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ben saldate controversie col padre, vi frappose la violenza, ed a un tempo ne spogliò lui e ne tenne lungi i ministri del fisco. Il che tolleratosi negli ultimi mesi di Giulio III per non appiccar nuovo incendio fra tante fiamme d'Italia, e non recato a giudicio nel momentaneo pontificato di Marcello, non parve comportevole al petto severo di Paolo. Onde legato dap

prima co già detti vietamenti Marcantonio

in Roma, e dipoi partitosene lui con rompimento di essi, furon publicati monitorii contro al padre e al figliuolo. Il primo scusossi d'esser a Napoli ritenuto per causa di tentata sollevazione in Abruzzi. Il secondo rispose, che le castella eransi da lui depositate in mano di Diego Mendozza, il quale mediante l'ambasciador cesareo negava di poterle restituire senza commession dell'imperadore (1); e fra tanto Ascanio attendeva a fortificar Paliano. Sì che procedendosi in contumacia, furono spogliati a forza del loro dominii. Anche ad Ascanio della Cornia, ed a Giuliano Cesarini fu disdetto l'uscir di Roma. Nè qui

(1) Appare da una lettera del cardinal Farnese de 21 di settembre 1555 al cavalier Tiburzio.

si contennero le disconfidenze e le cautele; ma il papa rimosse dal suo servigio sei camerieri quasi tutti del primo sangue napoletano, i quali egli, con vistosi concetti di farsi servire da nobili, s'era scelti, ed ancor Muzio Tuttavilla luogotenente della sua guardia. Anzi, ciò che parve più strano, depose il conte di Popoli, nipote suo per sorella, dal carico di governator generale dell'armi ecclesiastiche. Nè v'ebbe altra cagione, che per esser ciascun di essi o inverso delle famiglie, o delle possessioni loro suddito agli Spagnuoli, e riputato d'affezione conforme all'obligazione. Or mentre il camerlingo stava in castello, e'l papa era agitato da sì fieri sospetti, e sdegni verso la parte di Cesare, risonando fresco il romore delle macchinazioni trattate contra di esso in quella notturna e sediziosa assemblea ; non lasciò il cardinal Carrafa slontanar l'opportunità di stringer l'unione co' Francesi. E non contentandosi, o non fidandosi di maneggiarla co ministri del re in Roma, inviò a Parigi segretamente un suo gentiluomo, che riferendo ed amplificando le sostenute offese, e molto più le imminenti, dimostrasse ad Arrigo la necessità inevitabile che avrebbe il papa, ove anche nel fatto delle galee, in cui entrava la riputazione d'amendue, si trovasse compenso, a ripararsi dalla forza colla forza; e non bastando la sua propria, ad invocar quella di Francia, regno destinato alla gloria di difender i vicarii di Cristo, e di reprimer le violenze degli Spagnuoli. Il messaggio fu Annibale Ruccellai nipote di Giovanni della Casa arcivescovo di Benevento, che'l papa dalla nunziatura di Vinezia avea chiamato alla segreteria di stato, come persona eccellentissima nelle lettere umane, e più che ordinaria ancora nelle divine: a cui dicono, che avendo una sera il pontefice destinata la maggior dignità nel concistoro futuro la mattina seguente, ne fu distolto dalla lezione d'alcuni latini versi lascivi composti dal Casa in altro tempo, e mostrati al rigoroso pontefice per ruina dell'autore. Or tanto il Casa, quanto il nipote usciti di Firenze, e avidissimi di ricuperare a se la patria, ed alla patria la libertà ; erano acconci strumenti a procurare l'uno con la penna, l'altro con la voce que moti in Italia, i

quali tendessero ad un tal centro. Avvedutamente il cardinal Caraffa di commessione, come si è detto, che la proposta del Ruccellai fosse sciolta di qualunque dependenza dalla perseverante discordia intorno alle galee; imperò che ne prevedea vicino l'acconcio, sì come avvenne. Sforza Sforza conte di Santa Fiora, fratello del camerlingo e capo della famiglia, il quale avea merito di lunghi servigi con Cesare, tosto che vide il cardinale rinchiuso, andò sollecitamente dal duca d'Alba; e ponendogli innanzi il soprastante precipizio della sua casa, ne ottenne commessione al Mendozza, che i legni fossero rimandati a Civitavecchia : ove riconsegnaronsi all'Alamanni. Di che raddolcito il papa, a supplicazione del collegio, liberò il cardinale venti giorni dopo la ritenzione: ma con precedente sicurtà di trecento mila scudi, e con divieto a pena di perder e l'entrate, e le dignità, di non partirsi da Roma, e con una susseguente riprensione acerbissima che gli fedi sua voce nel primo concistoro. Tanto quel decrepito corpo era ben fornito di cuore per sostener la maestà del principato, se alla robustezza del cuore fosse stata uguale quella del braccio. Là dove per quest'ubbidienza l'animo del pontefice rimaneva in parte disacerbato, inacerbissi più aspramente per novella offensione: essendoli fatto credere, che certo abate Nanni macchinasse veleno al cardinal Caraffa per ordinazion dell'imperadore; e che un tal Cesare Spina calavrese fosse stato mandato a Roma per dargli morte. Il Nanni, fatto prigione ed esaminato, disse ch'era inviato da Napoli all'abate Bersegno agente del duca d'Alba. Or con opportunità che'l Bersegno avea portati danari al duca in Piemonte, e che di là ritornando passò per Bologna, fu quivi preso e condotto a Roma con tutte le lettere, e con altre segrete scritture. Le quali essendo gran parte in cifera, furono diciferate. E come tra l'ombre si veggono le fantasime, e quanto lo scritto è più oscuro, tanto più soggiace ad ogni strana interpretazione; cercossi di farne apparire varii trattati de ministri imperiali contro al cardinale, e contro allo stesso papa. Si formarono di ciò con sommo studio e segreto molti processi: ed

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