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11. lo era in giuso ancor attento e chino,

Quando 'I mio duca mi tento di costa,

Dicendo : - Parla tu: questi è latino. — 12. Ed io, ch'avea già pronta la risposta,

Seuza 'ndugio a parlare incominciai:

- anima che se' laggiù nascosta, 13. Romagna tua non è, e non fu mai,

Senza guerra ne'cuor de'suoi tiranni;

Ma palese nessuna or ven lasciai. 14. Ravenna sta come stat' è molti anni;

L'aquila da Polenta la si cova,

Si che Cervia ricuopre co'suoi vanni. 15. La terra che se' già la lunga pruova,

B di Franceschi sanguinoso mucchio,

Sotto le branche verdi si ritruova. 16. E 'I Mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio,

Che fecer di Montagna il mal governo,
Là dove soglion, fan de’denti succhio.

17. La città di Lamune e di Santerno

Conduce il leuncel dal nido bianco,

Che muta parte dalla state al verno. 18 E quella a cui il Savio bagna il fianco,

Cosi com'ella si è tra 'l piano e 'l monte,

Tra tirannia si vive e stato franco. 19. Ora chi se', ti prego che ne conte.

Non esser duro più ch'altri sia stato;

Se 'l nome tuo nel mondo tegna (ronle. — 20. Poscia che 'l fuoco alquanto ebbe rugghialo

Al modo suo, l'aguta punta mosse

Di qua di là; e poi diè cotal fiato: 21. — S'i' credessi che mia risposta fosse

A persona che mai tornasse al mondo,

Questa fiamma staria senza più scosse. 22. Ma perocchè giammai di questo fondo

Non ritornò alcun, s'i' odo il vero;

Senza tema d'infamia ti rispondo. 23. l' fui uom d'arme, e poi fu' cordigliero,

Credendomi, si cinto, fare ammenda :
E certo il creder mio veniva intero

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11. (L) TENTÒ DI COSTA: toccò per cenno. - Latixo: Italiano, non Greco.

(SL) TENTÒ. Inf., XII, 1. 29. - Costa. Hor. Sat., II, 5: Cubilo slantem prope langens. – Latino. Nella Volgare Eloquenza chiama l'italiano latinum vulgarc.

13. (L) Non !... SENZA GUERRA NE' CUOR DE' SUOI TIRANNI: e' la bramano sempre.

(F) TIRANI. Jer., VI, 28: Oinnes isli principes declinanlos, ambulantes fraudulenter, ees, et ferrum: universi corrupti sunt. Som. : La lirannide è la pessima corruzione del reggimento.

14. (SL) (AQUILA. Tiraboschi, Stor. lett., t. V. I. III, c. 11, pag. 13.] — CERVia. Lontana dodici miglia da Ravenna. 15. (L) LA TERRA ... : Forli. – BRANCHE del leone.

(SL) TERRA. Forli che sosteune l'assedio d'un anno contro i Bolognesi e la Chiesa e sotto gli Ordelaffi successori di Mainardo , che avevan per arme un leoncino verde, dal mezzo in su d'oro, in giù con tre liste verdi e tre d'oro. -- (Pruova. Modo che tiene del subline: Antonio , che per amor perdi la gran ventura. Petrarca ne abbonda ne' Trionfi : Milziade che il gran giogo a Grecia lolsc.] -- FRANCESCHI per Francesi, anco in prosa. - Mocchio. Æn., VI : Super con fusce stragis accruum. - X: Ingenlos Rutulorum linquis acerros ... (Ricorda molte storie de' suoi tempi. Ostizio dell'alto poeta.)

16. (L) LÀ DOVE...: Rimini e altre terre suddite. Succhio per istraziare.

(SL) Mastix. I due Malatesta. Il vecchio nel 1296 combatto co' Guelli contro i Ghibellini , li cacció con istrage, incarcerò Montagna , cavaliere della famiglia riminese de' Parcitati; poi gli diede la morte. Malateslino, suo figlio, è il muast in nuovo di cui nacquero il marito di Francesca e Paolo e Pandolfo, e Malatestino il traditore, cieco da un occhio (Inf. , XXVIII). Questa famiglia signoreggio gran parte della Marca, e fu detta da Verrucchio, da un castello che Rimini donò a Malatesta padre del vecchio Maslino. Questi nel 1975 co' Bolognesi, Parmigiani, Modanesi, Reggiani, Ferraresi, sconfisse que' di Forli e di Faenza: nel 1288 su caccialo di Rimini: quindi, aiutato dal Papa , ricuperò la tirannide. — Governo. Petr. , Trionfo della Fama, II: Chi de'nostri duci... fece 'l mal governo. - Succhio. Sacok.. Fece un foro con un succhio in quel muro.

