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Nacque in Firenze nel 1268, mori che lo angosciava con dolce forza, e vinnel 1321 in Ravenna. Gli Allighieri o Al ceva quell'affetto delle mondane vanità dighieri, delle più illustri case della cit che, morla Beatrice, lo tenge. Dal 1287

1, avevano l'origine da Roma: ebbero | ell'era moglie a Simone de' Bardi; ma che allinità in Ferrara, cognazione in Parma: ne prima nè poi egli avesse da lei che e l'ultiino loro rampollo, del casato de' ispirazioni pure, i suoi versi purissimi e Serego, io vidi in Verona, ritraente nc | la Commedia, il cui concetto dobbiamo a lineamenti non so che dell'antico poeta. Beatrice, l'attestano. Famiglia guelfa, c guelfo macstro ebbe | Nel giugno del 1290 ella muore, e lo Dante, il Latini; e tra Guelfi combatte lascia percosso di tanto dolore, che per a Campaldino nell'anno venticinquesimo lungo spazio di tempo parve come tra dell’età sua; tra Guelli, dico, combattė dissennato e salvatico. E pensò forse alnella prima schiera a cavallo fortemente, lora a rendersi frate: certo, allora o poi, e provò la priina cd unica gicia della s'ascrisse ai terziarii di S. Francesco d'Asvittoria. Questa è cosa importante ad in sisi, santo da lui con si affettuosa venetendere gli scritti e le opinioni dell'uomo, razione cantato; e con quell'abito indosso il quale, nel giudicare severamente gli volle, a quanto si narra, morire. amici Ghibellini, rispettosamente taluni Dopo morta Beatrice scrisse la vita de’ Guelli nemici, e serviva al vero e ri- | Nuova, nella quale già promette opera cordava i primi piaceri ed affetti della in maggiore in onore dell'Angelo suo. Fin felice sua vita.

d'allora l'aveva collocata nell' alto de' Sull'età di nov’anni, il di primo di cieli, e fatta la come simbolo della morale maggio, di solenne a Firenze, vide la fi virtù; ma le sventure sopravvenute con gliuola di Folco Portinari, fanciulla di gli anni lo condussero a porla simbolo oli'anni circa, e l'amò. Della gioventù della virtù politica ancora, la qual mai spese gran parte in istudi severi sui Pa dalla morale non fu nel suo pensiero dri della Chiesa, Aristotile e la sua scuola, disgiunta. Fra le vampe dell'odio splende i filosofi morali, e i poeti di Roma. Né le | modesta e ispiratrice dell'ingegno suo scienze naturali neglesse. Nella lettura di unico la fiamma queta d'amore. un libro nuovo si profondava tanto da Consigliato da parenti e da amici , non accorgersi di moltitudine che schia nel 1292 prese moglie Gemma Donati mazzasse in gran folla. I poeti provenzali, della possente famiglia di Corso, il bafrancesi e italiani conosceva; e d'ogni rone superbo, di li a poco si crudel necosa traeva occasione e materia a far più mico al poeta. Tal parentado gli parve ricco il concetto e il dire suoi. Dal ven- onorevole, fin dopo accesi gli odii; nuova tesimo al ventesimo sesto anno d'età (non ragione a credere declamazione rettorica ismettendo il pensiero delle cose civili, e quell'unico testimonio del Boccaccio che tulla l'Italia co' suoi desiderii abbrac- | Gemma gli fosse discara. Confessa egli ciando) meditò versi di schietto amore / medesimo lei, nell'esiglio del marito, aver le possessioni sue proprie non senza fa- | spiriti ambiziosi cd ardenti. Papa Bonitica difese dalla rabbia ciliadina, c con fazio VIII teneva da' Neri. Si venne al quelle sé e i figliuoli piccioli sostentati. sangue. Nel giugno del mille trecento Dante non ne fa motto, perchè parlare di Dante è creato de'sei priori; i Bianchi e cose domestiche a lui pareva atto di de- | i Neri rivengono alle prese, incitati più bole vanità. E neppure de' figli fa cenno; che placati dalla mediazione del cardinal Don gli amò forse? Ma troppo è vero d'Acquasparta: i priori, per non si moch'altre donne egli amò nell'esilio: una strare di parte, mandano a confino alcuni fanciulla di Lucca, madonna Pietra degli tra i capi de' Neri, e alcuni Bianchi, tra Serovigni di Padova, e vogliono ch'altre. i quali era Guido Cavalcanti amico di Ma siccome la morte recente della Porti Dante, genero di Farinata, odiato da CorDari appena lo salvò da un amore no so. I Bianchi furon più presto richiamati tello, e il matrimonio seguito due anni de' Neri, sebbene dopo finito il priorato poi non ispense l'imagine nobilitatrice di Dante. Nel decembre s'azzulfan da de' suoi primi pensieri, cosi possiam cre capo: e poi nel gennaio del trecentuno. dere che le affezioni, pure forse, le quali I Neri (più torbidi, a quanto pare, de' alleviarono, variando, i suoi tanti dolori, Bianchi) congiurarono per chiamar lo strabón gli cancellassero dal cuore il nome niero come paciere: scoperti, son mandi Gemma. Ne gli odii politici potevano dati a confino. Corso va a Roma brigando a ki nuocere nel pensiero di Dante, che perchè venisse paciere il Valesio, nemico stedero parla di Forese, il fratello di di que' d'Aragona, accetto al Papa. Dante Carso, e di Piccarda sorella di lui: che è dalla repubblica inviato ambasciatore i nemici onorò sovente di lode si piena. con altri; fatto già Guelfo de' Bianchi, non

