le. — PER SOSPETTO : per paura. Pompeo circa al fine della guerra civile, richiamò d'In

(SL) Uncuie. En., IV: Unguilnis oru soror so. ferno lo spirito d'un soldato pompeiano, rimasto poco dans el peclora pugnis. - SI: Pectora nunc furdas sa morto sul campo. Eritone, al dir di Lucano, cer puynis, nunc unguibus oru. – FENDEA. En., VIII cava per le sue operazioni i morti di poco. Non già che Scissa... Discordia palla. - BATTEAKSI. En., I: This Virgilio fosse da lei scongiurato per trarre il soldato pectora paimis. - ALTO. Stat., II: Eumenidum riersora pompeiano, il quale , al dir di Lucano , non era ancor manusque. En., XI : ... Gemitum tunsis ad sidera taldent disceso al fondo d'Inferno; ma Dante, dietro all'in Pectoribus. -- SOSPETTO. Vive in Corsica. Armanning venzion di Lucano, de imagina un'altra per far dire a 1 Tartaro da ciascun lato sia pauroso e pieno di sospellen Virgilio : lo sono stato fin laggiù ; l'assicura. Cosi Vir 18. (L) Si. Riempitivo. – Smalto : corpo duro e gilio la dire alla Sibilla : Sed me, quum lucis flecale freddo. - MAL NON VENGIAMMO... : mal fecimo a nod firprafecil Avernis , Ipsa Deum panas docuit, porque nire già l'ardire do' vivi. – VENGIAMMO : vendicampo omnia durit ( n., VI).

(SL) VENGA. Di Medusa, Ov. Met., IV, e altrove 11. (L) U': dove. - IRA pel passo negato.

Illa sorores Nocte vocal genitas, grava el impioruke (SL) Puzzo. u., VII: Scevamque rxhalat opaca

numen. Carceris ante forcs cluusas adamante sedeon!: Mephilim. -- SPIRA. Georg., IV : Gravitor spiranlis co Deque suis atros pecicbant crinibus angues. En, VI. piu thymore. - Dulcis... spiravil crinibus aura. Cre Tisyphone. . vocat agmina sieva sororum. - MEDO. scenz. : Spirano vapore pestilenziale. – Cinge. In Virgi Virgilio, nel VI dell'Encide, pone le Gorgoni del reTio i Æn., VI) Flegetonte fammis ambit la pera città. stibolo dell'Inferno. - Smalto. Petr. : Medusa e l'aru Georg., IV: Palus... alligat... Styr intcrfusa coercet. mio m' han fallo un sasso. Luc., IX: Et clypeum iera (F) Puzzo. Som.: Fælor peccatorum.

fulvo dedit aere nitentem, in quo saxificam jussil spare 12. (SL) TORRE. Torre, sentinelle, vedette, segnali:

clare Medusam. — Mal. Georg., III: Hou! maie tra vera città.

Libyæ solis crratur in agris. - VexGIANNO. Rime as 13. (L) RATTO : toslo. — Atto: portamento.

tiche : Vengianza. - Stat., VIII: 1, Tartareas uleister (SL) Furie. Virgilio ( Ær., VI) pone nel vesti scdrs Tisyphone. - TESEO. Scese in Inlerno per lite bolo dell'Inferno i ferrei lalami delle Eumenidi; poi le

rare Proserpina (En., VI; Ov. Met., VII, Her.. dipinge entro alle mura, occupate a straziare i colpevoli. Stat., VIII: Mc Pirithoi temerarius ardor Ten lat, - Sangue. Æn., VI: Vipercum crinem villis innera audaci Thescus juratus amico. crurutis. Or. Met., IV: Fluidoque cruore rubrnici In

(F) Teseo. Un anonimo: Se Tesco fu allir ferna duitur pallam. - Tinte. Georg., III : Tinguntur san come nel II dice che soli v' andarono Enea e Paolo guine.