17. (L) LA CITTÀ DI LAMONE E DI SANTERNO: Faenza in e Imola. – Parte: partito. In Toscana, ch'è a mezzodi, guelfo; in Romagna , ch'è a tramontana, ghibellino

(SL) Lamone, Faenza , presso il fiume Lamode; Imola presso il Santerno, - LEONCEL. Forse loonerlo nido per is pregio. Il leone in campo bianco era l'arine di Mainardo Pagani di Susinana , soprannominato il Diavolo, uomo, accortissimo, nemico dei pastori di santa Chiesa; Guelfo in Toscana, Ghibellino in Romagna, come lo fa un trecentista ; nobile, bello, forte, audace, al dire di Benvenuto imolese. Fu in varii tempi signore d'Imola , di Cesena, di Faenza (ove nel 1990 succedette a Manfredi), di Forlì, di Ravenna; nel 1289 combatte contr' Arezzo; nel 1300 entrò in Firenze col Valots (Dino, II); mori in Imola il 1302; aveva moglie una hitrentina de' Tosinghi, famiglia nominata da Dante (Par., XVI). E' combatteva co' Guelli di Firenze co' suoi Romagnoli contro gli Aretini nel 1289 alla battaglia di Campaldino, dove combatté Dante stesso. Buono e savio capitano di guerra lo chiama il Villani (VII, 31). Nella guerra fra Azzo VII d'Este e Bologna, dal 1995 al 1999 combatte per Azzo co' suoi Faentini; nel 1297 aiuto a prender Imola (Mural:, IX, p. 834; XV, p. 345, XVIII, p. 299). 18. (L) E QUELLA: e Cesena. - St. Riempitivo.

(SL) PIANO. Sempre il monte è più libero della valle. Nel 1301, Uguccione, abitante in Cesena con altri due grandi sospeltati di voglie tiranniche, fu cacciato di viva forza (Scip. Chiaram. I. XI). — Franco. Vill. Franchi cittadini,

19. (L) Conte : racconti. - Altri in Inferno a parlarmi, - SE: cosi. – TEGNA FRONTE: vira. 20. (L) AGUta: acula.

(SL) DIÈ. Æn. V: Dedit gonitum tuba. Georg., III : Sonum... arma dedére. Ov. Mel., IX: Linyra... icto... dedil aere voccs.

22 (SL) SENZA. Ciò prova che nessuno al mondo se peva la colpa appostagli dal Poeta.

23. (L) CORDIGLIERO: Francescano. -- Si: cosi. - Ano MEXDA de' talli miei. - VESIVA: s'adempiva.

#1. Se non fosse 'l gran prete, a cui mal prenda,

Che mi rimise nelle prime colpe :

E come e quare, voglio che m'intenda. 23. Ventre ch'io forma sui d'ossa e di polpe,

Che la madre mi dié, l'opere mie

Non furon leonine, ma di volpe. 6. Gli accorgimenti e le coperte vie

I seppi tutte; e si menai lor arte

Ch'al fine della terra il suono uscie. 9. Quando mi vidi giunto in quella parte

Di mia età, dove ciascun dovrebbe

Calar le vele e raccoglier le sarle ; 3. Co che pria mi piaceva, allor m'increbbe:

E penluto e confesso mi rendei,

Ahi miser lasso ! e giovato sarebbe. 19. Lo principe de nuovi Farisei,

Avendo guerra presso a Laterano
E non con Saracin', nè con Giudei ;

30. Chè ciascun suo nimico era cristiano,

E nessuno era stato a vincer Acri,

Né mercatante in terra di Soldano); 34. Nė sommo uficio nè ordini sacri

Guardò in sė, nè in me quel capestro,

Che solea far i suoi cinti più macri. 32. Ma, come Costantin chiese Silvestro,

Dentro Siralti, a guarir della lebbre;

Gosi mi chiese questi per maestro 33. A guarir della sua superba febbre:

Domandommi consiglio; ed io tacetti,

Perchè le sue parole parvero ebbre. 34. E poi mi disse : « Tuo cuor non sospetti ;

Fin' or t'assolvo; e tu m'insegna fare
Si come Penestrino in terra getti.