Per otto anni o nove la repubblica Ghibellino cioè, ma prossimo a quelli. AlTebe tolto. Le nuove costituzioni po lora disse quella parola altera, ma che polari stringendolo, per aver parte nel ben distingue l'uomo e la debolezza di reggimento, ad aggregarsi ad una delle parte sua: S’io vo, chi rcsta? S'io resto, arti, e' scelse quella de' medici e degli chi va? speziali, più prossima a scienza. Forse in Carlo Valesio scende in Italia; i Bianquesto srattempo cominciò il suo poema chi di nuovo mandano Dante ambasciain lingua latina, che smesse ben presto, tore a Bonifazio: ma questi aveva già nopinto da necessità di trasfondere più minato il Francese Senzaterra, pacier di schietto in anime molte il dolore e lo Toscana; credendo forse men guai di que' sdegno dell'anima sua. E a questo tempo che successero. E che ligio in tutto non grechino ancora le varie ambasciate sue fosse Bonifazio alla Francia, la sua morte in Siena, in Perugia, in Ferrara, in Ge ce'l mostra. I due ambasciatori compagni bora, in Roma, in Napoli, in Francia, al poeta ritornano; egli rimane a Roma,

crediamo al Filelfo; talune delle quali intanto che il primo di novembre del 1304

i rilevanti, e le più con esito buono. Carlo metteva piede nella tradita città. Addi La più notabile, e acutamente notata da cinque, Corso ritorna, e la guerra civile Essare Balbo, fu quella del novantanove seco: saccheggiate, arse le case de' Biananne della taglia guelfa ai Comuni tu chi; una legge dona al podestà licenza di sai, che a tale società appartenevano, chiamare a sindacato i fatti de' priori , perchè venissero a nominare un capitano anch'assenti. La qual legge, direttamente Bsvello di detta taglia. Nel governo po. inimica al poeta, pesò su lui, quando acplano era dunque un altro governo cusato di baratteria, all'avvenimento di que lo più pretto; e Dante, poco tempo | Carlo fu ben tre volte in quattro mesi Innanzi l'esilio suo, ci ebbe parte. Era di condannato con altri a grave multa; e se questa taglia Pistoia: nella quale città, | non pagava, guasti e confiscati i beni, e burta discordia tra i Cancellieri Bianchi e due anni frattanto in csilio per il ben ileri, Fireoze, per chetare la cosa, li della pace; c nell'ultima condanna, s'e' diamo a sè. Quindi i Guelli di Firenze torna, bruciato. Che calunniosa fosse l'actisi in Neri e Bianchi: e de' Bianchi, cusa di baratteria, superfluo accennarlo; a quali s'accostarono i Gbibellini, capo nessuno de' suoi nemici la osò sostenere. Toni de' Cerchi, uomo rozzo delle cose Il Papa mandò di nuovo paciere il cartuli; de' Neri, Corso Donati, uomo di dinale d'Acquasparta: ma, i Neri negando

