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delle armi e dei cavalli: spogliate poi che furono, il conte di Gorizia dié tali segni d'intendersela col

febbraio nemico, che i Padovani precipitaronsi a stipulare un nuovo accordo; per cui, ceduta a Cangrande eziandio Bassano, delle terre rimanenti e della sorte dei proprii fuorusciti posero compromesso nel duca d'Austria (4).

Ma vana é la pace tra il potente vittorioso e il debole oppresso, quando niun altri s'intrometta realmente a farla osservare. Quietate le armi manifeste, Cangrande e il signor di Ferrara (gli si era questi aderito per cupidigia di partecipare nella ricca preda) suscitarono i fuorusciti a rinnovare l'empia guerra contro la propria patria : e bentosto la perdita d'Este e di Viguzzolo non solo indusse i Padovani a perdonarli e riceverli in città, ma a chiamar in proprio soccorso di qua dalle Alpi il duca diCarinzia e Ottone

giugno d'Austria, mediante la paga di trentamila fiorini. Ma i nuovi ausiliarii non furono più utili degli antichi. L'oro di Cangrande poté più a rimandarli addietro, che le preghiere e le lagrime di Padova a trattenerli. Né appena Ottone d'Austria aveva rivalicato le Alpi, ed erano spirate le tregue da lui stabilite tra' Padovani e lo Scaligero, che questi ripigliava le armi ed occupava il Pievato del Sacco. La città gli fece nuove concessioni, ed egli si acquetò in una breve tregua, quasi per lasciare nella misera terra più libero il corso alle discordie e alla fame.

In verità, per causa dell'uccisione d'un Guglielmo

A. 1325 Denti, altri cittadini erano stati recentemente espulsi

(1) Cortus. hist. II. 43. III. 4.

da Padova e tramavano nell' esilio con Cangrande,
altri per le vie si disputavano colle coltella le ultime
ore di un potere che già moriva. La città era in
apparenza governata a nome del duca di Carinzia da
un conte diOvenstein: ma l'Ovenstein pretendeva oro
e sollazzi dalla terra non sua, e purché ciò asseguisse,
poco si curava che i suoi Tedeschi, tuttoché pagati
dall'erario del Comune, s'intromettessero per denaro
chi a fomentare una fazione, chi a fomentare un'altra,
e insanguinarle tutte. A' Tedeschi s' aggiunsero gli
uomini del contado, o già da qualche tempo rifuggiti
in città, o accorrentivi allora a pescare nel torbido:
di qui i quotidiani furti, ratti, omicidii, rapine, e
stupri; il palagio del Comune messo a sacco; le pub-
bliche carte arse o disperse; i Denteschi banditi, le
loro case depredate dai Tedeschi; insomma a tal segno
salita la baldanza di chi comandava, da imbavagliare
in sacca di cuoio i più ricchi e potenti, trascinarli
in orride prigioni, e tanto straziarveli colla inedia e
colle torture da spremerne opimo riscatto (1). Fu
anche taluno che per evitare i tormenti gittossi dal
terrazzo del pubblico palagio a sfracellarsi in piazza.
In conclusione quando ogni cosa dentro fu consu-
mata , il conte di Ovenstein ne uscì colle sue ma-
snade, col pretesto di opporsi ai fuorusciti che man-
davano a ferro e a fuoco le campagne, ma in fatti
per dividere con esso loro segretamente le spoglie
della tradita repubblica.

Fra queste miserie durò Padova tre anni: finalmente A. 1328 essendo giunta al punto, in cui il privare la patria di

(1) Cortus. hist. III. 6.

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libertà può sembrarne amore, Marsiglio da Carrara corruppe a forza di denari i mercenarii tedeschi, e sbandì col loro aiuto dalla città chi la straziava. Allora se ne fa eleggere signore, rimanda in Germania le squadre (1), e patteggia collo Scaligero le sorti della patria. La somma dell'accordo fu, che Taddea figliuola di Iacopo da Carrara sposasse il nipote di Cangrande, il quale dovesse rimanere padrone di Padova, ma a condizione che Marsiglio vi continuasse nella solita maggioranza col titolo di Vicario, ed entrasse senza dimora nella possessione dei beni de' più doviziosi condannati. Compiuto il matrimonio, introdotte in città le masnade di Cangrande, quando nel general consiglio fu proposto di concedere a lui la signoria, niuno s'attentò a opporre parola. Dopo diciassette anni di guerra civile, dopo la morte di cento 'migliaia d'uomini mancati di ferro, di fame, di freddo, (0 -bre d'esiglio, e di supplizii, Cangrande incontrato a festa dal clero e dai garzoncelli entrava trionfante nelle desolate mura. 11 popolo stupito, né oramai più sapendo che cosa desiderare o temere, non fiatava nemmeno: a pochi che gridarono « Viva Cane e tolgansi i dazii e i sacchi », fu risposto colle saette; mentre il signore, facendone le meraviglie, domandava che fosse.

