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pitano, e quasi saper ogni cosa, siano disconvenientissime, però chi instituisce il principe, estimo io che non s'abbia da chiamar cortigiamo, ma meriti molto maggiore e più onorato nome. Sicchè, signor Ottaviano, perdonatemi s'io ho scoperto questa vostra fallacia; chè mi par esser tenuto a far così per onor della mia donna; la qual voi pur vorreste che fosse di minor dignità che questo vostro cortigiano; ed io nol voglio comportare. Rise il signor Ottaviano, e disse: Signor Magnifico, più lode della donna di palazzo sarebbe le esaltarla tanto che ella fosse pari al cortigiano, che abbassar il cortigian tanto ch'ei sia pari alla donna di palazzo; che già non sarebbe proibito alla donna ancora instituir la sua signora, e tender con essa a quel fine della cortigiania, ch'io ho detto con

venirsi al cortigian col suo principe; ma voi cer

cate più di biasimare il cortigiano, che di lodar la donna di palazzo; però a me ancor sarà lecito tener la ragione del cortigiano. Per rispondere adunque alle vostre obbiezioni, dico ch'io non ho detto che la instituzione del cortigiano debba esser la sola causa per la quale il principe sia tale; perchè se esso non fosse inclinato da natura, ed atto a poter essere, ogni cura e ricordo del cortigiano sarebbe indarno, come ancor indarno s'affaticherebbe ogni buon agricoltore che si mettesse a coltivare e seminare d' ottimi grani l'arena sterile del mare; perchè quella tale sterilità in quel luogo è naturale; ma quando al buon seme in terren fertile, con la temperie dell'aria e le piogge convenienti alle stagioni, s'aggiunge ancora la diligenza della cultura umana, si vedon sempre largamente nascere abbondantissimi frutti; nè però è che lo agricoltor solo sia la causa di quelli, benchè senza esso poco o niente giovassero tutte le altre cose. Son adunque molti principi che sarebbero buoni, se gli animi loro fossero ben coltivati, e di questi parlo io, non di quelli che sono come il paese sterile, e tan to da natura alieni dai buoni costumi, che non basta disciplina alcuna per indur l'animo loro al diritto cammino. E perchè (come già abbiamo detto) tali si fanno gli abiti in noi, quali sono le nostre operazioni, e nell'operar consiste la virtù, non è impossibil, nè maraviglia che l cortigiano indirizzi il principe a molte virtù, come la giustizia, la liberalità, la magnanimità, le operazioni delle quali esso per la grandezza sua facilmente può mettere in uso, e farne abito; il che non può il cortigiano, per non aver modo d'operarle; e così il principe, indotto alla virtù dal cortigiano, può divenir più virtuoso che 'I cortigiano. Oltra che dovete saper che la cote che non taglia punto, pur fa acuto il ferro; però parmi che ancora che 'l cortigiano instituisca il principe, non per questo s'abbia a dir che egli sia di più dignità che 'l principe. Che 'l fin di questa cortigiania sia difficile, e talor impossibile, e che quando pur il cortigian lo consegue, non si debba nominar per cortigiano, ma meriti maggior nome, dico ch'io non nego questa difficoltà ; perchè non meno è difficile trovar un così eccellente cortigiano, che conseguir un tal fine: parmi ben che la impossibilità non sia nè anco in quel caso che voi avete allegato; perchè se 'l cortigian è tanto giovane, che non sappia quello che s'è detto ch'egli ha da sapere, non accade parlarne, perchè non è quel cortigiano che noi presuppomiamo; nè possibil è che chi ha da sapere tante cose, sia molto giovane; e se pur occorrerà che 'l principe sia così savio e buono da sè stesso, che non abbia bisogno di ricordi, nè consigli d'altri (benchè questo è tanto difficile, quanto ognun sa) al cortigian basterà esser tale, che se 'l principe n'avesse bisogno, potesse farlo virtuoso; e con l'effetto poi potrà soddisfare a quell'altra parte di non lasciarlo ingannare, e di far che sempre sappia la verità d'ogni cosa; e d'opporsi agli adulatori, ai maledici, ed a tutti coloro che macchinassero di corrompere l'animo di quello con disonesti piaceri; e in tal modo conseguirà pur il suo fine in gran parte, ancora che non lo metta totalmente in opera; il che non sarà ragion di imputargli per difetto, restando di farlo per così buona causa; che se un eccellente medico si ritrovasse in luogo dove tutti gli uomini fossero sani, non per questo si dovrebbe dir che quel medico, sebben non sanasse gl'infermi, mancasse del suo fine: però siccome del medico deve esser intenzione la sanità degli uomini, così del cortigiano, la virtù del suo principe; e all'uno e all'altro basta aver questo fine intrinseco in potenza quando il non l" estrinsecamente in atto procede dal subietto, al qual è indirizzato questo fine; ma se 'l cortigiano fosse tanto vecchio che non se gli convenisse esercitar la musica, le feste, i giuochi, l'arme, e l'altre prodezze della persona, non si può però ancor dire che impossibile gli sia per quella via entrare in grazia al suo principe; perchè se la età leva l'operar quelle cose, non leva l'intenderle, ed avendole operate in gioventù, lo fa averne tanto più perfetto giudizio, e più perfettamente saperle insegnar al suo principe, quanto più notizia d'ogni cosa portari seco gli anni e la esperienza; e in questo modo il cortigian vecchio, ancorchè non eserciti le condizioni attribuitegli, conseguirà pur il suo fine d'instituir

