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non concedute ai Cassinesi. Ma per loro si rispondeva, che l'alterazione fatta in tempo d' Eugenio era accidentale: nella sustanza ritenere essi la regola di san Benedetto: ed anche agli altri argomenti rendevano forti soluzioni. Per la decisione della differenza sarebbe convenuto disaminare molte Bolle ed altre vecchie scritture, opera di gran tempo, e allora di gran travaglio: onde i Cassinesi deliberarono di onorare il francese; essendo finalmente figliuoli tutti d'un padre, e avendo quel di Chiaravalle, sì come tale, recate lettere raccomandatorie dal suo presidente agli abati Cassinesi. I quali assai più di onore acquistarono per tal cedizione giovevole in quello stato al bene della Chiesa, che non avrebbono acquistato con una vittoria di fumo. Nell'altre congregazioni i Legati ebbero cura di (1) procedere con lentezza per fare al Lorenese questa dimostranza di estimazione: maggiormente ch'egli ne mostrava il desiderio non a titolo odioso di fasto, anzi aggradevole di

(1) Lettera de Legati del dì 19 di novembre 1562.

modestia, per trarre diletto e profitto dall'altrui dottrina. Lo stesso giorno de ventidue, nel quale andò a parlargli il Gualtieri, era stato a visitarlo (1) il cardinal Seripando a nome comun de' Legati, per significargli distintamente il principio, il processo e'l presente stato del concilio. E discendendosi a ragionar della controversia allora fervente sopra il settimo canone, l'avea di ciò informato a pieno, e domandatogli consiglio: arte efficacissima per ottenere insieme l'aiuto. Egli, mostrando un cordial zelo della quiete, e una singulare osservanza al pontefice, gli avea proposto il mentovato partito, il qual poi con qualche varietà per agevolarlo fu da lui replicato al Gualtieri, di deputare due per qualunque nazione. Ma il Seripando erasene ritenuto con dirgli, che sua signoria illustrissima non conosceva ancora ben quelle teste, e come poco fossero scambievolmente arrendevoli : benchè in verità ciò che spiacque al Seripando nella proposta, fu l'aprirsi un uscio alla manie

(1) Lettera de' Legati al cardinal Borromeo ai 25 di novembre 1562.

ra di procedere per nazione. L'altro allora avea ripigliato: che ove sì fatto modo non potesse sortir effetto, il meglio sarebbe fare opera, che quel litigio del tutto si sopprimesse. Dopo questo colloquio fra 'l cardinal Seripando e quel di Loreno, i Legati insieme raccolti aveano conchiuso, che quel primo partito non s'accettasse a verun modo: e che il Seripando nuovamente fosse a mostrarne al cardinal di Loreno l'impossibilità. Avea questi nel predetto ragionamento replicato al Seripando il suo pensiero, esposto prima a tutti i Legati: che si co

municassero al papa con la messione di

alcun prelato i capi della riformazione desiderati da lui, e che lo stesso prelato ritornando a Trento riferisse poi la mente di sua santità in ciascun di essi avanti di proporli nella congregazione. Ma i Legati si sostennero dalla risposta fin a tanto che ne intendessero la volontà del pontefice: e molto meno vollero farsi sceglitori del messo. Ben proposero al cardinal Borromeo alcuni : i quali furono l'arcivescovo di Lanciano, come adoperato laudevolmente in simile ministerio altra volta, quello d'Otranto, come d'abilità eccellente, e soprammodo bramoso di servire al papa, il Grassi, come dianzi mandato da sua santità al medesimo cardinale, il Gualtieri per un simigliante rispetto, benchè il fin della sua messione parea che il rendesse allora più profittevole in Trento: ma conchiudeano, che il Visconti stimavasi più di tutti acconcio, per la special confidenza del pontefice in lui, la qual facea di mestiero in chi dovesse udire, e riportare dalla bocca di sua santità l'intimo del suo cuore. Il dì appresso a questi trattati fra i presidenti e'l cardinal di Loreno, venne egli alla generale (1) assemblea: la qual essendosi prima ragunata con gran concorso di persone straniere tiratevi dalla curiosità, furono elle poscia escluse, e si propose dal segretario sommariamente sì ciò che il cardinale avea destinato di voler dire, sì l'esempio della regia lettera, sì la preparata risposta. E, qual è la na

(1) Oltra agli Atti di Castello, e a quei del Paleotto, e al Diario a 25 di novembre, una de'Legati al cardinal Borromeo, e due altre dell'arcivescovo di Zara, e del Modonese lo stesso giorno.

tura di quelle comunità ove molti sanno,
e tutti credono e vogliono far credere di
sapere, anche in tali ben premeditate pa-
role di cerimonia non mancarono opposi-
zioni e disputazioni. Indi a pigliare il
cardinale dalla sua casa, furono mandati
il patriarca gerosolimitano, gli arcivesco-
vi d'Otranto e di Granata, e i vescovi
della Cava, di Coimbra, di Viterbo, e di
Salamanca. Quand'egli entrò, i Legati
scesero da' gradini del seggio loro ad ac-
coglierlo. E di poi assisi i padri, e cir-
condati da una corona immensa di popo-
lo, si fero innanzi a Legati gli oratori di
Francia: e Lansac, il più degno, presentò
le lettere regie scritte in francese e ri-
voltate in latino (1), nel quale idioma fu-
ron lette da capo solennemente dal segre-
tario.
Era l'inscrizione francese: a santissi-
mi e reverendissimi padri congregati in
Trento per la celebrazione del santo conci-
lio: ma in latino più chiaramente diceva-
si : congregati nel sacrosanto concilio di
Trento. Esponea quivi il re le avversità

(1) Nell'una e nell'altra lingua sono stampate nel mentovato libro francese

l

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