Del resto ben poco tempo godé Marsiglio il prezzo ricavato dalla vendita della sua patria. Cangrande che noi voleva né troppo ricco né troppo vicino agli antichi suoi partigiani, lo costrinse a restituire i de

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(1) Cortus. hist. III. 14. - Albert. Muss. De Gest. liei. XV. 750.

nari rapiti, e si affrettò a chiamarlo a Verona; dove confuso cogli altri cortigiani convenne quindi innanzi al Carrarese passare le mattine in sala ad aspettare il signore, e seguitarlo a caccia e a sollazzo di notte e di giorno, come a Cangrande attalenta; e se passeggia, passeggiare con esso, e se si ferma, fermarsi, e attendere e desiderare l'ora di vederlo e farglisi vedere, e affettarne le maniere, e star come esso negli atrii seduto sul cavallo e dormigliare appoggiato all'arcione (1). In Padova, fatta serva, povera e vile, poche masnade stipendiate bastarono per soffocare ogni seme, che di buono e di forte ancor vi fosse rimaso. Tal fine vi ebbe la libertà e la milizia cittadina.

L'anno innanzi Pisa atterrita pella imminente ca- gennaio

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lata di Ludovico il Bavaro, aveva fatto compilare il codice delle sue masnade stipendiarle (2); ed il Co

(1) Alb. Mussat. cit. L. XII. 755-764.—Cortus./ji'iUV. 3-5.

(2) Questi ordinamenti, stati ratificati poi e corretti nel 1331, sono riportati alla nota IV, per gentilezza del Prof. Francesco Bonaini, che ce ne fece libero dono. In essi vengono creati alcuni soprastanti alle masnade: fissato il numero e il prezzo de'cavalli, che deve avere sia il donzello, sia il milite, sia il banderaio: antivenute le false poste e gli altri inganni: stabilite le paghe de'notai e altri officiali alle condotte : commessa la giurisdizione sulle masnade, quanto alle quistioni civili, ai soprastanti suddetti, quanto ai malefizii ossieno reati, al Capitano del popolo: fatta distinzione tra stipendiarli italiani e stranieri: determinati i casi e i modi delle emende ossia dei compensi da darsi per causa dei cavalli morti o danneggiati in servigio pubblico: vietato l'assentarsi, e il vendere, l'impegnare e il prestare qualsiasi cavallo descritto: impedita l'intrinsichezza tra gli stipendiarii e i cittadini: coman

mune di Bologna, in conseguenza di una grandissima rotta datagli a Monteveglio dalle squadre oltremonft1327°tane de'principi di Lombardia, a quasi unanime suffragio aveva giurato obbedienza alla Chiesa, e ricevutone guarnigione di 800 cavalli stipendiati (1). Così ne' Comuni d'Italia già sì fiorenti e bellicosi vedevasi via via succedere alla milizia cittadina la mercenaria, alla indipendenza il servaggio, alla vita la morte.

VI.

Ma quali erano frattanto verso chi li pagava i portamenti di cotesti mercenarii, che stavano per introdurre una nuova milizia nell'Italia? Quando la guerra diventa mestiere, e la bravura si compra e si vende, chi più dà più ottiene: fedeltà, onore, virtù, ufficio di suddito, eroismo di cittadino sono nomi ignoti o cose strane. Guai agli Stati che non piantano le loro basi sopra forze proprie! Que' conestabili tedeschi e borgognoni, che per un poco di denaro davano vinta a Castruccio la giornata d'Altopascio, per maggior somma ricevuta da' nemici congiuravano di ucciderA. 1315 lo (2). Que'mercenarii che Firenze e Padova conducevano a prezzo dal Friuli e dall'Inghilterra contro Castruccio e Cangrande, non erano lenti a tradire l'una e l'altra, tostoché si offeriva ad essi occasione

date due mostre generali di tutti gli stipendiarli in ciascun anno; esentate le masnade dalle gabelle d'entrata.

(1) Cron. misceli, di Boi. p. 343. (R. I. S. t. XVIII.)— G. Vili. IX. 321. —Bonifac. de Moran. dir. Mutin, p. 109. (R. I. S. t. XI.)

(2) G. Vili. IX. 332.

S

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