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sero la lor parte. Di che il cardinal Farnese turbossi inestimabilmente, così perchè gli s'impediva l'esaltazione del Polo della quale ardeva fuor di misura; come perchè vedea tutto ciò indirizzarsi alla creazione dello stesso cardinal di Ferrara, a cui vantaggio su l'entrar in conclave sopravvennero al Farnese dal restrignentissime commessioni. Ed egli in suo cuore vi avea somma contrarietà per que”risguardi che potevano ritrarre ogni cardinale dal porre nella sedia di Pietro un principe italiano di sì potente famiglia; i quali ricevevano accrescimento di forza nel Farnese da suoi rispetti particolari per la consueta ed emulazione tra i simiglianti, e disamicizia tra i confinanti. Perciò con la voce d'un suo ministro tenuto in Francia s'argomentò di mostrare al re per impossibile impresa la creazione dell'estense. Preveder lui che verso tre soli cardinali troverebbesi il collegio inclinato. L'uno esser il Polo: questo a comun giudicio conoscersi degno ed atto al presente stato del mondo, e parergli l'ottimo: nè doverlo risospignere i Francesi

rchè il promovevano gl'imperiali; es

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sendo certo, che non può divenir papa chi ha per se una sola parte. L'altro il Caraffa decano; al quale pendere e il cardinal di Bellai, perchè (interpretava egli) sarebbeli succeduto nel decanato; ed altri, perchè la sua decrepità lasciava loro speranza di succederli nel pontificato: ma benchè il Caraffa a se mostrasse affezione, e fosse parente, non riputarlo egli acconcio alla sede apostolica per que tempi; nè parimente al servigio del re per la moltitudine de' suoi congiunti sudditi a Cesare; il quale con beneficiarli avrebbe potuto guadagnar l'animo del nuovo papa. Nondimeno doversi lui tener in conto. Per terzo possibile nominava il Morone: a cui opponeva, esser lui d'animo tutto imperiale. Entrarono appresso a ciò i cardinali nel conclave; ove fu (1) condotto dal Farnese Giannantonio Facchenetti a lui caro fuor di misura; e che dopo trentasei anni in altro conclave fu eletto pontefice, e dinominato Innocenzo IX. Rinchiuso il conclave, dicesi aver il cardinal Far

(1) Appare da una poliza del cardinal Farnese al papa degli 8 di giugno 1555, e da più altre sue lettere.

nese scoperto, oltre agli ostacoli premostrati, che'l collegio malagevolmente si sarebbe condotto ad elegger un pontefice allora così lontano com'era il Polo: e che anche gl'imperiali non vi parevano disposti per la moderna suspizione di lui mostrata da Cesare nel ritardargli il viaggio; e perchè Filippo, nuovo, straniero, e mal fermo re d'Inghilterra, non giudicava sicuro a se che si desse l'autorità pontificale a un inglese. Onde il cardinal di Santa Fiora capo degl'imperiali rivolse l'animo all'innalzamento del cardinal Puteo, che avea ricevuti molti onori e guiderdoni da Paolo, e'l maggiore da Giulio; era accetto all'imperadore, il quale perciò di buon grado l'aveva ammesso, quantunque provenzale, all'arcivescovado di Bari nel regno di Napoli; e riputavasi non discaro in privato a tutti i Francesi come Francese, benchè dissidente in publico alla lor parte quasi cesareo. Per altro era celebre nella dottrina legale, maturo d'anni, laudevole di costumi. Adunque il cardinal Santa Fiora condusse il negozio a tale, che'l numero bastante de'cardinali, e'l Farnese tra gli altri, benchè tiepidamente, vi conveniva. Onde se ne ragionava tra loro come di cosa più tosto fatta che da farsi. Ma il fervor d'un amico ritrasse il Puteo dal trono. Erano le creature di Giulio senza certo condottiere: perciò che il cardinal del Monte, che aveva tenuta la persona di primo nipote, come estranio di sangue e privo d'estimazione, nè poteva obligarle col rispetto della gratitudine, nè valeva a guidarle con l'indirizzo del senno. Dall'altro lato essendo giovevole ai molti per esser più validi l'avere qualche unità, e però qualche dependenza da uno; concedevano essi fin ad un certo grado questa prerogativa al cardinal della Cornia nipote di Giulio per sorella, e ornato di molte doti. Egli dunque studiavasi infaccendato con ardor giovanile per conseguir l'onore di veder sublimata una creatura del zio: e mentre con quel fervore girava per le celle de'cardinali, avvenne che in lui s'abbattesse il Farnese: il quale avvezzo a signoreggiar lungamente, e consapevole d'avere in sua mano la maggior parte dell'urna, s'accese o d'indegnazione, o d'emulazione sì forte, che in un momento infiammossi a disturbare la riuscita. E volendo contrapporre a quel tratto un altro, più a fine di guastare il primo, che con fidanza di compire il secondo, gli cadde in pensiero il cardinal Caraffa decano, suddito di Cesare, altrettanto confidente a Francesi, quanto era loro sospetto il Puteo natio di Francia, e quanto era sospetto il Carrafa a Cesare, che gli avea conteso gran tempo il possesso dell'arcivescovado di Napoli: il quale egli aveva ottenuto in fine per l'ardentissime instanze di Giulio III, in tempo che Giulio avea meriti speciali con Carlo per le incomodità della guerra cui esso imprendeva per sua cagione; e con aver dichiarato il papa, ch'ei non movevasi a tal richiesta perchè gli piacessero le maniere del Caraffa; delle quali o fosse per arte di negozio, o per contrarietà di natura, scriveva (1) parole di somma riprovazione: ma così per zelo di quella chiesa che da gran tempo rimanea vedova di rettore, e ottenendosi ciò da sua maestà, sarebbesi potuto mandarvi

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(1) Lettere del segretario Dandino al nunzio Pighino a'30 d'ottobre 1550, e al nunzio Bertano a'27 di maggio 1551.

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