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capitano di alta fede, prudenza e disciplina, ed anche di molta fama; quantunque in realtà fosse atto piuttosto ad evitare sconfitte, che a conseguire vittorie. Morendo lasciò eziandio il nome, benché non affatto a ragione, di essere stato il primo a ben conoscere e praticare i modi di difendere e di espugnare le piazze secondo l'arte novella (1).

Apersero la campagna del 1324 Giovanni de'Medici A Iì24 e il marchese di Pescara colla improvvisa occupazione di Rebecco, terra mal guernita di mura che era custodita a malincuore dal cavaliere Baiardo. Infatti essendo partiti sul fare della notte da Milano colle camicie sopra le armature, si accostarono tacitamente alle mura, e fugate lé prime scolte, e superato nell'inseguirle un po' di contrasto alle porte, se ne impadronirono. Il cavaliere Baiardo, che si trovava a letto molto sgagliardito dalla febbre, ebbe gran pena a salvarsi in camicia (2).

Presa e depredata Rebecco, Giovanni de'Medici la sgombrò tosto per unirsi all'esercito dei Veneziani. Quindi, sentendo che un corpo di cinque mila Grigioni era giunto nel Bergamasco e faceva forza per congiungersi ai Francesi, si pose loro dappresso, e coll'intraprenderne i convogli, e coi giornalieri assalti li stancò tanto che li costrinse a ritornare addietro. Ciò conseguito, occupò Caravaggio, sfondò colle ar

(1) Brantòme, Viti de Prosper et deFabrice Colonne, tom. I. p. 115.

(2) Mèm. de Bayard, eh. 64 (ap. Petitot, Collection de mém. pour VHut. de France, t. XV).—M. du Bcllay, Mémoires p. 443. — Guicciardini XV. 200.—Galeat. Capella, Uist. Mediai. IH. 1281. — Iovii, Vita Piscur., IH. 356.

tiglierie il ponte costrutto dai nemici sopra il Ticino, e dopo un molto terribile contrasto espugnò Biagrasso.

Ma bruttò queste prodezze la crudeltà da lui usata verso 200 Svizzeri in vendetta della uccisione di non so quale suo capitano: posciaché, dopo averli ricevuti a patti, contro ogni principio di giustizia e di umanità, li fece morire. Tal cosa irritò talmente gli altri Svizzeri, che si abituarono a non dare più quartiere, con grande cordoglio degli Spagnuoli, i quali, usando la rappresaglia, si privavano del guadagno dei riscatti, e non usandola, si privavano della soddisfazione della vendetta (1).

Queste furono le fazioni principali operate in Lombardia: imperciocché il Bonnivet, veggendosi tuttodì scemare l'esercito molto più per le diserzioni che per le ferite, deliberò di ritornare in Francia; e parte ritirandosi in buon ordine, parte fuggendo, rivalicò le Alpi. I confederati, proseguendo la vittoria, invasero la Provenza.

(1) M. du Bcllay, Mémoires, 466.— P. Iimi, Vita Piscar., HI. 357.

CAPITOLO SECONDO

Giovanni de' Medici.

(A. 1524-1526).

I. Ordinamento delle Bande Mere. Riputazione loro nel'

l'Italia. Speranze che universalmente se ne concepiscono.

II. Giovanni de' Medici nella Lunigiana e a Fano. Calata

di Francesco I in Italia. Giovanni de' Medici gli si unisce sotto Pavia; ma ben tosto viene ferito e costretto a ritirarsi. Battaglia di Pavia. Lega dei principi italiani contro Carlo V. Giovanni de'Medici all'esercito della Lega. Infingardaggine e perfidia del duca d'Urbino. -Il castello di Milano si arrende agli Spagnuoli.

III. Calata del Frundsberg coi Tedeschi luterani. Giovanni

de' Medici tiene dietro ad essi. È ferito presso Borgoforte. Suoi ultimi momenti.

IV. Costumi e qualità di Giovanni de' Medici.

GioTannt tic'Medici.

(A. 1524-1526).

I.

Oramai il nome di Giovanni de' Medici e delle sue bande era divenuto famoso. Gli arditi assalti, i perigliosi agguati, le rapidissime scorrerie le avevano rese tremende non meno agl'Italiani che agli stranieri, non meno ai Francesi che agli Spagnuoli. Le tende del condottiero fiorentino servivano di sicuro ricovero alla più arrischiata gioventù d'Italia, e massime della Toscana. Tosto che si presentava alcuno per entrare ai suoi stipendii, Giovanni de' Medici lo esaminava ben bene da capo a piè; quindi lo metteva alla prova con altri soldati: secondo la prova, lo riceveva o no, e gli stabiliva la paga (1).

Chiunque entrava nelle bande di Giovanni de'Medici veniva da lui medesimo individualmente esercitato nel maneggio delle armi e nelle evoluzioni; ne mai poteva sperare di venir promosso a maggior paga, se non se dopo di avere combattuto in persona con esso lui, e dopo di avere vinto in isteccato un avversario a piedi ed a cavallo. I gradi venivano dati al merito; sicché ogni rara ed audace fazione trovava senza fallo premii corrispondenti. I vili, i pigri venivano infamati, banditi dal campo, e sovente condannati a morte, senz'altra sentenza che quella del

(1) Mossi, Compendio della vita del sig. Giovanni, p. 72 (Firenze 1608).

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