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loro edizione della Bibbia. Esso ci darebbe ragione di molte cose, perché sappiamo che quando si cominciarono a pubblicare i libri a figure, queste si copiavano o si improntavano alle miniature contenute nei manoscritti, e specialmente ai disegni a penna, di cui imitavano il tratteggio.

Non è nostro compito tessere convenientemente le meritate lodi di chi con tanto buon senso e criterio d'arte seppe acquistare e render pubblici, togliendoli dall'ingiusto oblio, tali cimelî, né cið d'altra parte la rara modestia del nostro Direttore potrebbe permettere. Solo rammentando quanto scrisse nello scorso 2° quaderno della presente Rivista un valoroso nostro collega, a proposito dei meriti bibliografici del chiaro cav. Olschki, diciamo che egli ci aggiunge quello di essere un esimio conoscitore d'incisioni e di possedere una profonda, davvero non comune cultura artistica, nel piú ampio senso della parola, sí ch'egli onora la classe cui appartiene. E ne è prova innegabile l'acquisto in discorso pel quale ci pre

1 giamo di esprimergli pubblicamente i nostri vivi rallegramenti.

Nel tempo istesso spontaneo ci sgorga dal cuore un voto, dettato non da mire d'interessi particolari, piú o meno riprovevoli, ma dall' amor di patria e d'arte, ed è che i disegni scoperti rimangano fra noi, affinché seguendo l'ormai ordinario esodo di mille e mille consimili cimelî non vadano vergognosamente - è la parola

ad arricchire le grandi raccolte straniere, già riboccanti dei capilavori dell'arte italiana.

Ciò sarebbe una perdita artistica non solo, ma anche un avvilimento morale.

Che li acquisti il Governo a mezzo delle sue gallerie o biblioteche, o qualche Municipio per le civiche collezioni, di cui è fortunamente tanta dovizia in Italia, od un privato intelligente per la sua raccolta è indifferente, basta che rimangano qui. Noi saremmo felici che tali lavori dell'arte piú grande del xv secolo trovassero, se fosse possibile, eterna stanza nella terra che li vide nascere.

Ricordiamolo ancora una volta : Ciascun popolo, specialmente l'Italiano, ha sacrosanto il dovere di raccogliere e custodire religiosamente tutte le opere atte a spiegare l'evoluzione progressiva dell'arte per merito degli illustri maestri che lo resero celebre. Roma, settembre 1899.

ROMOLO ARTIOLI.

IL MONVMENTVM GONZAGIVM

DI GIOVANNI BENEVOLI O BUONAVOGLIA

NEL

EL MazzucHELLI (Scritt. d'It., II, 2, 840. Brescia, 1760) leggiamo: « BENEVOLI (Giovanni) è mentovato dal celebre Apostolo Zeno, il quale dall'aggiunta che porta di Andino lo crede di Ande, luogo vicino a Mantova due sole miglia. Fú poeta latino, e compose un Poema istorico che versa sopra soggetti storici del suo tempo, cioè del secolo xvi. Un saggio di questo essendo stato mandato dal chiarissimo Annibale degli Abati Olivieri, appresso il quale si conserva ms., al suddetto Zeno, lo dicde a conoscere a questo per bravo poeta, pieno d'estro e di fuoco ».

Infatti nel vol. III di quella vera miniera di notizie d'erudizione che, nonostante certa vacuità e pompa, sono le Lettere di Apostolo Zeno, tre volte è ricordato un Ms. contenente un poema latino, del quale non è indicato l'argomento, attribuito ad un Giovanni Benevoli, cioè nelle lettere 85, 87 e 88 dell'edizione di Venezia 1752; e questi sono i passi che vi si riferiscono:

a) « Il Poema Latino ms. di cui ultimamente avete fatto acquisto, mi era affatto incognito. Il nome di Giovanni Benevoli non mi ricorda di averlo veduto citato in alcun libro. Dall'aggiunto che porta di Andino, vengo in cognizione esser lui Mantovano, e di Ande, luogo vicino a Mantova due sole miglia. Con tale aggiunto di patria qualifica Silio Italico il gran Poeta Virgilio. Desidero che come l'uno e l'altro han comune la patria, così abbiano pari anche il merito. Comunque ne sia, il vostro ms. è pregevole, poiché versa sopra soggetti storici maneggiati da autore contemporaneo ». (Lettera al sig'. Annibale degli Abati Olivieri, a Pesaro. Venezia, 25 gennaio 1736).

