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non si può ancor in modo alcuno fruir la bellezza, nè satisfar al desiderio ch'ella eccita negli animi nostri, col tatto, ma con quel senso del qual essa bellezza è vero obietto, che è la virtù Visiva. Rimovasi adunque dal cieco giudizio del sen. so, e godasi con gli occhi quello splendore, quella grazia, i risi, i modi e tutti gli altri piacevoli ornamenti della bellezza; medesimamente con l'udito la soavità della voce, il concento delle parole, l'armonia della musica (se musica è la donna amata), e così pascerà di dolcissimo cibo l'anima, per la via di questi due sensi, i quali tengon poco del corporeo, e son ministri della ragione, senza passar coi desiderio verso il corpo ad appetito alcuno men che onesto. Appresso, osservi, compiaccia, e onori con ogni riverenza la sua donna, e più che sè stesso la tenga cara, e tutti i comodi e piaceri suoi preponga a propri, e in lei ami non meno la bellezza dell' animo, che quella del corpo; però tenga cura di non lasciarla incorrere in errore alcuno, ma con le ammonizioni e buoni ricordi cerchi sempre d'indurla alla mo: destia, alla temperanza, alla vera onestà; e faccia che in lei non abbiam mai luogo se non pensieri candidi e alieni da ogni bruttezza di vizi; e così seminando virtù nel giardin di quel r

bell'animo, raccorrà ancora frutti di bellissimi costumi, e gusteragli con mirabil diletto; e questo sarà il vero generare, ed esprimere la bellezza nella bellezza. In tal modo sarà il nostro cortigiano gratissimo alla sua donna, ed essa sempre se gli mostrerà ossequente, dolce s e affabile, e così desiderosa di compiacergli, come d'esser da lui amata ; e le voglie dell'un

e dell'altro, saranno onestissime e concordi; ed essi conseguentemente saranno felicissimi (1). Stavano tutti attentissimi al ragionamento del i Bembo, ed esse, avendo fatto un poco di pausa, e vedendo che altri non parlava, disse : a Poichè m'avete fatto cominciare a mostrar l'amor felice al nostro cortigiano non giovane, voglio pur i condurlo un poco più avanti, perchè lo star in questo termine è pericoloso assai, atteso che l'anima è inclinatissima ai sensi, e benchè la ragion col discorso elegga bene, e conosca quella bellezza non nascer dal corpo, e però ponga freno ai desideri non onesti, pur il contemplarla sempre in quel corpo, spesso perverte il vero giudicio. Per fuggir questo pervertimento e goder la bellezza senza passione, bisogna che 'l cortigiano con l'aiuto della ragione, revochi in tutto il desiderio dal corpo alla bellezza sola, e, quanto più , può, la contempli in sè stessa semplice e pura, e dentro nella immaginazione la formi astratta da ogni materia; tornandosi sempre a memoria che'l corpo è cosa diversissima dalla bellezza, e non solamente non le accresce, ma le diminuisce la sua perfezione, Di questo modo sarà il nostro cortegiano non giovane, suor di tutte le amaritudini e calamità che senton quasi sempre i giovani, e tra molti beni troveranne un altro ancor assai maggiore, se egli vorrà servirsi di questo amore, come d'un grado per ascendere ad un altro molto più subli; me; il che gli succederà se tra sè andrà considerando, come stretto legame sia lo star sempre impedito nel contemplar la bellezza d'un corpo a solo; e però, per uscir di questo così angusto

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(1) Li suppone sempre l'autore nubili ambidue, e miranti al matrimonio, solo fine d'ogni lecito e onesto amore

