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cesse aggradire al sovrano, e quindi ne impetrasse gli ordini da mandarlo puntualmente in esecuzione. Il cappellano maggiore e'l signor Cirillo raccomandarono al cavalier Garelli ed al Giannone” il prospero successo di cotesto progetto appo quella corte; e per conciliargli particolarmente il favore del marchese di Rialp, monsignor Galiani ne scrisse al signor abate Lama”, il quale era molto innanzi nella grazia di questo ministro. Era cotesto abate gentiluomo napoletano, e fino da suoi più giovanili anni sendo dimorato in Francia sotto la disciplina del P. Malebranche e d'altri grand'uomini, nutrito fu ed esercitato nelle più sublimi scienze e nello scrivere più terso ed elegante; cosicchè per la fama della sua abilità e dottrina invitato prima dal re Giovanni V di Portogallo, ritornò a migliore stato per ordine di questo principe l'università di Coimbra; indi chiamato a Torino dal re di Sardegna, fu in quella università eletto dal medesimo professore di storia e di eloquenza, e per ordine di quel savio principe ritornò in essa a migliore stato gli studi e le discipline e'l metodo d'insegnarle; indi dopo più viaggi e decorosi impieghi in varie parti sostenuti, capitato in Vienna, ebbe il merito di entrar nella grazia del marchese di Rialpo, per mezzo del quale conseguì dalla imperiale munificenza larghe pensioni ed assegnamenti. Egli fece appena giunto in Vienna stretta amicizia col Giannone*; e costui nelle sue lettere scritte al signor Cirillo non lascia di rendere spesso la dovuta lode alla virtù e dottrina di lui”. Fatte adunque ed al cavalier Garelli ed all'abate Lama sollecite istanze da monsignor Galiani, perchè adoperati si fossero col loro mezzo ed autorità a promuovere una opera sì utile e gloriosa, quale si era la riformazione de

i Lettera del signor Cirillo al Giannone de'5 settembre, e lettera del Giannone al signor Cirillo de 27 settembre 1732. o Lettera del Giannone al signor Cirillo de' 20 settembre 1732. o Lettera del Giannone al signor Cirillo de' 13 dicembre 1732. 4 Citata lettera del Giannone de' 13 dicembre 1732, ed altre lettere susseguenti. o Lettera del Giannone al signor Cirillo del 1° di novembre 1732. Lettera del Giannone a suo fratello del 25 aprile 1733.

gli studi nell'università di Napoli, costoro ne assunsero volentieri l'impegno, e l'uno presso al sovrano, e l'altro presso il ministro efficacemente sostennero il progetto che inviato n'avea monsignor cappellano maggiore; anzi fecero sì che il decisivo esame di cotesto progetto commesso fosse dall'imperatore ad essoloro, perchè guasto non restasse e difformato dagli strani pareri e risoluzioni d'alcuni de'reggenti del Consiglio di Spagna”, la consulta del quale sopra questo soggetto rimessa fu di sovrano ordine alla considerazione del cavalier Garelli o. ll Garelli invitò a queste sessioni oltre l'abate Lama anche il Giannone, perchè tra loro tre solamente si ponderasse co dovuti riguardi non mèno ciascuno de'capi del progetto di monsignor Galiani, che il voto ovvero la consulta del Consiglio di Spagna”. Essi trovarono assai giudiziosamente formati tutti gli articoli della riforma proposta dal cappellano maggiore; e siccome il primo articolo conteneva che i regii studi sloggiar dovessero dal convento di S. Domenico maggiore ove si reggevano, ed al proprio loro albergo si trasportassero, fabbricato dal vicerè conte di Lemos con larga spesa e con esquisito disegno; così prima di togliere risoluzione veruna sopra gli articoli, il cavalier Garelli e l'abate Lama operarono sì fattamente che dati fossero dall'imperatore ordini precisi e premurosi al nuovo vicerè Visconti, che nel 1733 fu destinato al governo del regno di Napoli in luogo del conte di Harrach, acciocchè prontamente facesse eseguire, rotti tutti gli ostacoli, questo sì vantaggioso e desiderato passaggio”. Il vicerè incontrò nell'esecuzione aperte contrarietà ed intoppi”, li quali avrebbe pur tuttavia superati, se la guerra indi a poco sopravvenuta rivolti non avesse a più interessanti oggetti le sue cure ed i suoi provvedimenti. Quello nondimeno che le assidue istanze e premure di monsignor Galiani non potettero conseguire