raccomunare gli uffici, la città fu da esso tali dal Papa mediatore procurati in Rointerdelta.

ma), dissuadente il poeta, dopo breve Da Roma giunto a Siena riseppc Dante indugio ma sunesto, entran di nuovo nel. meglio le nuove vicende, e della sua casa la contesa città: ma non so per qual fato bruciata, ch'egli aveva onorevolc in Porta esitanti, ben tosto si danno a vituperosa San Pietro presso i Portinari, i Cerchi, i luga. Allora forse il pocta sdegnato e scoDonati; e de'terreni guasti in pian di Ripoli rato si scosta dagli esuli. e altrove. Ebbe compagno nell'esilio ill Nell'agosto del 1306 gli era in Padova, padre di Francesco Petrarca, nato nel- e ci chiamava Pietro il figliuol maggiore, l'esilio appunto, e nel fornire d'una spe- | che l'accompagnò poscia in Ravenna: po. dizione disavventurata. Degli altri com- | co dopo era in Lunigiana presso i Malapagni ebbe a dolersi, e forse troppo se spina che lo eleggon arbitro d'una lite veramente, come di stolta compagnia e domestica: poco prima o poco dopo, se di malvagia. Forse i difetti loro erano vi n'hanno vestigie nel Casentino. Che in zii immedicabili della parte. Ma Dante in questo tempo e'chiedesse, con la lettera : mezzo ad essi rimane quasi solitario ; | Popolo mio, che t'ho io fatto?, ritornare pellegrino scrittore, ardente d'odio, ma in patria, non so negare ned allermare: puro di cupidigia , innamorato di certa e parmi che, vivo il Donati , tale speransua ideale giustizia, difficilmente applica za dovesse parergli vana. bile a' tempi, ma che de' tempi ritraeva E su questo tempo pose mano al Conin parte gli errori e le antiche calamità vilo, dor’intendeva comentare quattordell'Italia.

dici delle sue canzoni d'amore, a far moScacciati dalla guelfa Siena, sorretti | stra di scienza, e a presentare Beatrice da alcuni signori e da qualche città, il come simbolo della purissima sapienza. fuorusciti crearono un loro nuovo reggi- Quivi il simbolo ammazza la poesia: le mento, del quale era Dante, accostatosi citazioni soffocano la scienza stessa: e poai Ghibellini, sebbene non mai Ghibel che, ma potenti, s'incontrano le parole Jino prelto: e in Arezzo stavasi prepa- | ispirate da quella virtù di fede amorosa rando alla guerril.

e di sdegnoso dolore che lo fece poeta. locitato dal Papa, il podestà ne li scac- Circa il medesimo tempo mise pur macia, ond' eglino si ritraggono in Forlì, no al Trattato del Volgare Eloquio, nel dove aveva potere il ghibellino Scarpet quale, dopo filosofalo al suo modo intorla degli Ordelaffi , capitano degli esuli e no all'origine e alla natura dell'umano di una gran lega stretta da molte città linguaggio, e' discende alla lingua d' Itaromagnuole; e da Arezzo con Federigo lia e alla insuflicienza leltcraria de' suoi di Montefeltro e il fratel di Francesca da dialetti: trattato il cui scopo è men filoRimini, con quattromila fanti e seltecento sofico che civile, e mira a temperare il cavalli incorrono in quel di Firenze; ma soverchio rigoglio del municipio, che fu vanno respinti. Vennero da Verona soc- la debolezza insieme e la forza della stirpe corsi impetrati da Dante, che v'andò am- | italiana. Perchè s'abbia, dic'cgli, lingua basciatore a Bartolommeo della Scala letteraria degna, vuolsi una norma di per