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bene il principe: e se non vorrete chiamarlo cor. tigiano, non mi dà noia, perchè la natura non ha posto tal termine alle dignità umane, che non si possa ascendere dall'una all'altra; però spesso i soldati semplici divengon capitani; gli uomini privati, re; e i sacerdoti, papi, e i discepoli, maestri; e così insieme con la dignità aquistano ancor il nome; onde forse si potrebbe dir che 'l divenir institutor del principe fosse il fin del cortigiano; benchè non so chi abbia da rifiutar questo nome di perfetto cortigiano, il quale (secondo me) è degno di grandissima lode; e parmi che Omero, secondo che formò due uomini eccellentissimi per esempio della vita umana; l'uno nelle azioni, che fu Achille, l'altro nelle passioni e tolleranze, che fu Ulisse, così volesse ancora formar un perfetto cortigiano, che fu quel Fenice, il qual dopo aver narrato i suoi amori e molte altre cose giovenili, dice essere stato mandato ad Achille da Peleo suo padre, per istargli in compagnia e insegnargli a dire e fare ; il che non è altro che 'l fin che noi abbiamo disegnato al nostro cortigiano. Nè penso che Aristotile e Platone si fossero sdegnati del nome di perfetto cortigiano, perchè si vede chiaramente che fecero l'opere della cortigiania, ed attesero a questo fine, l'uno con Alessandro Magno, l'altro coi re di Sicilia; e perchè officio è di buon cortigiano conoscer la natura del principe e le inclinazioni sue, e così, secondo i bisogni e le opportunità, con destrezza entrargli in grazia (come abbiamo detto) per quelle vie che prestano l'adito securo, e poi indurlo alla virtù; Aristotele così ben conobbe la natura d'Alessandro, e con destrezza così ben la secondò, che da lui fu amato ed onorato più che padre; onde, tra molti altri

segni che Alessandro in testimonio della sua benevolenza gli fece, volle che Stagira sua patria, già disfatta, fosse riedificata: ed Aristotele , oltre allo indrizzar lui a quel fin gloriosissimo, che fu il voler fare che 'l mondo fosse come una sola patria universale, e tutti gli uomini come un sol popolo che vivesse in amicizia e concordia tra sè, sotto un sol governo ed una sola legge che risplendesse comunemente a tutti cone la luce del sole, lo formò nelle scienze naturali e nelle virtù dell'animo talmente, che lo fece sapientissimo, fortissimo, continentissimo e vero filosofo morale, non solamente nelle parole, ma negli effetti; chè non si può immaginare più nobil filosofia, che indur al viver civile i popoli tanto efferati, come quelli che abitano Battra e Caucaso, la India, la Scizia, e insegnar loro i matrimonii, l'agricoltura, l'onorar i padri, l'astenersi dalle rapine e dagli omicidii e dagli altri mali costumi; lo edificare tante città nobilissime in paesi lontani, di modo, che infiniti uomini per quelle leggi furono ridotti dalla vita ferina alla umana; e di queste cose in Alessandro fu autore Aristotele, usando i modi di buon cortigiano; il che non seppe far Callistene, ancorchè Aristotele glielo mostrasse; che per voler esser puro filosofo, e così austero ministro della nuda verità, senza mescolarvi la cortigiania, perdè la vita, e non giovò, anzi diede infamia ad Alessandro. Per lo medesimo modo della cortigiania Platone formò Dione Siracusano; e avendo poi trovato quel Dionisio tiranno, come un libro tutto pieno di mende e d'errori, e più presto bisognoso d'una universal litura, che di mutazione o correzione alcuna, per non esser possibile levargli quella tintura della tirannide, della qual tanto tempo

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