* Lettere del Giannone al signor Cirillo de'3 gennaio e de'4 luglio 1733. o Lettera del Giannone al signor Cirillo del 1° novembre 1732. o Citata lettera del 1° di novembre 1732. 4 Lettera del Giannone a suo fratello del 18 aprile, e lettera del Giannone al signor Cirillo de' 2 maggio 1733. o Lettera del Giannone al signor Cirillo de' 4 luglio 1733.

a vantaggio dell'università degli studi negli ultimi anni del governo alemanno, fu agevolmente da lui ottenuto in su i primi anni del saggio e glorioso regno del re Carlo Borbone, il quale nel secondo anno di quella guerra, cioè nel 1734, discacciò gli austriaci da regni di Napoli e di Sicilia, rendendoli conquiste delle sue vincitrici armi.

Eccoci già arrivati all'anno 1734, epoca senza dubbio quanto funesta e sventurata per la persona del Giannone, altrettanto fortunata e memorabile per lo regno di Napoli, dacchè questo lasciando la dura condizione di provincia, alla quale per più secoli era infelicemente soggiaciuto, ebbe di nuovo la sorte di aver proprio e particolar principe, e di godere i vantaggi di una monarchia divisa ed indipendente da ogni altra. Il Giannone comperò tuttavia a troppo caro costo il mirare a'dì suoi adempiti i voti e i desiderii che insieme co' migliori de' suoi cittadini avea sempre nudrito nell'animo di veder la sua patria libera da straniero giogo, e da proprio sovrano dominata e retta”. L'armi spagnuole, alla testa delle quali era l'Infante D. Carlo, essendosi con incredibile rapidità impadronite dei regni di Napoli e di Sicilia, il Giannone restò privo della sua pensione assegnatagli dalla corte di Vienna su dritti e sulla tesoreria di Sicilia. Gli mancò pertanto l'ordinario sostentamento in quella corte, col quale fatto avea conto di menar tranquillamente il resto de giorni suoi, dappoichè egli fu disperato per la prepotenza de'suoi nemici di montare a più alto stato. Trovandosi egli adunque per sì gran cambiamento a stretto partito, e veggendo l'imperator Carlo VI intrigato in una grave e dispendiosa guerra, e, quel ch'è più, tutti i cortigiani e favoriti, tra quali erano distribuite le rendite de'due perduti regni, domandar pensioni ed assegnamenti su gli Stati ereditari di casa d'Austria, risolvette seco stesso, col parere del cavalier Garelli”, di abbandonar Vienna, dove insino allora sperimentato avea avversa sorte, per tentarne una migliore o almeno più tranquilla appo la nuova corte stabilita in Napoli dal re Carlo Borbone. Il Giannone s'indusse tanto più volentieri ad abbracciar cotesto partito, quanto che fatte le dovute diligenze difficilmente potea trovare tra le imperiali rendite, al sostentamento d'un gran numero di cortigiani quasi che tutte obbligate, alcun vòto ove impetrar potesse di far situare la sua pensione”. Vi si aggiunse che il signor Vincenzo d'Ippolito suo grande amico, godendo il favore della corte di Napoli, da cui fu innalzato prima a consigliere di S.o Chiara, indi a presidente del sagro Consiglio, lo invitò con pressanti lettere a far ritorno nella patria, sperando di potergli far ottenere qualche ragguardevole posto. Il Giannone da ciò si dispose a partirsi di Vienna; e com'egli ebbe presa questa risoluzione, ne dette incontamente l'avviso a suo fratello, al signor Ippolito ed al signor Cirillo”, perchè cooperati si fossero con coloro che tenevano le redini del nuovo governo, a togliere di mezzo tutti gli ostacoli che frapporre si potessero al suo ritorno. Egli intanto disposte le sue