A Bonifacio succede Bencdelto XI, che fezione alla quale allemperarla: e poichè a pacificare Firenze manda il cardinalele favelle d'Italia son tutte dell'altezza di Prato. Questi ebbe con Dante e col di tal norma minori, conviene da lutte padre del Petrarca, come principali dei scegliere le forme più evidenti, più nobi. fuorusciti, un colloquio. Ma perchè la me- li, e quelle che a più favelle ad un temdiazione fu mal gradita da' Neri, altri tu-l po siano comuni. Le cose che Dante con multi nella città, nuovi esilii.

intendimento politico diceva dell' Italia Nel 1504 lo troviamo in Toscana de'do antica, affine di congiungerne le forze dici consiglieri di parte sua, macchinante sparte, taluni intesero lorcerle all'Italia la guerra; troviam sottoscritto il suo no | presente per sempre più le sue forze dimc tra' fuorusciti che guarentiscono agli videre. Ma a dimostrare quant'e's'inganUbaldini rifacimento di danni nell'impre- | nino, basti ad avvertire che la Comine. sa che stava per farsi contro il Castello dia da costoro additata coine modello del di Monte Accianico. Ed ecco i Bianchi dire illustre, è, nell'intenzione di Dante, rafforzati (mentre che pendevano i trat- / dell'umile: e illustri al contrario lc canzoni sue, scrillc ch'egli non aveva per Il Poeta, veduto che l'ebbc (forse in anco lasciato Firenze. Ma qui non è luogo Lombardia), e stato forse un poco a Forlì, a disputare di ciò.

se n'andò ad aspettarlo in Toscana. Dopo Quando avesse il Poela smessi, quando resistenze molte superate a stento, l'imripresi gli accennati lavori (de' quali il peratore è finalmente sotto lo mura di Convito e il Volgare Eloquio rimasero in- | Firenze, il nerbo de'Guelli: la quale avecompiuti), impossibil cosa accertarlo. Nė va richiamati taluni de' suorusciti, eccetcrederei al Boccaccio, là dove narra che tone Dante con quattrocento e più altri. i primi selte canti del poema (fosscr pure | Ma il prolungato assedio fa l'imperatore latini) dimenticati in Firenze, e trovati da spregevole. Danle, a quanto sappiamo, un amico, e mandatigli nell'esilio, lo invo: , nel campo non era , fosse diffidenza dell'egliassero a seguitare. Non a caso ripren sito, o piuttosto pudore d' Italiano. Ma donsi opere tali, che sono la vita della levato l'assedio, dopo un vano armegvita. L'avess'egli cominciato innanzi l'e-l giare altro poco, Enrico nell'agosto del silio, certo che poscia gli venne e variato 1313 muore. Né Dante cessò d'onorarlo e aggrandito il disegno. Ma certo è altresi com'unico salvatore d' Italia. Tanterche dai primi canti (rinovellali o no) le rano coloro che la sua dottrina politica proporzioni dell'intero poema erano già fanno pura di passioni e di pregiudizii. con esattezza matematica misurate (1). Egli che d'essere nato de' nobili se, ne Dote degl'ingegoi sovrani; l'imaginazio leneva, che voleva gli ordini civili distinne potente, ma signoreggiata dall'intel ti, e poche mani regger la somma delle letto, e però signora di sé.