24. (L) *L GRAN PRETE: Bonifazio VIII. – QUARE: percbe, - Che tu.

(SL) MAL Fior. d'It. : Male te ne coglierà. OTALE. Saceh., III. 25. IL Foana: anima avvivante il corpo.

Fi Foan. Som.: Essendo la forma dell' uomo in naturale, richiede determinata materia, cioè carne dosa, che garien porre nella definizione pour de Filosofo (Arist. Met. , VII). Luc. , XXIV, 39 :

rites ara, et ossa non habet. Ov. Met., IV: Eusanyours site corpore et ossibus umbræ. 26. (1) Fuse: confine, – Suono uscie: fama si stese.

(SL) Fine. Semint.: De' fini della patria. Caro :

A feni in bando. Uscie. Psal. XVIII, 4: In na lerram ericil sonus eorum. Dino, l. II: Il buon bat da Montefeltro, di cui graziosa fama rolò per la il mondo.

Vie. Som. : Ad astuzia apparliene ritrovare the eve apparenti e non vere a conseguire il fine pro

:e lesecuzione dell'astuzia si fa per dolo in pa. per frode in falli. UL) LY QCELLA PARTE DI VIA ETA: presso ai 74. – W LE VELE E RACCOGLIER LE SARTE: darsi a Dio.

SL) GIUNTO. En., X: Melasque dati pervenit

vevano lor case presso quella basilica. Fin dal 1290 i Colonda erano troppo grandi nello Stato Romano; Bonifazio li temeva. Il Petrarca, di lui : Fulminabat ille de terris... el diclis minacibus intonabat. Bonifazio, per saziare le libidini d' un suo nipote, invitò a mensa una de' Colonna, e la diede allo voglie di costui : la donna resistette : onde gli odii. I Colonna rubarono non so che tesoro del Papa ; ond'egli depose i due Cardinali della famiglia, e atterrò le lor case, e bandi loro la croce addosso , chè sapeva ch' e' teneran trattato con Federigo re di Sicilia. Ed eglino negarono a Bonifazio ubbidienza e s'appellarono al futuro concilio

(F) PRINCIPE. Matth., XXVII, 20: Principes... sacerdotum; ma qui principe ha doppio senso. — FARISEI. Cardinali, dice l' Anonimo. Matth. XXIII, 2, 3: Super cathedram Moysi sederunt Scribæ, et Phariscei ... Qucecumque direrint vobis, servale, et facile; secundum opera vero eorum nolite facere,

30. (SL) Acri. Rinnegata la fede, non era stato co' Saraceni a combattere. Nel 1291 il Soldano di Babilonia con grand' osle attorpió la città indarno difesa dai valorosi Templarii ; la vinse, la saccheggio: sessantamila furono tra morti e presi; il commercio fiorentino n'ebbe gran rotla, perch' Acri, dice il Villani , era un elemento del mondo (VII, 144, 145).

31. (L) SOMmo: papale. - CAPESTRO: cordone. - MACRI, per le astinenze, i frati che lo cingevano.

(SL) CAPESTRO. Dante, di s. Francesco: L'umile. capcslro (Par., XI). — Macri. Nel Paradiso rimprovera più volte la carnale lautezza a costoro.

(F) SACRI. A religioso, dice l'Anonimo, é interdelto ogni alto laicale, non che di guerra. 32. (L) SIRAtti: Soralte, ora monte Sant'Oreste.