Rispondcsi: che Tesco non vi penetró: ei norint (F) Atto. Il corpo, secondo le membra diverse,

nel Il non escludono tulli gli altri che ci fossero stati ha diversi atti. Ad Rom., XII, 1. Ad Cor., I, VII, 12, 26. e intanto Dante ve li fa entrare in quanto l' uno ė fos

14.(SL) IDRE. En., VII: Tot Erinnys sibilat hydris. dalor dell'Impero, ove si slavili la feile di Pietre. - VERDISSIME. Buc., II, 9: Virides... lacerlos. -- SER- | railio propagalor della fede.

19. – Volgiti ’ndietro, e tien' lo viso chiuso:

Che se'l Gorgon si mostra, e tu 'l vedessi,

Nulla sarebbe del tornar mai suso. 20. Cosi disse 'l maestro: ed egli stessi

Mi volse, e non si tenne alle mie mani,

Che con le sue ancor non mi chiudessi. 21. O roi ch'avete gl'intelletti sani,

Mirate la dottrina che s'asconde

Sotto 'l velame degli versi strani. 19. E già venia su per le torbid'onde

Un fracasso d'un suon pien di spavento,

Per cui tremavano amendue le sponde, 13. Non altrimenti fatto che d'un vento,

Impeluoso per gli avversi ardori,

Che fier la selva senza alcun rattento, 35. Gli rami schianta, abbatte, e porta i flori;

Dinanzi polveroso va superbo,
E fa fuggir le fiere e gli pastori.

25. Gli occhi mi sciolse, e disse: -Ordrizza il nerbo

Del viso su per quella schiuma antica,

Per indi ove quel fummo è più acerbo, 26. Come le rane innanzi alla nimica

Biscia per l'acqua si dileguan tutte, ' fin ch'alla terra ciascuna s'abbica ; 27. Vid'io più di mill’anime distrutte

Fuggir cosi dinanzi ad un ch' al passo

Passava Stige con le piante asciutte. 28. Dal volto rimovea quell'aer grasso

Menando la sinistra innanzi spesso;

E sol di quell'angoscia parea lasso. 29. Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo;

E volsimi al maestro; e quei fe' segno

Ch'i' stessi cheto, ed inchinassi ad esso. 30. Ahi quanto mi parea pien di disdegno!

Giunse alla porta, e con una verghelta
L'aperse, che non v' ebbe alcun ritegno.

19. (L) Viso: occhi, – NULLA SAREBBE DEL TORNAR Wu! : Non torneres li più al mondo.

SL) GORGON: mascolino in Semintendi. Virgilio uniser la Gorgone con le Furie. Æn., VII: Gorgoneis Alerta importa cenenis. - VIII: Ægidaque horrificam... spermus serpentuin... Connerosque angurs, ipsamque... Gorge des. rto vertentei lumina collo, -- VEDESSI. Lite, A: Quem, qui recto se lumine vidit, Passa Medusa mori est? - Nulla, Petr. : Del riposo è nulla.

20. IL) STESSI: stesso. — Tende contento. - Chiu03: chiudesse,

(SL) STESSI. Sacch. : Tu stessi. Cosi da ille, ogli. - Max. Loc., IX: Ipsa regit Irepidum Pallas, dextraque limente Perseos aversi Cyllenida dirigit Harpen. -CHUUDESS. Anco in prosa (Olt. e Cellini). Ariosto: wwwtassi per importasse. 21. (F) SANi. Som. : Sanum intelleclum. 22. (SLGIÀ, Jamque. Cominciamento famigliare a Virgilio. - l'exia. En., VII: Magno venicnle fragore. Tod'Orde. En., VI: Turbidus... gurgcs.