cose; egli che con Aristotile pensava alNuove speranze, duramente deluse. tri uomini essere nati a governare, altri Nel 1307 un escrcito condotto dal car- / a ubbidire, non era in tutto precursore dinale degli Orsini assale i Neri; è re de'liberi d’oggidi. spinto. Il Poeta seguita in Lunigiana ad Stelte per poco a Ravenna presso Guiapprofittare dell'ospitalità de' buoni mar do da Polenta padre di Bernardino, ch'achesi di Malaspina, discendenti di que' | veva in Campaldino combattuto con DanFrangipane, da' quali gli Allighieri an te, e di Francesca da Rimini. Nel 1314. chi' essi avevano origine. Poi valica l’Alpi, gli era a Lucca, innamorato di giovane e vede la Francia, e negli studi teologici donna, accoltovi od almeno sofferto da si profonda. Forse di lå trapassò in In Uguccione signore di Pisa, che l'aveva cacghilterra.

ciato d'Arezzo. Da questo vedi se UgucAd Alberto imperatore, ucciso, succe cione potcss' essere il Veltro, salute d'Ideva Enrico VII, che nel seguente anno si talia.

.. appresta al viaggio d'Italia. Allora le spe. Poteva Dante nel 1318 (altri vuole nel ranze di Dante gli dettano quella rab) diciotto), pagando una multa e presenbiosa lettera contro Firenze, o piuttosto landosi in chiesa con un cero alla mano, contro la parte che quivi teneva alta la riavere la patria: rifiutò i vili patti con fronte. Egli le impreca, le implora l'ira lettera memoranda. Onde i nemici irritati d'Enrico, e la chiama co'più abbomine rinnovarono la condanna. Si rifuggi poi Foli nomi. Macchia grande in vita sì pura, presso Cane della Scala, che in sul prise non la lavassero in parle le parole d'af- | mo l'accolse degnamente; ma poi pare setto più mite ch'egli poi proferi man gli usasse qualche sgarbo, o nojato dalsuefatto dal dolore impotente e dagli an l'indole tetra del poeta, o preso dalla soni. Del resto Enrico, mediocre uomo , | lita volubilità de' potenti. E, a quanto amava il bene d'Italia a modo suo e de' pare, gli diede l'ufficio di giudice, non tempi, e tendeva a riconciliazione sincera tant' umile forse quant'altri pensa. Irricon qualche condimento di stragi e di verente non è da credere fosse mai: chè sfrauti. Mal fece : ma Italiani parecchi non avrebbe Dante nella dedica (da taluni avrebbero, nella condizion sua, fatto stimata apocrisa non veggo perché), nella peggio.

dedica, dico, del Paradiso non anche fi

nilo, osato o degnato parlargli delle pro(1) Vedi l'XI e il XXIX dell'Inferno e il XXXIII,

prie necessità: urget me rei familiaris che rispondono al primo e al XXXIII del Purgatorio : ma vedi segnatamente la corrispondenza del II dell'In

egestas ...i ferno col XXXII del Paradiso.

Dimorò nel Friuli presso il patriarca

Torriano, guelfo; a Gubbio, presso Bosone forte ossatura; colorito bruno, barba e suo commentatore poi, e già esule an- capello spessi, neri e crespi. Dicitore sach'egli, ghibellino; a Ravenna, sempre condo in ringhiera, ne' colloquii rado e coll'animo più scuorato e più alto il pen- tardo, ma arguto: contegnoso, cortese, siero. Poco avanti la morte diede fine al astinente e ordinato ne' cibi, vigilante. poema. Circa il 1308 gli era forse morta Sapeva di disegno: ebbe amici Giotto, la moglie, e prima o poi, due figli de’sei. al qual su, dicono, consigliatore; il mi