(SL) COSTANTIN. Tradizione favolosa. Diltam., II, 12:11 mayno Costantin ch'essendo infirmo Alla sua leb. bra non trovò sostegno Quando Silvestro a Dio fedele e fermo, Partito da Siralli e giunto a lui, Sol col battesmo gli tolse ogni vermo. - Som.: Silvestro fu famigliare a Costantino. (De Mon., lib. III : Dicono taluni lullavia che Costantino inondato dalla lebbra, per interces. sione di Silvestro Sommo Pontefice, la sede dell' imperio, cioè Roma, donasse alla Chiesa con di molt'altre dignità imperiali.] — SIRATTI. Anco in prosa. — MAESTRO per medico, il Boccaccio (XXIX, 2). Qui ha doppio senso. 33. (SL) PAROLE. Tibul., III, 6, 36 : Ebria verba,

(F) FEBBRE. Ambr. : Iracondia è la nostra febbre. Bernardo : Il peccato è alla natura quel che è al corpo la febbre. – EBBRE. Jer., XIII, 13. Implebo... sacerdotes... ebrietate. Som.: Paragona la speranza all'ebbrezza.

34. (L) Fir'or: fin d'ora. – PESESTRINO: Preneste, ora Palestrina. — Gerti io.

(SL) CUOR. Is., VII, 4: Cor luum ne formidel.

(F) SARTE. Conv.: L'anima in vecchiaia ritorna a Dan, siccome a quello porto ond' ella si parlio... Cosi timular el buono marinaro, che, com' cllo appropinqua al por, cala le sue cele, « socemente con debile condufinde entra in quello ; cosi noi dorremmo calare le vepo delle nostre mondane operazioni, e lornare a Dio... Call caliere Lancillotto non rolle entrare con le pro alle; né il nobilissimo nostro latino Guido Monfelfraza Bella loro lunga elà a religione si rendero, ogni has diletto e opera diponendo. Sen.: Incipiamus in

bertate rela colligere... In frelo virimus, moriamur home Semiot. : Raccoglier le vele.

L PUNTCTO E COXFESSO: pentito e confessato.

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SL) CONFESSO. Gio. Vill., XII, 10: Andasse a Roma menfesso e penalilo de' suoi peccati. - RENDEI. Conv.: A Feigume si rendero.

29.(L) LO PRINCIPE DE nuovi Fanisei : il papa. SIL, CON SARACE', NÉ CON GICDEI : a portar arme o Hitleraglie agl'infedeli.

SL) (PRINCIPE. Gio. Vill., VIII, 23.) AVENDO. Som.: Laboral belluar jusium. - LATERAXO. Coi Colonnesi ch'a. I

35. » Lo ciel poss' io serrare e disserrare, .

» Come tu sai: però son due le chiavi,

Che 'l mio antecessor non ebbe care. » 36. Allor mi pinser gli argomenti gravi

Là 've 'l tacer mi fu avviso il peggio;

E dissi : Padre, dacché tu mi lavi 37. • Di quel peccato ov'io mo cader deggio;

» Lunga promessa con l'attender corto

Ti farà trionfar nell'alto seggio. ” 38. Francesco venne poi, com'i' fui morto,

Per me. Ma un de' neri Cherubini

Gli disse: « Nol portar: non mi far torto. 39. » Venir se ne dee giù tra'miei meschini,

Perchè diede 'l consiglio frodolente,

• Dal quale in qua stato gli sono a'crini. 40. , Ch'assolver non si può chi non si pente;

• Nė pentere e volere insieme puossi,
• Per la contraddizion che nol consente. »

41. O me dolente! come mi riscossi

Quando mi prese, dicendomi : « Forse . Tu non pensavi ch'io loico fossi , 42. A Minos mi portó: e quegli attorse

Otto volte la coda al dosso duro;

E poi che per gran rabbia la si morse, 43. Disse : « Questi è de’rei del fuoco fumo. ,

Per ch'io, là dove vedi, son perduto;

E, si vestito andando, mi rancuro. 44. Quand'egli ebbe il suo dir così compiuto,

La fiamma dolorando si partio,

Torcendo e dibattendo 'I corno aguto. 45. Noi passammo oltre, ed io e 'l duca mio,

Su per lo scoglio, infino in su l'altr’arco,

Che copre 'l fosso in che si paga il fio 46. A quei che scommettendo acquistan carco.

SOSPETTI, Sospetto per tema. Ipf., XXIII. - PENESTRINO.
Vill., VIII: Palestrino. Da gran tempo il papa l'asse-

(SL) Coxsente. Cresc.: Se l'amore lo consenlira. diava.

