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marrano volontieri alcune cose; le quali, benchè forse siano intervenute senza colpa loro, portan però seco un'ombra d'infamia; come faceva un cavalier che tutti conoscete, il qual sempre che udiva far menzion del fatto d'arme che si fece in Parmegiana contra 'l re Carlo (1), subito cominciava a dir in che modo egli era fuggito, nè parea che di quella giornata altro avesse veduto o inteso : parlandosi poi d'una certa giostra famesa, contava pur sempre, come egli era caduto; e spesso ancor parea che nei ragionamenti andasse cercando di far venire a proposito il poter narrare che una notte, andando a parlar ad una donna, avea ricevuto di molte bastonate. Queste sciocchezze non voglio io che dica il nostro cortigiano, ma parmi ben che offrendosegli occasion di mostrarsi in cosa di che non sappia punto, debba fuggirla, e se pur la necessità lo stringe, confessar chiaramente di non saperne, più presto che mettersi a quel rischio, e così fuggirà un biasimo che oggidì meritano molti, i quali, non so per qual loro perverso instinto o giudizio fuor di ragione, sempre si mettono a far quel che non sanno e lascian quel che sanno; e per confermazion di questo, io comosco un eccellentissimo musico, il qual, lasciata la musica, s'è dato totalmente a compor versi, e credesi in quello esser grandissimo uomo, e fa ridere ognuno di se, e omai ha perduta ancor la musica. Un altro de primi pittori del mondo (2) sprezza quell'arte dove è rarissimo,

(1) Il fatto d'arme successe nel distretto di Parma presso il fiume Taro l'anno 1495 tra le milizie confederate della repubblica Veneta, del papa Alessandro VI e di Lodovico Sforza, duca di Milano, e l'armata di Carlo VIII re di Francia.

(*) Il Pittore era forse Leonardo da Vinci.

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LIBRO SECONDO 179

e si è posto ad imparar filosofia; nella quale ha cosi strani concetti e nuove chimere, che esso con tutta la sua pittura non saprebbe dipingerle. E di questi tali infiniti si trovano. Son bene alcuni, i quali conoscendosi avere eccellenza in una cosa, fanno principal professione d'un'altra, della qual però non sono ignoranti; ma ogni volta che loro occorre mostrarsi in quella dove si senton valere, si mostran gagliardamente; e vien loro talor fatto che la brigata, vedendoli valer tanto in " che non è loro professione, estima che vaglian molto più in quello di che fan professione. Quest'arte, s'ella è accompagnata da buon giudizio, non mi dispiace punto. Rispose allor il signor Gasparo Pallavicino: Questa a me non par arte, ma vero inganno; nè credo che si convenga a chi vuol esser uomo da bene, mai l'ingannare. Questo, disse M. Federico, è più presto un ornamento, il quale accompagna quella cosa che colui fa, che inganno; e se pur è inganno, non è da biasimare. Non direte voi ancora, che di due che maneggian l'arme, quel che batte il compagno, lo inganna ? e questo è perchè ha più arte che l'altro. E se voi avete una gioia, la qual dislegata mostri esser bella, venendo poi alle mani d'un buon orefice che, col legarla bene, la faccia parer molto più bella, non direte voi che quell'orefice inganna gli occhi di chi la vede? e I" di quell' inganno merita lode, perchè col uon giudizio e con l'arte, le maestrevoli mani spesso aggiungon grazia ed ornamento all'avorio, ovvero all' argento, ovvero ad una bella pietra circondandola di fin oro. Non diciamo adunque che l' arte o tal inganno ( se pur voi Io volete così chiamare) meriti biasimo alcuno. Non è ancor disconveniente che un uomo che si senta valere in una cosa, cerchi destramen te occasione di mostrarsi in quella, e medesimamente nasconda le parti che gli paion poco lodevoli, il tutto però con una certa avvertita dissimulazione. Non vi ricorda come, senza mostrar di cercarle, ben pigliava l' occasioni il re Ferrando di spogliarsi talor in giuppone o e questo, perchè si sentiva dispostissimo; e perchè non avea troppo buone mani, rare volte, o quasi mai si cavava i guanti? e pochi erano che di questa sua avvertenza s'accorgessero. Parmi ancor aver letto che Giulio Cesare portasse volentieri la laurea, per nascondere il calvizio. Ma circa questi modi bisogna esser molto prudente e di buon giudizio, per non uscire de'termini; perchè molte volte l'uomo per fuggir un errore, incorre nell'altro, e per voler acquistar lode, acquista biasimo. a dunque sicurissima cosa nel modo del vivere e nel conversare, governarsi sempre con una certa onesta mediocrità , chè nel vero è grandissimo e fermissimo scudo contra la invi , dia, la qual si dee fuggir quanto più si può. Voglio ancor che 'l nostro cortigiano si guardi di non acquistar nome di bugiardo, nè di vano, il che talor interviene a quegli ancora che nol meritano; però ne' suoi ragionamenti sia sempre avvertito di non uscire della verisimilitudine, e di non dir ancor troppo spesso quelle verità che hanno faccia di menzogna, come molti che non Parlan mai se non di miracoli, e voglion esser di tanta autorità , che ogni incredibil cosa a loro sia creduta. Altri nel principio d'una ami. cizia, per acquistar grazia col nuovo amico, il primo di che gli parlano, giurano non aver persona al mondo che più amino che lui, e che vorrebbero volentier morir per fargli servizio, e