23. L) GLI AVVERSI ARDORI: i caldi di paese opposto. - Fier: ferisce. - RATTENTO: ritegno.

(SLI ALTRIMENTI. Ilaud aliter : frequente in Vir

- VENTO. Berni, Orl, inn., I, XI, st. 6.] Antesi. En., IV: Adverso sole. - JI: Adversi rupto Pri qaimdom turbine venli. - Fier. Dante, Rime: Che berer fra li miei spirti paurosi. Fior di virtù : Fiere per, feriter. Bue., IX: Feriant... littora fluclus.

F) Vesto. Is., LXVI, 15: Quasi turbo le sue Gumdrighe. Jer., IV, 13: Quasi lempesta il suo cocchio. - ANTERSI. L'aria scaldata , crescendo in volume, riTensa, per equilibrarsi, le sue più alte colonne sulle più Predde: quindi i gran calori dell' una parte del globo debbono creare gran venti dall'altra,

4. (SL) FIORI. Altri legge porta fuori, perchè poco en paiono i fori dopo i rami: ma i rami il vento schianta, i fori gli porta. E le gradazioni rettoriche cil forno al più son gioco d'umanisti. Arios., XXX, 51 : brandime.., Che spezza fronde e rami e gruno e stoppia. La., L; Maria ae terras... ferant rapidi sccum. Georg., 1: Sle, Quas animosi Ewi assidue franguntque , priulque. - Pastori. Georg., I: Quo maxima molu lemia tremit, fugere fere, et mortalia corda Per gentes berilis atracit pavor, - Æn., XII: Qualis ubi ad lerras, erupte sidere, nimbus Il mare per medium : Miseris,

V posriu longe Horrescunt corda agricolis; dabil

illc ruinas Arboribus, stragemque satis ;ruct omnia late: Antivolunt, sonitumque ferunt ad litora venti.

25. (L.) SCIOLSE Virgilio. - IL NERBO DEL Viso: l'acumo del vedere. — ANTICA: sempre uguale. — PER INDI: di là. ACERBO: punge gli occhi.

(SL) NERBO. Risponde all' acics oculorum de' Latini, n., VI: lluc, gominas huc recte acics. - ANTICA. AEn., VIII: Fluclu spumabant cærula cano. ACERBO. Æn., XII : Fumo... amaro.

(F) FUmmo. Bern., Serm. III: Il peccato è alla natura quel che il fumo agli occhi. 26. (L) ABRICA: ammucchia.

(SL) RANE. Virgilio, d'un serpente che si pasce di rane: Ranisque loquacibus explel (Georg., III). -ABBICA. Bica, muccbio di grano, e nell'uso toscano, di escremento. Qui pare che Dante mirasse al passo di Slazio (Theb., 1): Ersiluil ripis : disccdit inane Vulgus, et occursus dominae pavet.

27. (L) DISTRUTTE di spavento e tormento. - Us Angelo. -- Passo : luogo più prossimo. . (SL) DISTRUTT E. In senso simile al disfallo del canto VIII. Dante, Rime : Amor... svegliato nel distrutto core. Altrove: Gli occhi distrulli.

(F) Asciutte, Psal., LXV, 5: Qui convertil mare in aridam , in flumine pertransibunt pede.

28. (SL) GRASSO. Georg., II: Crassis... paludibus. Stat. Theb., II: Interea gelidis Maia salus aliger umbris Jussu gerens magni remeal Jovis ; undique pigrie Ire velant nubes, el Turbidus implical acr... Styx inde novem circumfiu campis; Hinc objecta vias torrentum incendia claudunt. (V. Cic., De Nat. Deor., II. 6.) Ov. Met., IV: Slyx nebulas exhalal iners.

(F) Grasso. Habac., III, 18: Facesti nel mare via a'luoi destricri sul loto d'acquc molle. - SINISTRA : Oll. : In quelle parti inferiori l'Angelo usa la sua minore potenza. 29. (L) Messo : mandalo. — ISCuinassi me.