(F) VOLERE. Greg.: Neque enim unquam caute. 35. (L) 'L MIO ANTECESSOR: Celestino.

niunt culpa operis ct reprehensibilitas cordis ; nam bo (SL) ANTECESSOR. Inf., III: Ironia diabolica. nus et malus quis simul esse non potest. - Che i dan

(F) Chiavi. Matth., XVI, 19: Tibi dabo claves. pati non si pentano, V. Som., 97, 16; 99,9 - Cox36. (L) PINSER: indussero. -MI FU AVVISO IL PEGGIO: TRADDIZION. Arist. Met., IV: Tutti i principii riduconsis mi parve pericolo.

a questo primo: impossibile insirme affirmarrosagarr. (SL) Pixser. Hor. Sat., II, 6: Hæc ubi dicta Agre 41, (L) Loico FOSSI. Adduce il principio della conslem pepulere. En., IV: Animum... labantem impulit. traddizione. (F) Lavi. Som. : Lavare dal peccato.

(SL) O ME DOLENTE! Boccaccio ed altri. - Loico. 37. (L) LUNGA PROMESSA CON L'ATTENDER CORTO: molto Villani. promettere, poco fare.

42. (L) Otto: lo danna all'ottava bolgia. – RABBIA (SL) PROMESSA d'assoluzione se s'arrendono. Re di tale reità. sero la fortezza e il papa li cacció. – ATTENDER. Dino,

(SL) Otto: lo danda all' ottava bolgia:c si morII, 49. Vive tuttora. - Corro. Bocc. : Corta fede.

de la coda, irato anch'egli, di tale reità - RABBLA. Stazio, 38. (L) FRANCESCO : il padre dell'ordine mio. - PER del re dell' Erebo che giudica: Nil hominum miserans NE: per levarmi seco. - NERI CHERUBINI : demonii. iralusque omnibus umbris (VIIT).

(SL) PER ME. Vit. ss. Padri: Li santi Angeli erano 43. (L) Furo: ladro. — Per ch': onde.- Si: cosi. – venuti per l'anima sua. Petr.: Al por giù di questa spo MI RANCURO : mi dolgo. glia Venga per me.

(SL) Disse. Non basta attorcere la coda ; consien (F) NERI CHERUBINI. Cosi forse li chiama per op che accenni la bolgia. - Furo. Inf., XXVI: Ed ogni posizione al serafico Padre. Anon, : Un demonio che fu fiamma un peccatore invola. - RANCCRO. Rancura per dell'ordine de' cherubini, lanto più presso all'imperatore dolore è nel Purgatorio e in Dante da Maiano. del regno doloroso , quanto i cherubini sono piu presso 45. (L) Scoglio dell'argine. — Arco: ponie. a Dio. Som. : L'angolo di Satana.

46. (L) SCOMMETTENDO : mettendo discordia. - CARCO 39.(L) STATO GLI SONO A' Crini perché non mi fuggisso. di colpa. (SL) MESCHINI. Inf., IX.

(SL) Carco. Diciamo: carico di coscienza , pese 40. (1) PENTERE E VOLERE: pentirsi del male e volerlo. | sull'anima.

Giustizia o misericordia.

La fine di questo Canto, dove un Cherubino nero, nima, se la piglia col corpo, e facendo nasce loglie al Padre serafico l'anima volpina d'un frate,

bufera che gonfii la fiumana, dall'Archiano lo traha riscontro nel quinto del Purgatorio, dove l'a- |

volge in Arno, e scioltegli le braccia in croce ch'e' nima di Buonconte, anch'egli da Montefeltro come

si strinse al petto morendo, lo caccia tra la melma questo Guido dannato, è presa dall'Angelo di Dio,

ignoto e insepolto. Vendetta da diavolo canzonato. e quel d'Inferno grida: 0 tu dal ciel, perchè mi

Questa invenzione ha fondamento in quel di Tomprivi ?, come questo qui grida a Francesco: Nol

maso (1): La divina sapienza permette che alcuni portar, non mi far torto. Qui il diavolo è logico, e reca in mezzo il principio di contraddizione; là si diletta di meteorologia, e non potendo aver l'a- | (1) Som., 1, 1, 109.