b) « Il saggio mandatomi del Poeta Andino me lo dà a conoscere per bravo Poeta, pieno d'estro e di fuoco. Parmi che abbia più di quello di Stazio, che di Virgilio. Essendo Poema istorico, per entro vi saranno belle e curiose notizie spettanti a quel secolo. Può essere che vi nomini il Guicciardini, che vi ebbe tanta parte in qualità di Commissario e Luogotenente Pontificio. Con vostro comodo potrete assicurarvene ». (Id., Venezia, 23 febbraio 1736).

c) « Vi ringrazio della pena che vi siete presa in rivoltare tutto quel Poema del Benevoli, per osservare, se in esso si fosse fatta menzione dello storico Guicciardini ». (Id., Venezia, 1° marzo 1737).

Dopo il Mazzuchelli, che ne scriveva sull’autorità dello Zeno, diede breve notizia del poema l'ab. Saverio Bettinelli, che ne conobbe evidentemente un ms. e pel primo ne indicò con qualche determinatezza l'argomento, riportandone anche il primo verso '). Se ne giovava quindi l’Aftò per la sua « Vita di Luigi Gonzaga detto Rodomonte, ecc. » (Parma, Carmignani 1780), avutane comunicazione dal marchese Carlo Valenti?), e ne pubblicava alcuni passio) dando, per il primo, qualche notizia biografica del « Buonavoglia 4) »; poi, a quanto almeno ci consta, un profondo silenzio si fa intorno al Monumentum Gonzagium ed al suo autore: e nel gruppo de'letterati, onde andò giustamente celebre la Corte di Mantova, il nome di Giovanni Benevoli o Buonavoglia non è più ricordato ! 5)

La fortuna, che assiste e favorisce l'operosa industria, quando a questa va accoppiata l'intelligenza, ha fatto che il noto e benemerito libraio-editore cav. Leo S. Olschki venisse in possesso d'un esemplare ms. di questa opera, esemplare prezioso per ogni rispetto, e non solo perché autografo: e di esso appunto tratta questa comunicazione, che gentilmente invitato dal fortunato possessore – faccio agli studiosi non dubitando che sia per tornar loro gradita.

1) Nell’Annotazione (N) al primo dei due Discorsi accademici « Delle lettere e delle arti mantovane » (Mantova, 1774), pieni di preziose notizie, ragionando il Bettinelli (pag. 39) degli uomini di lettere e « prima degli storici nostri e stranieri di Mantova del secolo XV » dice: « Sia primo il Benivolo poco noto, e inedito ancora. Giovanni Benevolo o Benevoli di Pietolo compose un poema in latini esametri di buono stile intitolato Gonzagicum Monumentum, ed è in sette libri un nobile elogio de' Gonzaghi, e spezialmente del Principe Federico, a cui lo dedica. Contiene varie particolarità degne di memoria, come la descrizione del Palazzo di Pusterla, o sia di S. Sebastiano, ove alloggiarono i nostri Sovrani alcun tempo, e dove erano i trionfi celebri del Mantegna. Il poeta si dice Archidiacono di Pesaro. Comincia l'opera cosi: Pontificum in Gallos Julii, Medicisque Leonis etc. »; e un po' più oltre (pag. 41) aggiunge: « De' poeti del 1400, possono ricordarsi il Benivolo, che ha stile non incolto, benchè sia storico (siccome sopra l'ho considerato) più che poeta ».