(SL) Messo. Fior di Virtù: Conobbe ch'egli era amico di Dio e suo messo. — INCHINASSI. Vit. ss. Padri, ed altrove.

(F) Messo, Della missione degli Angeli, v. Som., 1,1, 112.

30. (SL) Aji. Æn., X: Ilcu mihi quantum ! – VERGHETTA. Segno di comando. Stazio fa che Mercurio con la verga plachi la furia di Cerbero,

31. - Oh cacciati del ciel, gente dispetta

(Cominciò egli in sull'orribil soglia),

Ond'esta oltracotanza in voi s'alletta ? 32. Perché ricalcitrate a quella voglia

A cui non puote il in mai esser mozzo,

E che più volte v'ha cresciuta doglia ? 33. Che giova nelle fata dar di cozzo ?

Cerbero vostro, se ben vi ricorda,

Ne porta ancor pelato il mento e 'l gozzo. — 34. Poi si rivolse per la strada lorda,

E non fe' motto a noi; ma fe' sembiante

D'uomo cui altra cura stringa e morda 35. Che quella di colui che gli è davante.

E noi movemmo i piedi invêr la terra,

Sicuri appresso le parole sante. 36. Dentro v'entrammo senza alcuna guerra;

Ed io, ch'avea di riguardar desio
La condizion che tal fortezza serra,

| 37. Come fui dentro, l'occhio intorno invio,

E veggio ad ogni man grande campagna,

Piena di duolo e di tormento rio. 38. Si come ad Arli, ove il Rodano stagna,

Si come a Pola presso del Quarnaro

Che Italia chiude e suoi termini bagna, 39. Fanno i sepolcri tutto il loco varo;

Cosi facevan quivi d'ogni parte;

Salvo che 'l modo v'era più amaro. 40. Chè tra gli avelli fiamme erano sparte,

Per le quali eran si del tutto accesi

Che ferro più non chiede verun'arte. 41. Tutti gli lor coperchi eran sospesi ;

E fuor n'uscivan si duri lamenti,

Che ben parean di miseri e d'ollesi. 42. Ed io: – Maestro, quai son quelle genti

Che seppellite dentro da quell'arche,

Si fan sentir con gli sospir dolenti ? 43. Ed egli a me: — Qui son gli eresiarche

Co’lor seguaci d'ogni setta: e molto

Più che non credi son le tombe carche. 64. Simile qui con simile è sepolto;

E i monimenti son più e men caldi.

E poi ch'alla man destra si fu volto, 45. Passammo tra i martiri e gli alti spaldi.

31. (L) DISPETTA : spregiata. -- OND' ESTA OLTRACOTANZA IN voi s' ALLETTA? Di che questa tracotanza si nutre in voi ? .

(SL) DISPETTA. Buc., II: Desprctus tibi sum. E in senso simile nella Somma. — Soglia. Stat., VIII : ... Porus Alcides lunc cum custode remoto Ferrea Cere bercer tacurrunt limina porte. — OND'. En., I: Tanta ne vos grneris tenuit fiducia vrstri? Jam coelum terramqur, meo sinr numine, vrnli Miscrre, et tantas audelis tollere molrs ? - ALLETTA. Albertano : L'uomo adiroso allella brighe. Tasso, più languidamente : Ond"è ch' or tanto ardire in voi s'allotte ?

32. (L) VOGLIA A CUI NOS PUOTE... : voglia divina che non può essere interrotta.

(F) RICALCITRATE. Act., XXVI, 14 : Culcitrare contro lo stimolo. --- Fın. Sap., VIII, 1: Dall' un fine all'altro giunge fortemente.

33. (L) FATA: destini di Dio. — ANCOR : da quando Tesco nel trasse.

(SL) CERBERO. Virgilio, di Teseo (Æn., VI): Turtarcum ille manu cuslodem in vincla pelivit, Ipsius a solio regis traxitque trementem. Ov. Met., VII: Tirynthius heros... nexis adamante catonis, Cerberon abstraait. - FATA. In Toscana tuttavia le prata e le tella.