Lo

mali sien falli per mezzo degli Angeli o degli uo. mini rei per i beni che di li deduce, onde gli Angeli buoni non totalmente rattengono i rei dal nuocere. E l'altra invenzione del presente Canto ci reca anch'essa alle sue autorità (1): Gli Angeli buoni rivelano alcune cose a' rei per punire le anime prale, come gli assessori del giudice dicono certe cose ai bassi ministri della giustizia. E Basilio: Verrà l'Angelo orribile a prendere l'anima tua, e trovatala dalle forti catene de' peccati legata e cinta , e tulla intenta alle mondane cose e a' terreni pen. sieri, tutta lamentevole seco ne la trarrà a viva fora.

In una visione narrata dal calabrese abate Gioaehing, un religioso fa per via forte e pericolosa il cammino di ben sei giorni, e si ritrova fra linci, Jeoni e serpi che gli impediscono il passo (2). Ed foto, mentre egli si teme divorato da quelli, apparirgli un fiume di zolfo e di fuoco con sopravi un ponte stretto e sdrucciolevole; le anime ree cadono nei gorghi ardenti, le giuste passano ratte Cum'aquila.

Qui giova recare tradotto alla lettera un Canto serbico che non è de' più belli tra i tanti bellissimi di quel popolo, ma è documento di tradizioni e costumi:

La comare a lui, que' di Santo Giovanni, Ed egli a lei nė soldo né danaro.

A questo arde il destro braccio, — Chè con quello scannò le pecorelle erranti; » A questo terzo il piè arde, - Chè con esso percosse e padre e madre (1). Quelli passarono, innanzi procedettero (2), Ecco veggono due antichi vecchiardi. Loro ardono e le barbe e le teste. Or Maria all'Apostolo domanda : a Di', Pietro, in che peccarono ? — » Dirottelo, mia dolce sorella! (3)

Costoro erano gindici della terra (4), » Giudicarono de' morti e de' feriti,

E nel Comune sedettero a torto;
» E presero maledella taglia ;
„ E non s'altesero ancora a questo,

Ma facevano quanto potevano,
Gli usurai, sorella, e i taglieggiatori

In due tanti a Dio maledetti,
Poi mossero un po' innanzi,
Ivi trovarono una giovane sposa,
Che le ardono e i piedi e le mani,
E le casca la lingua fuor delle mascelle (5),
E pendono a lei vipere (6) dalle mammelle.
Quando la vede la fiammante Maria,
Ella tosto all'Apostolo domanda :

In che la trista a Dio pecco, » Che pena a pene gravi ?

Dirottelo, mia dolce sorella!
Peccatrice ostessa fu,
Nel vino acqua mescè
E per acqua danari prese;
Ebbe un promesso sposo,

Andò da lui ad altro; „ Quando si fu la giovanetta sposata con lui ✓ Getto sopra sé sorti, » Per non avere con lui fruito del suo seno,

E Dio le scrisse (7) sette figliuoli, » Eccoglieli, sorella, alle mammelle,

Con essi innanzi al Signore anderà.»
E andarono un po' più innanzi,
E trovarono una vecchia antica ;
Quest' è la madre della fiammante Maria,
A lei ardono e piedi e mani,
E arde a lei la chioma in sul capo,
E Maria sla lungo sua madre,
E addomanda l'antica madre :
« Di', madre, in che peccasti ?
Potessiti l'anima liberare..

Prega Dio la fiammante Maria (3): . « Dammi, Dio, del Cielo le chiavi, • Che del Cielo aprjamo le porte, • Ch'io giunga a traverso il Cielo in inferno, • Ch' io vegka la vecchia madre, • Potessile l'anima liberarel. Dio prega: e impetrò: Del Cielo le chiavi le porse, E con lei invió Pietro Apostolo (4): E del cielo aperser le porte, E passarono altraverso il Cielo in inferno; Or Ire compagni per l'inferno camminano : All'on compagno 'l piè (3) ardea E all'altro il braccio fino alla spalla , E al terzo la testa ardea (6). E Maria all'Apostolo domanda : • lo che, Pietro, a Dio peccarono • Che pedano a pene gravi ? (7)— • Diroltelo (8), fiammante Maria! • A questo arde la rossa testa • Chè questi non fece alla comare presenti (9):

Qui la madre racconta una storia che pare un frammento d'un altro Canto; e gli avrà forse con

