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ve, che possa dirgli , e sempre gli dica la verità d'ogni cosa che ad esso convenga sapere, senza timor o pericolo di dispiacerzli; e conoscendo la mepte di quello inclinata a far cosa non conve. niente , ardisca di contraddirgli, e col gentil modo valersi della grazia acquistata con le sue buone qualità per rimoverlo da ogni intenzion vizio. sa , ed indurlo al cammin della virtù ; e così avendo il cortigiano in se la bontà, come gli han. no attribuita questi signori , accompagnata con la prontezza d'ingegno e piacevolezza, e con la prudenza e notizia di lettere, e di tante altre cose, saprà in ogni proposito destramente far ve. dere al suo principe , quanto onoré ed utile na: sca a lui ed ai suoi dalla giustizia , dalla libera. lità, dalla magnanimità , dalla mansuetudine e dall' altre virtù che si convengono a buon principe; e per cootrario, quanta infamia e danno proceda dai vizii opposti a queste. Però io esti. ino che, come la musica, le feste, i giuochi e le altre condizioni piacevoli son quasi il fiore , cosi lo indurre o aiutare il suo principe al bene, e spaventarlo dal male, sia il vero frutto della cortigiania. E perchè la lode del ben far consiste precipuamente in due cose ; delle quali l'una è l'eleggersi un fine, dove tenda la intenzion no. stra, che sia veramente buono, l'altra il saper ritrovar mezzi opportuni, ed atti per condursi a questo buon fine disegnato ;. certo è che l'animo di colui che pensa di fare che 'l suo principe Gon sia da alcuno ingannato, nè ascolti gli adulatori, nè i maledici e bugiardi, e conosca il bene e'l male, ed all' un porti amore ,

all' altro odio, tende ad ottimo fine. Parmi ancora che le condi. zioni attrib te al cortigiano da questi sigvori, possano esser buon mezzo da pervenirvi; e questo, perchè dei molti errori che oggidi veggiamo

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in molti dei nostri principi, i maggiori sono la = ignoranza e la presunzion di sè stessi; e la radi

ce di questi due mali non è altro che la bugia , il a qual vizio meritamente é odioso a Dio ed agli

uomini , e più nocivo ai principi che alcun altro; perchè essi più che d'ogni altra cosa hanno carestia di quello , di cui più che d'ogni altra cosa sarebbe bisogoo che avessero abbondanza , cioè, di chi dica loro vero, e ricordi bene; per. chè gli inimici non sono stimolati dall'amore a far questi officii , ma han piacere che vivano scelleratamente, nè mai si correggano; dall'altro canto, non osano calunniarli pubblicamente per timor d'esser castigati, Degli amici poi , pocbi son che abbiano libero adito ad essi, e quel. li pochi han riguardo a riprenderli dei loro errori cosi liberamente, come riprendono i privati ; e spesso, per guadagnar grazia e favore , non attendono ad altro che a propor cose che dilettino e dian piacere all'anima loro, ancora che siano male e disoneste ; di modo che d'amici divengono adulatori, e per trarre utilità da quello stretto commercio, parlano ed operano sempre a compiacenza, e per lo più fannosi la strada con le bugie ; le quali nell'animo del principe partoriscono la ignoranza non solamente delle cose estrinseche, ina ancor di sè stesso ; e questa dir si può la maggior e la più enorme bugia di tutte l'altre; perchè l'animo ignorante inganna sè stesso e mentisce dentro a sè medesimo. Da questo interviene che i signori, oltre al non intendere mai il vero di cosa alcuna, inebbriati da quella licenziosa libertà che porta seco il dominio, e dalla abbondanza delle delizie sommersi nei pia. ceri, tanto s'ingannano e tanto hanno l'animo corrotto, veggendosi sempre obbediti, e quasi adorati con tanta riverenza e lode, senza mai, non

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che riprensione, ma pur contraddizione, che da questa ignoranza passano ad una estrema persuasion di sè stessi, talmente che poi non ammetto ! no consiglio, nè parer d'altri. È perchè credono che 'l saper regnare sia facilissima cosa, e per conseguirla non bisogni altr’arte o disciplina che la sola forza, voltan l'animo e tutti i loro pensieri a mantener quella potenza che hanno, estimando che la vera felicità sia il poter ciò che si vuole. Però alcuni hanno in odio la ragione e la giusti. zia, parendo loro che ella sia un certo freno, e un modo che lor potesse ridurre in servitù e diminuir lor quel bene e soddisfazione che hanno di regnare , se volessero servarla ; e che il loro dominio non fosse perfetto nè integro, se essi fossero costretti ad obbedire al debito ed all'onesto, perchè pensano che chi obbedisce, non sia veramente signore. Però andando dietro a questi principii e lasciandosi trasportare dalla persoa. sion di sè stessi, divengon superbi, e col volto imperioso e costumi austeri, con veste pompose, oro e gemme, e col non lasciarsi quasi mai vede re in pubblico, credono acquistar autorità tra gli uomini, ed essere quasi tenuti Dei; e questi sono, al parer mio, come i colossi che l'anno passato furono fatti a Roma il di della festa di piazza d'Agone, che di fuori mostravano similitu. dine di grandi uomini e cavalli triontanti, e den. tro erapo pieni di stoppa e di stracci.