(F) FATA. Boez., IV: Lo quale modo quando si rayguarda nella puritade stessa della divina intelligruza, si chiama provvidenza di Dio; ma quando si riferisce a quelle cose che move e dispone, allora è appellato dalli antichi falo. Æn., VIII : Ineluctabile fatum. Virgilio più volte congiunge l'idea di divinità libera e proteggitrice con quella di fato. En., III: Fata viam inornicul, aderilque vocatus Apollo. - IV: Fala Deusquc sinebant. - El sic fula Jovis poscunt, hic terminus haeret. - VII : Jussisque ingentibus urget Apollo. Purg., XXX: Fato di Dio.

34. (SL) STRINGE. AEn., IX : Animum patrice strinxil pietatis imago. -- MORDA. Æn., I: Cura remordet. Non parla a'Poeti per uscir tosto, come colui che arde tornarsene in luogo migliore (Inf., II). Hor. Carm., I, 18: Mordaces solicitudines. Boet., de Consol.: Solicitudinum morsus.

35. (L) TERRA: ciltà. – APPRESSO : dopo. 36. (L) Condizione di gente e di pene.

(F) EXTRANNO. Som.: Ingressuri terram. — CovDizios. Condizione, nel linguaggio scolastico, era lo stato e la qualità delle cose. Crescenz, : Gli arnesi di che condizione siano.

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37. (L) MAN: parte.

(SL) Invio. Meno strano del ferre oculos di Virgilio (Æn., VIII). — Man. £n., VI: Partem fusi monstrantur in omnem Lugentes campi. — GRANDE. Æn., XII: Campique ingentes ossibus albent.

(F) TORMENTO. Luc., XVI, 28: Locum tormentorum. 38. (L) TERMINI: confini.

(SL) ARLI. In Provenza, dove fu data nel VII secolo gran battaglia tra Saracini e Cristiani. (Arios, Orl., XXXIX.] - POLA. Nell' Istria , dove sono monunienti romani.

39. (L) Varo : vario di tombe grandi e piccole. – Modo : dolore del fuoco.

(SL) Varo. Come impero per imperio. 40. (L) ARTE per infocare.

(SL) SI DEL TUTTO. Inf., XXIX : Si d'assai. 41. (L) Offesi di dolore.

42. (F) SerPELLITE. Eccles., VIU, 10: Vidi yli empii sepolti, 43. (SL) ERESIARCHIE. Anco in prosa.

(F) Cancue, Flegiás iracondo e disprezzatore del cielo, è ben posto per tragittare gl'iracondi dalla palude alla campagna infocala degli eretici o de' miscredenli, Eresiarchi chiama gl' increduli tulti, come se dal negare una cosa al negare tutto non sia grande il passaggio.

44 (L) SIXILE nell'errore. -MOXIMENTI: monumenti. -- PIÙ E NEX: secondo l'errore.

(F) SINILE. Greg., Dial., IV, 35: Consociano i simili a' simili in pari tormenti, che i superbi co' superbi , i lussuriosi co' lussuriosi, gli arari con gli avari, gli ingannalori con gli ingannatori, gl'incidiosi con gl' invidiosi, gli infedeli con gli infedeli ardano. — SEPOLTO. Psal. XIII, 3: Sepulcrum patens est guliner corum. -- Più. Cypr.: Par sceleri discrimen imponil.

45. (L) TRA I MARTÍRI E GLI ALTI SPALDI: tra le tombe infocate e le mura infocate.

Allegorie del Poema.