(1) Som., 1, 1, 109. -- (2) Inf., 1. — (3) Santa Maria Maddalena e s. Elia che cadono di luglio hanno affidati a se nelle tradizioni serbiche i tuoni e i lampi e la folpore ; l'aggiunto poi di fiammante sta bene alla donna che coo l'ardenza del nobile amore riscatto il men che degno, - (4) In altre visioni d'altri popoli s. Pietro accompagoa i visitanti l' Inferno come se le sue chiavi servissero da per tutto. — (5) Ins., XIX. — (6) Anche qui la pena ineguale secondo la colpa , come in Dante e sovente ora es presso ora inteso. Inf., IX, XII, XXVIII ed altrove. -17) Le solite domande di Dante: Inf., III IV, V e sempre. - (8) Inf., II: Diccrolli molto breve. -(9) Comare in italiano nome quasi di celia, a' Serbi rappresenta un vincolo religioso e piucchè fraterno. I presenti non erano a cupidigia, ma a testimonianza

d'affetto - Il ncgarli dunque era insieme avarizia e | durczza di cuore e sconoscenza, e quasi irreligione. –

(1) n., VI: Pulsalusve parens. Dante non ba per questo peccato un proprio luogo ne tormento, come se consentisse al legislatore ateniese , il quale non assegnò pena al parricidio siccome a misfatto creduto impossibile. Ma nel XII dell'Inferno tocca d'uno ucciso dal figliuolo, che, per rispetto al sacro nome, egli chiama figliastro. -- (2) Inf., XXXI. Noi procedemmo più avanli allotta. Altrove spesso. -- (3) Cosi Virgilio a Dante figliuolo; e Beatrice fratello. -- (4) Inf., XXIII. Da tua terra insieme presi... per conservar sua pace, (5) Inf., XVII, XXVII). - (6) Inf., XXIV, XXV. (7) Inf., XIX. Di parocchi anni mi menti lo scrillo. XXIX: Infallibil Giustizia Puniscc i falsator', che qui registra,

fusi insieme il cantore cieco da cui l'ebbe il si- | Dio vennero di sopra, e fortemente combatterono gnor Vick Stefanovick. Perché trattasi di donna co demonii per la sposa di Cristo. Ed essendo i ch'ebbe quattro mariti, e che maltrattava i figlia. demonii superati dagli Angeli di Dio, fuggirono stri; il che non ha punto che fare con Maria Mad pe' burroni gridando e dicendo: Guai a noi che dalena; ma è documento della moralità dei Canti oramai contra questa vergine non potremo combatdi Serbia , i quali cogli esempi e del bene e del tere... Ella in molti luoghi la nostra abitazione male, insegnano la santità degli affetti domestici. distruggerà, e molte prede ci toglierà e in questo Il Canto finisce:

secolo e di laggiù. ► Ancora la madre lamentarsi volea,

E un'altra visione (1): Ma non gliel då Pietro Apostolo.

« l'ero condotto da non so che Etiopi (2) ch'aMa Pietro per mano l' afferra,

vevano statura di giganti (3) e aspetto orribile (6), E gettala in mezzo i diavoli:

gli occhi come fornace di fuoco (5), i denti come « Bada demonio: tienla diavolo !

di leone, le braccia come travi (6), l'ugne come Cosi fu. E Dio ci salvi.

d'aquila, e ne' quali non era misericordia. E' mi In questa santa che crede poter liberare un'a

conducevano esultanti in inferno; e quando già nima dall'inferno hai tradizione simile a quella

ero vicino alla bocca del pozzo dell'abisso (7), s'adell'imperatore Traiano, che per aver resa giu

spettava ancora che la mia carne fosse resa alla stizia a una povera vedova è liberato d' inferno

terra onde fu tolta. Ma poichè tu, o preside, fadalle preghiere di Papa Gregorio; al che in due

cesti ritirare il corpo mio, e il beato Giuliano per luoghi accenna il poema di Dante (2). E nelle tra

me rivolse l'orazione al Signore de' cieli, tutto dizioni e serbiche e degli altri popoli cosi come nel

l'inferno si conturbo, e una voce dal trono di Dio vero spirito cristiano, prevale il senso della mise

fu udita , dicente: Per il diletto mio Giuliano ho ricordia. Agostino (3): Lo spirito disertore della vita

ricondotta l'anima di costui .... E vennero due e peccatore è retto dallo spirito razionale pio e giu

vestiti di bianco e mi tolsero dalla signoria de' sto. Gregorio (4): Gli Angeli son potestà a cui le

diavoli, e resero a questa luce. , virtù avverse vanno soggette ; e Tommaso (5): Gli

Un'altra ancora: « A Serafina moriente assistė Angeli buoni hanno sopra i cattivi preminenza.