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tali cose fuor di ragione; e quando da lui si partono fanno le viste di piangere e di non poter dir parola per dolore; così per voler esser

tenuti troppo amorevoli, si fanno estimar bu

giardi e sciocchi adulatori. Ma troppo lungo e

faticoso sarebbe voler discorrer tutti i vizi che

possono occorrere nel modo del conversare; però per quello ch'io desidero nel cortigiano, basti dire, oltre alle cose già dette, ch'egli sia tale, che mai non gli manchin ragionamenti buoni e accomodati a quelli coi quali parla, e sappia con una certa dolcezza ricrear gli animi degli uditori ; e con motti piacevoli e facezie, discretamente indurli a festa e riso, di sorte che senza venir mai a fastidio o pur a saziare, continuamente diletti. Io penso che ormai la signora Emilia mi darà licenza di tacere i la qual cosa s'ella mi negherà, io per le parole mie mede. sime sarò convinto non esser quel buon cortigiano di cui ho parlato ; che non solamente i buoni ragionamenti, i quali nè mo, nè forse mai da me avete uditi , ma ancor questi miei, come voglia che si siano , in tutto mi mancano.

- CAPO XV.

Delle facezie. Se appartengono alla sola natura, o ancor all' arte.

Aitor disse; ridendo, il signor Prefetto: lo non voglio che questa falsa opinion resti nell'animo d'alcun di noi, che voi non siate bonissimo cortigiano; che certo il desiderio vostro di tacer più presto procede dal volere fuggir. fa. tica, che da mancarvi ragionamenti. Però accioc

che non paia che in compagnia così degna, co

me è questa, e ragionamento tanto eccellente, si sia lasciato addietro parte alcuna, siate contento d'insegnarci come abbiamo ad usar le facezie, delle quali avete or fatta menzione, e mostrarci l'arte che s'appartiene a tutta questa sorte di parlar piacevole, per indurre riso e sesta con gentil modo; perchè in vero a me pare che importi assai, e molto si convenga al cortigiano. Signor mio, rispose allor M. Federico, le facezie e i motti sono più presto dono e grazia di natura che d'arte; ma bene in questo si trovano alcune nazioni pronte più l'una che l'altra, come i Toscani, che in vero sono acutissimi. Pare ancor che agli Spagnuoli sia assai proprio il motteggiare. Trovansi ben però molti, e di queste e d'ogni altra nazione, i quali per troppa loquacità passan talori termini, e diventano insulsi e inetti; perchè non han rispetto alla sorte delle persone con le quali parlano, al luogo ove si trovano, al tempo, alla gravità e alla modestia che essi proprii mantenere dovrebbero. - Allora il signor Prefetto rispose: Voi negate che nelle facezie sia arte alcuna, e pur, dicendo mal di que” che non servano in esse la modestia e gravità, e non hanno rispetto al tempo ed alle persone con le quali parlano, parmi che dimostriate che ancor questo insegnar si possa, e abbia in sè qualche disciplina. Queste regole, signor mio, rispose messer Federico, son tanto universali, che ad ogni cosa si confanno e giovano. Ma io ho detto nelle facezie non esser arte, perchè di due sorti solamente parmi che se ne trovino; delle quali l'una si estende nel ragionar lungo e continuato, come si vede di alcuni uomini, che con tanto buona grazia, e così piacevolmente, narrano ed espri

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