2) Cosi attesta a pag. 25 ricordando gli aiuti che gli « vennero altronde » e specialmente dal Valenti, che gli « comunicò l'inedita cronaca del Daino, il non mai pubblicato Poema di Giovanni Buonavoglia », ecc. A pag. 34 nota (a) dice poi : « Gonzagicum Monumentum MS. lib. 3. Questo Poema inedito sta presso il Signor Annibale Olivieri di Pesaro, ed ancora nella Libreria de' Carmelitani di Mantova indirizzato al Duca Vincenzo Gonzaga da Lodovico Schirpi succeduto al Buonavoglia nell'Arcidiaconato di Pesaro ».

3) Cfr. pagine 12, 34, 35, 45-47.
4) Op. cit. pagine 32, 33.

5) Sarà a questo proposito opportuno consultare, fra gli altri, l'erudito studio Luz10-RENIER, La coltura e le relazioni letterarie di Isabella d'Este Gonzaga, in ispecie la parte 29 Le relazioni letterarie: 1o, Gruppo mantovano, uscito nel vol. XXXIV, fasc. 100-101 del Giorn, stor, della lett. ital.

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È l'esemplare del cav. Olschki un volume cartaceo della prima metà del secolo xvi, di cc. 11o non numerate (0,21 2 X 0,315), con coperta in pelle, sui cui due piani corre intorno una bella inquadratura, parte im

e

pressavi a secco, parte dorata e ornata con un elegante fregio che vi forma, per cosí dire, una ricca cornice: pur dorato è nel centro il fregio a losanga, e impresso a secco quello apposto alle quattro estremità di esso. Mancano i nastri o cordoncini originali, ma ne rimangono le tracce in seta color azzurro-mare, quattro per ogni piano; e il taglio mostra che anch'esso era riccamente dorato ed ornato di fregi in fogliami e fiorellini, disposti quasi a guisa di ramo tutt'intorno corrente, bellamente impressivi con piccoli ferri.

Consta di numero 14 quaderni, ciascuno di 4 foglietti carte, eccetto il 6° ed il 10°, che contano soli 3 foglietti o carte 6, ed il 13° che conta invece foglietti 5 o carte 10; ogni pagina piena ha num. 20 linee di scrittura corsiva, regolare e nitida sebbene alquanto grave (0,118 X 0,226 circa), con la rigatura tracciatavi, ora sul recto ora sul verso, col solito strumento a punta; nel verso d'ogni singola carta, anziché alla fine dei quaderni, trovasi il richiamo; nel recto, in alto, l'indicazione del libro in cifre romane. Sono bianche le cc. 32", 46' e 46', 76' e 94'; e le cc. 16", 32", 45°, 62", 94' e n 10' contengono rispettivamente solo 9, 10, 7, 4, II e 10 linee scritte (gli ultimi versi cioè de' libri I, II, III, IV,

VI e VII). Sul piano esterno della coperta anteriore, della quale diamo qui la riproduzione (0,217 x 0,325), leggesi impresso in

X oro, al di sopra d'un fregio circolare pur dorato, il titolo del volume: MONVMENTVM GONGIACVM'). La carta, dalle vergelle naturalmente perpendicolari, è piuttosto solida e consistente: le cc. 2, 4, 6, 8, 9, 10, 12, 14, 17, 18, 20, 22, 25, 27, 29, 33, 34, 37, 38, 44, 45, 46, 48, 49 e 51 hanno la marca filigranata da noi segnata a, ora nel senso in cui è qui riprodotta, ora nel

senso inverso, ora anche capovolta (come nelle cc. 6, 20, 22, 27, 29, 48, 49 e 51), rimanendone prive le cc. 1, 3, 5, 7, 11, 13, 15, 16, 19, 21, 23, 24, 26, 28, 30, 31, 32, 35, 36, 39, 40, 41, 42, 43, 50, 52 e 53 (le quali, chi esamini come sono costituiti i

qua

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1) La seconda G di GONGIACUM su impressa sovra un'altra lettera, la quale sembra fosse una L, o piuttosto la I stessa, impressa inavertitamente per omissione della G, e subito emendata con la sovrapposizione di una G e la reimpressione della I.

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