Veronica, e vide con gli occhi del corpo la crudel Antonio abale in una delle sue visioni vede un

guerra dell'antico nemico (8), con la quale vessa va gigante nero che dava del capo nelle nuvole e get.

lei vicina ad esalare lo spirito. L'Angelo di luce tava in un lago, grande come il mare, le anime

stava presto ad accoglierla nella partita : di conche non fossero dagli Angeli portate in alto. In una

tro il demonio apponeva a Serafina e gravi colpe visione narrata da Beda, i demonii stanno entro

e leggiere ... Ma l'Angelo di luce rispondeva, Sele fiamme, un Angelo salva da essi un'anima pe

rafina essere di tutte confessa ... E quando Seraricolante ; in altra i diavoli mettono in barca re

fina diede l'ultimo spirito, Veronica vide l'Angelo Dagoberto, e i Santi Maurizio e Martino lo libe

di Dio molto lieto: onde intese l'anima di Serarano; in altra i demonii mettono in bilancia i pec

fina non essere addetta all'eterna dannazione (9). cati dell'imperatore Carlo Magno, ma dall'altro

La sant'anima uscente dal corpo Michele ar. lato la fanno tracollare le Chiese e Badie edificate.

cangelo con una schiera d'Angeli venne incontro In altra, un prete inglese vede in una grandissima

a ricevere per condurla ne'cieli. E a un tratto da chiesa Angeli leggere libri scritti col sangue, e

aquilone, cioè dalla sinistra (10) parte, venne una quelle note via via cancellarsi. Nella nota visione

plutonica (11) innumerabile turba a bestemmiare d'Alberico, che con tante altre rammenla nel suo

la sant'anima e dire: Quest'uomo è nostro combel lavoro il signor Ozanam, una lagrima di carità

pagno, che con timida fuga perdė la corona del raccolta dall'Angelo della misericordia cancella le

martirio; giacché dice Cristo (12): • Beato l'uomo colpe che nel suo libro presenta l'Angelo della

che soffre tentazione, chè, provato che sia, rice. pena. Onde Dante: Tu le ne porti di costui l'e

» verá la corona di vita , la quale Dio promise a terno Per una lagrimetla che'l mi toglie (6).

» chi l'ama. L'inobediente trasgressore de'coman. Ne’Bollandisti (7): « La vergine del Signore ando alla chiesa di Dio, ch'era in quella medesima pie (1) Bolland., I, 583. Vit. s. Juliani. - (2) Inf., XV: ve, a prendere il velo. E, strada facendo, la beata Un diavol nero. — (3) Inf., XXXI. - (4) Inf., XXI: Ahi Ida , ecco molti demonii vennero contro lei nella quant'egli ora nell'aspello fiero ! -- (5) Inf., III: Coron via, e cominciarono contro la Vergine di Dio a

dimonio, con occhi di bragia. – (6) Inf., XXXIV:

Vele di mar non vid' io mai cotali, - (7) Inf., IX. contendere in modo atroce. Allora gli Angeli di

(8) Purg., XI: Antico avversaro. - (9) Bolland., I. Vit. s. Veronica di Binasco, p. 897. — (10) Sempre in Dante la sinistra è segno di perdizione. Inf., XIX,

(11) Anco nelle vito de Santi Padri qualche rimasuglio (1) Inf., XXI, XXII. -- (2) Purg., X; Par., XX.

mitologico: pensa se Dante poteva astenersene in un (3) De Trin., III. -- (4) Hom., XXXIV. - (5) Som., I poema. — (12) Anco in Dante il Diavolo adopra l'an. 1, 1, 109. – (6) Purg.. V. - (7) I, 1063. Vit. s. Ithæ. | torità de' libri santi.

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