cose per lo viaggio, parti di Vienna il dì 29 d'agosto dell'anno 1734, e giunse in Trieste a 10 di settembre; e qui fermatosi per due giorni, indi s'imbarcò per Venezia, dove arrivò a 14 dello stesso mese”. In Venezia dopo di essersi per alcuni giorni trattenuto in una locanda, egli fu in sul principio di ottobre albergato nella casa del signor Antonio Mazzoleni al ponte di S. Angelo, e nel mese di marzo del seguente anno 1735 si trasportò ad abitare in casa Pisani al campo di S. Angelo, avendovelo con sopraffina gentilezza invitato il senatore Angelo Pisanio. Appena che il Giannone fu partito di Vienna, s'avvisarono i suoi nemici di tessergli tale impostura che destasse contra di lui lo sdegno dell'imperator Carlo VI e di tutta la sua corte. Un tale abate Ruelin ch'era in Roma, scrisse in Vienna d'aver saputo da persona di conto che il Giannone involato avesse dalla biblioteca Cesarea un manoscritto che conteneva le lettere dell'imperator Federigo II, e che portandolo seco in Venezia lo avea quivi mostrato a qualcheduno”. Avuto di ciò avviso il cavalier Garelli prefetto di quella biblioteca, tuttochè fosse ben persuaso della onestà ed integrità del Giannone, non lasciò di adoperare tutte le diligenze per rendere manifesta agli occhi del sovrano e del pubblico la malvagità di una sì fatta calunnia. Egli ne fece fare la ricerca nella biblioteca, in cui non si trovò che mancasse nulla. Non contento di ciò, ne scrisse in Venezia ad un tale signor Ratgeb ed al signor Apostolo Zeno, perchè costoro gli dessero notizia se aveamo giammai veduto cotesto manoscritto nelle mani del Giannone, ovvero se gliene aveano udito far parola”. Questi due onesti uomini risposero con ingenuità che il Giannone nè con essi nè con altre persome avea mai tenuto discorso d'un tale manoscritto”; e il signor Zeno attesta in oltre nella sua lettera scritta al cavalier Garelli o di non essere quello stato da alcuno veduto nè trovato tra le carte ed i libri dal Giannone lasciati in Venezia, siccome trovare vi si dovea per l'improvvisa disgrazia qui accadutagli, che dare non gli potè luogo a trafugarlo altrove. Con sì fatte ricerche e con tali testimonianze il cavalier Garelli mise in chiaro questa impostura presso di chi dovea, e per mezzo del signor Niccolò Forlosia ne dette l'avviso al Giannone per sua quiete e conforto”. Il Giannone intanto arrivato a Venezia vi fece tosto le sue pratiche col conte di Fuenclara ambasciadore di Spagna, perchè agevolato gli avesse presso la corte del re Carlo il suo ritorno in Napoli". Egli fu a grande onore ricevuto non meno dall'ambasciadore di Spagna che da quello di Francia, i quali si erano presto resi informati del suo merito e della cagione delle sue traversie. E si di

* Lettera del Giannone al signor Cirillo del 26 giugno 1734. o Lettera del Giannone al signor Cirillo de' 26 giugno, e lettera del signor Niccolò Forlosia al Giannone del 21 gennaio 1734.

* Citata lettera del Giannone al signor Cirillo del 26 giugno 1734. o Citata lettera del 26 giugno 1734. o Itinerario di propria mano del Giannone.

4 Citato Itinerario.

* Lettera del signor Niccolò Forlosia al Giannone de 26 novembre 1735.

o Citata lettera del signor Forlosia.

o Ivi.

4 Lettere del Zeno, vol. 3, num. 53.

o Citata lettera del Forlosia del 26 novembre 1735 scritta al Giannone a nome del cavalier Garelli.

o Lettera del Giannone a suo fratello del 18 settembre 1734.

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