Ma i principi di questa sorte sono tanto peggiori, quanto che i colossi per la loro medesima gravità ponderosa si sostengon ritti ; ed essi , perchè dentro sono mal contrappesati e senza misura posti sopra basi ineguali, per la propria to gravità ruinano sè stessi, e da uno errore incorrono in infiniti; perchè la ignoranza loro, accompagnata da quella falsa opinion di non poter er

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rare, e che la potenza che hanno, proceda dal lor sapere, gl’induce per ogni via, giusta o ingiusta, ad occupare stati audacemente, pur che possano. Ma se deliberassero di sapere, e di far quello che debbono, così contrasterebbero per non regnare, come contrastano per regnare; perchè conoscerebbero quanto enorme e perniciosa cosa sia che i sudditi che han da essere governati, siano più savii che i principi che hanno da governare. Eccovi che la ignoranza della musica, del danzare, del cavalcare non nuoce ad alcuno; nientedimeno, chi non è mpsico, si vergogna, nè osa cautare in presenza d'altrui, o danzar chi non sa, e chi non si tien ben a cavallo, di cavalcare, ma dal non sapere governare i popoli nascon tanti mali, morti, distruzioni, incendii, ruine, che si può dir la più mortal peste che si trovi sopra la terra; e pur alcuni principi ignorantissimi dei governi non si vergogoano di mettersi a governare, non dirò in presenza di quattro o di sei uomini, ma al cospetto di tutto il mondo, perchè il grado loro è

posto lanto in alto, che tutti gli occhi ad essi mirano; e però, non che i grandi, ma i piccolissimi lor difetti sempre sono notati. Come si scrive che Cinoue era calunniato che amava il vino,

Scipioue il sonno, Lucullo i convivii. Ma piacesj se a Dio che i principi di questi nostri tempi

accompagnassero i peccati loro con tante virtù, con quante accompagnavano quegli antichi; i quali, se ben in qualche cosa erravano, non fuggivano però i ricordi e documenti di chi loro pa. rea bastante a correggere quegli errori, anzi cercavano con ogui istanza di componer la vita loro sotto la norma d'uomivi singolari; come Epaminonda, di Lisia Pitagorico, Agesilao, di Seno. fonte , Scipione, di Panezio, ed infiuili altri. Ma se ad alcuni de’nostri priucipi venisse invapti un

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Se le virtù morali vengano dalla natura,

o s'imparino.

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Taceasi il signor Ottaviano, come se più avanti parlar non avesse voluto, ma il signor Gasparo, A me non par, signor Ottaviano, disse, che questa bontà d'animo e la continenza e le altre virtù , che voi volete che 'l cortigiano mostri al suo signore , imparar si possano; ma penso che agli uomini che l'hanno siano date dalla natura e da Dio; e che cosi sia, vedete che non è alcun tanto scellerato, e di mala sorte al mondo , nè così intemperante ed ingiusto, che essendone diinandato , confessi d'esser tale; anzi ognuno, per malvagio che sia, ha piacer d'esser tenuto giusto, continente e buono ; il che nou interverrebbe se queste virtù imparar si po. tessero ; perchè von è vergogna il non sapere quello in che non si ha posto studio, ma bene par biasimo non aver quello di che da natura dobbiamo esser ornati. "Però ognuno si sforza di nascondere i difetti naturali, così dell'animo, come ancora del corpo; il che si vede dei ciechi , zoppi , torti , ed altri stroppiati o brutti ; chè benchè questi mancamenti si possano imputare alla natura, pur ad ognuno dispiace sen. cirli in sè stesso: perchè pare che per testimonio della medesima natura l'uomo abbia quel difetto, quasi per un sigillo e segno della sua malizia.

Conferma ancor la mia opinion quella favo. la che si dice di Epimeteo , il qual seppe così mal distribuir le doti della natura agli uomini, che li lasciò molio più bisognosi d'ogni cosa

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