Macrobio (1): Sacrarum rerum nolio sub pio figmentorum relamine, honestis el tecta rebus, et cestila hominibus enunciatur. È impossibile, dice Dionigi Arcúpagita , o l'autore qualsiasi che porta il suo nome, è impossibile che il raggio divino risplenda a noi se non circonvelato dalla varietà di relami sacri (2). E Tommaso: Sotto le similitudini e le ngure s'asconde la verità figurata (3). Et altrove: Il velo del tempio significava le cose nascoste ai più, note a' saggi (4). E il Vangelo congiungendo le due imagini di nascondere e di logliere il velo: Sia lode a te Padre... che ascondesti queste cose a' savii ed agli avveduti, e le hai ricelate a' parvoli (5). Dante ritorna sovente su questo che era lo spirito de tempi suoi e di tutta l'antichità. Nella Vita Nuova e' disprezza quella poesia che sotto gli ornamenti delle parole non porta sodezza di cose; e nel Convivio : L'uno senso si chiama letterale, e questo è quello che non si stende più oltre che la lettera propria; l'altro si chiama allegorico, e questo è quello che si nasconde sotto il manto delle favole: ed è una terili ascosa sotto bella menzogna... E altrove: Intendo anche mostrare la vera sentenza.... che per alcuno vedere non si può s'io non la conto perch' è nascosa sotto figura allegorica.

Il Rossetti qui vede un simbolo dell'esilio di Dante, al quale i Fiorentini chiudon le porte, ed Arrigo gliele apre. Gli altri commentatori intendopo che la sola Alosofia naturale figurata in Virgilio non può penetrare i decreti della giustizia sempiterna. Una forza superna bisogna che riveli ed apra; poi la ragione va franca da sė. bo accetterei e la interpretazione filosofica e la

politica: tanto più che il cenno di Tesco rammenta Atene, la quale in tre luoghi il Poeta rammenta, e in due la raffronta a Firenze (1), l'accetterei purchè per il messo s'intenda non Arrigo, ma in genere un dux chiamato nell'ultimo : del Purgatorio messo di Dio: e questo tanto più che al tempo che questo Canto fu composto Dante forse non pensava ad Arrigo. Quanto al chiudere gli occhi, spiegherei che la ragione li deve distorre dal volgere pure uno sguardo ai nemici del giusto quando mirano ad arrestarci in cammino. Ma l'interpretazione morale non si può rigettare dacchè nell'VIII del Purgatorio abbiamo un passo tutto somigliante, e con l'avvertimento medesimo, inserito, come qui, nella narrazione in guisa di nota : Aguzza qui , lettor, ben gli occhi al vero; Chè 'l velo è ora ben tanto sollile, Certo, che / trapassar dentro è leggiero. Ed il serpente s'affaccia alla valle, e due angeli scendono per sugarlo; là due angeli per custodire il ricetto de' giusti, qui un angelo per aprire ad un giusto il ricetto degli empii: là viene il demonio come biscia; qui d'innanzi all'angelo le anime fuggono come rane d'innanzi a biscia. Ognun vede qual delle due similitudini sia la più appropriata. Cecco d'Ascoli miseramente si fa beffe di questo passo nella Acerba sua: Qui non si canta al modo delle rane: Qui non si canta al modo del Poeta Che finge imaginando cose strane. Ma Dante con le suo cose strane rimane sempre Poeta, e Cecco sempre Cecco. Un altro Francesco, e ben più illustre, biasimava l'Allighieri imitandolo; di che gli si doleva riverentemente il Buccaccio amico: nè cagioni a censura certamente mancavano, ma le ragioni dell'ammirare erano molte più.

in Somn. Scip., 1, 2. — (2) Dionys., I, Hier. (3) Som., 2, 2, 8. E 2, 2, 6: Solto le similitudini e sotto i segni: parola più generale, che sapientemente denota come ogni segno sia figura e velo di più verità. E 2, 9,9: Il volume delle antiche cerimonie — (4) Som., 1, 2, 102. (5) Matth., XI, 25.