E forse dopo compiuto il poema comin- nialore Oderigi da Gubbio, il cantore Caciò quella storia di parte guelfa e ghibel sella. E sapeva anch'egli di canto. lina che accenna il Filelfo; e continuò, o, Morto lui, la repubblica di Firenze incominciato, compiè il Trattato della M0- viò Giovanni Boccaccio a Ravenna, pornarchia, dove s'ingegna di porre i limiti tando fiorini dieci d'oro, forse non netra il sacerdozio e l'impero; di dimostrare cessario soccorso, alla figliuola Beatrice, come il diritto dell'imperatore è divino, che viveva in un chiostro. Due de' figliuoe come spetta a lui da lontano vigilare li, tornati a Verona, fermarono dimora sopra le sorti de' popoli, senz'offesa de' quivi. E Pietro vi lasciò discendenza. E nazionali poteri e delle municipali fran il Boccaccio e altri dopo dichiararono la chigie. Applicando alle cose del reggi Commedia nelle chiese di Firenze, che i mento quel che santo Agostino pensò de' proprii biasimi riverente ascoltava. religiosi fini ai quali era serbata la romana Non è qui bisogno discorrere del poegrandezza, e' voleva conciliare l'unità po ma e della testura e de' fini. I personaggi Jitica con le civili libertà, gli opposti van. mitologici che in esso appariscono, o sono taggi di parte guelfa e di parte ghibellina. simboli, o Dante li tenne storici: Anteo, Le voglie dei Ghibellini d'allora non erano Mirra, Achille, Ulisse, Capanéo, Sinone, nè tanto strane nè tanto dotte. Lui morto, Rifeo, Diomede. Della storia antica hai quel libro fu invocato da Lodovico il Ba | Adamo, Raab, Davide, Ezechiele, Catone, varo, al quale era indiritto, e che nel suo Curione, Trajano, Costantino, Giustiniaghibellinesimo violava i diritti della sedeno, Maometto. De' più recenti, nell' Incon le ambizioni della corte; onde il libro ferno, Nicolò III e Celestino V papi, Casu arso per cenno d'un cardinale, e per | talano e Loteringo e Guido di Montefelpoco non sparse al vento le ceneri del tro, frati, Brunetto Latini, Rusticucci, Alpoeta. Alcune proposizioni poi di quello, dobrandi, Guidoguerra, Ciampolo, Berdannate, e a ragione, dal. Concilio di trando del Bornio, Alberti, Bocca degli Trento.

Abati, Ugolino, cittadini più o men rinoSull' ultimo, che il nome di Dante era mati, con altri quattordici o quindici affettuosamente venerato da molti, Guido, oscuri. Di donne storiche l'Inferno ha sola signor di Ravenna, nipote di Francesca da Francesca, trattata con amorosa pietà: il Rimini, e guelso, gli offerse la laurea , Purgatorio, Pia e Sapía, e, come simbolo, oflertagli anco a Bologna: ma egli la spe Matilde. Ivi sono due papi, Martino V, rava sul fonte del suo battesimo. Invano. pappone, e Adriano V, avido d'oro; un Nel 1321, tornato da un'imbasciata per abate degli Scaligeri, accidioso: molti siGuido avuta a Venezia, nell'anno di età gnori e re, Ugo Capeto, Manfredi, Nino, cinquantesimosesto, con vivo dolore de' | Malaspina, uno de Santafiore; cittadini suoi falli, e co'cattolici sacramenti mori. notabili, meno che nell'Inferno: Del GasSplendide le esequie, e come trionfo. Gli sero, Guido del Duca , Ranieri da Calboli, ultimi tredici canti favoleggia il Boccaccio Marco. Ma molti i cari al pocta: Gasella, scoperti come per visione divina. E forse Belacqua, Buonconte, Oderigi, Forcse, nella favola è questo di vero, che sola- | Buonaggiunta e Guido Guinicelli, poeti mente dopo la morte di lui apparvero in d'Italia , Arnaldo di Provenza. Il Paradiso luce.

ba tre donne, Piccarda, Costanza, Cunizza; Ebbe mezzana statura, curvo sul de- di moderni al Poeta non hai che Romeo, clinare degli anni: grave e mite l'andare, il pellegrino, Carlo Martello, il figliuol il vestito decente: mesto sempre, ma non di Carlo II di Puglia, che fu re d'Unghesenza amorevolezza il sorriso. Naso aqui- ria, e fin dal 1289 aveva in Firenze velino, grandi occhi, viso lungo, mento dulo Dante e postogli affetto; c il trisarilevato, il labbro di sopra sporgente, volo Cacciaguida.

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