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cause fuor della corte romana, però nel sinodo provinciale e nel diocesano si eleggano a tal opera persone idonee con le qualità richieste dalla constituzione di Bonifazio VIII, che incomincia (1), Statutum; le quali persone sieno almen quattro o più in qualunque diocesi; e morendone alcuna, il vescovo col consiglio del capitolo ne surroghi altra fin al sinodo futuro: e solamente ad esse commettansi o da Roma, o da Legati, o da nunzii le cause: talmente che dopo l'elezione di tali persone, la quale da vescovi tosto sia notificata al pontefice, le commessioni fatte ad altri sieno stimate surrettizie. Ammonisce davvantaggio il concilio i giudici a procurare con tutta la diligenza il presto fine delle ColllS0. 11. Gli affitti de beni ecclesiastici fatti con paghe prima del tempo non pregiudichino a successori, sieno confermati o in Roma o altrove. Non sia lecito d'affittare le giurisdizioni ecclesiastiche, o la facultà di nominar vicario in cose spirituali: e tali concessioni, quantunque venute dalla sede apostolica, si giudichino surrettizie. Gli affitti di

(1) De rescriptis in 6.

cose ecclesiastiche fatti dentro a trent'anni, benchè confermati dalla sede apostolica, si dichiaran privi di valore, ove sieno a lungo tempo, o come in alcuni luoghi si dice, a ventinove anni, o a due volte ventinove anni, qualora il sinodo provinciale, o i deputati da esso li giudichino dannosi alla Chiesa, e contra i canoni.

12. Le decime si paghino interamente alle chiese alle quali toccano. Chi le sottrarrà, o le impedirà, si scomunichi, ottenga l'assoluzione se non dopo la restituzione. Sono esortati tutti ad una caritativa larghezza de frutti da loro ricolti verso que vescovi o parrocchiani che preseggono alle chiese più tenui.

13. Dovunque innanzi a quarant'anni la quarta de funerali solevasi pagare alla cattedrale, o alla parrocchia, e di poi era stata per qual si fosse privilegio applicata ad altro luogo pio, si rendesse a quelle interamente.

14. Non tengano i cherici in casa fuori o concubine o altre donne sospette, con esse abbiano veruna pratica, altramente sieno puniti secondo ragione: e se ammoniti non si emendano, levisi loro la terza parte

di tutte l'entrate ecclesiastiche, la quale dal vescovo sia applicata alla fabrica, o ad altro luogo pio. Se poi non ubbidiranno alla seconda ammonizione, perdano tutte le rendite isso fatto, e gli sospenda il vescovo, eziandio come delegato apostolico, dall'amministrazione de benefici a suo arbitrio. Se tuttavolta continueranno, sieno privati in perpetuo di tutti i benefici e di tutte l'entrate ecclesiastiche, e dichiaratine indegni e inabili nel futuro, finchè, essendosi manifestamente emendati, al vescovo parrà buono di voler con essi in ciò dispensare. Se di poi torneranno al peccato, si scomunichino. La cognizione di ciò appartenga a vescovi, e non ad inferiori ecclesiastici, e possano in tali cause procedere senza strepito di giudicio. I cherici che non hanno entrate ecclesiastiche, sieno puniti con prigionia, con sospensione dagli ordini, con renderli inabili a benefici, e con altre pene. Se i vescovi cadessero in simil fallo, e ammoniti dal concilio provinciale non s emendassero, divengano immantenente sospesi: e ove pur continuassero, sieno dinunziati dal sinodo al papa, il quale, secondo la colpa, li gastighi eziandio con la privazione.

15. Agl'inlegittimi figliuoli de'cherici è vietato l'aver beneficio, o l'amministrare in quella chiesa dove ministrino o abbiano ministrato i lor padri, ed anche l'aver pensione in beneficio che sia stato posseduto da essi. Se di fatto in tempo di questo decreto padre e figliuolo avevano beneficii nella medesima chiesa, il figliuolo risegnasse o permutasse il suo fra tre mesi, se no, isso fatto ne fosse privo. Sopra tali cose qualunque dispensazione si reputi surrettizia. Le risegne vicendevoli di beneficii tra padre e figliuolo s'abbiano per fatte in fraude di questo decreto e de canoni. giovino a figliuoli le collazioni seguite in virtù di tali risegne, o d'altre commesse in fraude. 16. I beneficii secolari che o per la prima instituzione o per altro hanno cura d'anime, non si mutino in semplici, anche trasportata la cura a un vicario perpetuo, non ostante qualunque grazia che non abbia conseguito il suo pieno effetto. In que'beneficii ove contra l'instituzione o la fondazione s'era trasportata la cura dell'anime ad un vicario perpetuo, se al vicario non era assegnata congrua porzione de frutti, ella gli si assegnasse almeno fra un anno dopo il fine del concilio ad arbitrio dell'ordinario, secondo il decreto di Paolo III. E se ciò non si potesse comodamente fare, o non si facesse per effetto fra un anno, tosto che vacasse o per morte, o per rinunziazione il beneficio o la vicaria, si riunissero secondo lo stato antico. 17. Riprendesi l'avvilimento de'vescovi verso i ministri de principi, e verso i signori e i baroni. Si rinuovano tutti i canoni a favore della dignità episcopale. S'ingiugne si a loro, che in chiesa, e fuori trattino col decoro, e con la gravità di padri e di pastori, a principi e agli altri, che rendano loro il paterno onore, e la debita riverenza. 18. Le dispensazioni da chi si sia non si concedano se non per grave cagione, e conosciuta maturamente la causa, e gratuitamente, d'altra maniera sieno tenute per surrettizie. 19. L'imperadore, i re, e qualunque altro signor temporale il quale concederà luogo a duello, cada nella scomunica. Se la terra che si concede per campo al duello, è data loro dalla Chiesa, ne perdano il dominio; se è feudo, ricaggia al padrone diretto. I duellanti, e i padrini incorrano nella scomunica, nella confiscazione di tutti i beni,

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