(1) Purg., VI: Atenc e Lacedemona... Fecero al viver bene un picciol cenno Verso di te. - XV: La villa, Del cui nome ne' Dei fu tanta lile, E onde ogni scienza disfavilla. Parad., XVII: Qual si parti Ippolilo d'Alene... Tal di Fiorenza partir li conviene.

winnen

CANTO X.

Argomento.

In una tomba trova Farinata degli Uberti, e Cavalcante de' Cavalcanti; Farinala, capo de Ghibel- lini nella gran rolla di Montaperti del 1260, dove i Ghibellini usciti co' Senesi e cogli ausiliarii di re Manfredi, sconfissero la guelfa Firenze. Dopo la vittoria, gli usciti raccolti in Empoli a parlamento trattavano d'ardere Firenze e violare le donne, rubare le case: solo Farinala nego. Mori nel 1264. Cavalcante era padre di Guido, e marito alla figlia di Farinata : Guido, l'amico di Danle, per cui richiamar dall'esilio e' perdette e patria ed averi e pace.

II Boccaccio dipinge questo Cavalcante inteso a cercare se trovar si polesse che Iddio non fosse.
Nola le terzine 3, 4, 9; 11 alla 20 ; 22 alla 28; 30, 31, 37, 39, 40, 44, 45.

1. Ura sen va per un secreto calle,

Tra 'I muro della terra e gli martiri,

Lo mio maestro, ed io dopo le spalle. 2. – 0 virtù somma, che per gli empi giri

Mi volvi (cominciai) come a te piace;

Parlami, e soddisfammi a'miei desiri. 3. La gente che per li sepolcri giace,

Potrebbesi veder? Già son levati

Tutti i coperchi; e nessun guardia face. – 4. Ed egli a me: — Tutti saran serrati

Quando di Josassà qui torneranno

Co' corpi, che lassù hanno lasciati. 5. Suo cimitero da questa parte hanno

Con Epicuro tutti i suoi seguaci,
Che l'anima col corpo morta fanno.

6. Però alla dimanda che mi faci,

Quinc'entro soddisfatto sarai tosto,

E al disio ancor, che tu mi tacı. 7. Ed io: – Buon duca, non tegno nascosto

A te mio cor, se non per dicer poco :

E tu m'hai non pur mo a ciò disposto. 8. – 0 Tosco, che per la città del foco

Vivo ten vai così parlando onesto,

Piacciati di ristare in questo loco. 9. La tua loquela ti fa manifesto

Di quella nobil patria natio,
Alla qual forse fui troppo molesto. —

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Ferreto dice d'Uguccione, ch'altri vuole tanto ammiralo da Dante; Amò seguitare gli alti degli epicurei. - SEGUACI. Som., 3, 2: Nestorii sequaccs. 6. (L) Faci: fai.— Disio di vedere due alti Fiorentini.

(SL) Tacı. Virgilio indovina i desiderii ei pensieri di Dante (Inf., XVI, XXIII, XXV). Di Farinala chiese nel VI a Ciacco.

7. (L) PER DICER POCO: per non esser grave a te. -PUR: sol. – Mo: ora.

(SL) Cor. Greg. Mor., X: Cor legere. - Mo. Modo fiorentino, come dicere e legno, ai quali Dante è conosciuto per fiorentino da Farinata, e alla pronunzia altresì (Inf., XXVII). - DISPOSTO. Quando gli disse: Non ragioniam di lor... Le cose li fien conte (Inf., II, I. 17, 26); e quando gli fe'cenno che stesse cheto (Inf., IX, 1. 99). 8. (L) Oresto, e di modestia e di eleganza.

(SL) ONESTO. Inf., Il : Parlare onesto.

(F) Foco. Dante condanna, come la terrena inquisizione, gli eretici al fuoco, e gli usurai e quelli di Sodoma (Ins., XI, XV). 9. (L) QUELLA NOBIL PATRIA : Firenze.

(SL) Nobil. Dino (ai Fiorentini: Voi possedete la

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