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termine, aggiungerà nel pensier suo a poco a po. co tanti ornamenti, che cumolando insieme tutte le bellezze, farà un concerto universale, e ridur rà la moltitudine d'esse alla unità di quella soli che generalmente sopra la umana natura si spar de; e così non più la bellezza particolar d'una donna, ma quella universale che tutti i corpi adorna, contemplerà. Onde, offuscato da questo maggior lume, non curerà il minore, e ardendo in più eccellente fiamma, poco estimerà quello che prima avea tanto apprezzato. Questo grado d'amore, benchè sia molto nobile, è tale, che pochi vi giungono, non però ancor si può chiamar perfetto, perchè per esser la immaginazione potenza organica, e non aver cognizione, se non per quei principii che le son somministrati di sensi, non è in tutto purgata delle tenebre materiali; e però, benchè consideri quella bellezza universale astratta, e in sè sola, pur non la discerne ben chiaramente, nè senza qualche ambi guità, per la convenienza che hanno i fantasmi col corpo; onde quelli che pervengono a questo amore, sono come i teneri augelli che cominciano a vestirsi di piume; che benchè con l'ale debili si levino un poco a volo, pur non osano allontanarsi molto dal nido, nè commettersi a venti e al ciel aperto. Quando adunque il nostro cortigiano sarà giunto a questo termine, non voglio che si contenti, ma arditamente passi più avanti, seguendo per la sublime strada dietro alla guida che lo conduce al termine della vera felicità; e così in luogo d'uscir di sè stesso col pensiero, come bisogna che faccia chi vuol considerar la bellezza corporale, si rivolga in sè stesso per contemplar quella che si vede con gli occhi della mente; quali allor cominciano ad esser acuti e perspicaci,

quando quelli del corpo perdono il fior della lor vaghezza; però l'anima, aliena dai vizi, purgata dagli studi della vera filosofia, versata nella vita spirituale, ed esercitata nelle cose dell'intelletto, rivolgendosi alla contemplazion della sua propria sustanza, quasi da profondissimo sonno risvegliata, apre quegli occhi che tutti hanno, e pochi adoprano, e vede in sè stessa un raggio di quel lume che è la vera immagine della bellezza angelica, a lei comunicata, della quale essa poi comunica al corpo una debil ombra; però, divenuta cieca alle cose terrene, si fa oculatissima alle celesti; e talor quando le virtù motive del corpo si

trovano dalla assidua contemplazione astratte,

ovvero dal sonno legate, non essendo da quelle impedita, sente un certo odor nascoso della vera bellezza angelica; e rapita dallo splendor di quella luce, comincia ad infiammarsi; e tanto avidamente la segue, che quasi diviene ebria e fuor di sè stessa, per desiderio d'unirsi con quella , parendole aver trovato l'orma di Dio; nella contemplazion del quale, come nel suo beato fine, cerca di riposarsi; e però ardendo in questa felicissima fiamma, si leva alla sua più nobil parte, che è l'intelletto ; e quivi non più adombrata dalla oscura notte delle cose terrene, vede la bellezza divina; ma, non però ancor in tutto la gode perfettamente, perchè la contempla solo nel suo particolar intelletto, il qual non può esser capace della immensa bellezza universale. Onde, non ben contento di questo beneficio, amore dona all'anima maggior felicità, che secondo che dalla bellezza particolar d'un corpo la guida alla bellezza universal di tutti i corpi, così in ultimo grado di perfezione dallo intelletto particolar la guida allo intelletto universale. Quindi l'anima, accesa nel santissimo fuoco del vero amor divino, vola ad unirsi colla matura angelica, e non solamente in tutto abbandona il senso, ma più non ha bisogno del discorso della ragione, chè, trasformata in angelo, intende tutte le cose intelligibili, e senza velo o nube alcuna, vede l'amplo mare della pura bellezza divina, e in sè lo ri

ceve; e gode quella suprema felicità che dai sen .

si è incomprensibile. Se adunque le bellezze, che tutto di con questi nostri tenebrosi occhi vediamo nei corpi corruttibili, che non son però altro che sogni ed ombre tenuissime di bellezza, ci paion tanto belle e graziose, che in noi spesso accendon fuoco ardentissimo, che felice maraviglia, che beato stupore pensiamo noi che sia quello che occupa le anime che pervengono alla visione della bellezza divina! che dolce fiamma! che incendio soave creder si dee che sia quello che nasce dal fonte della suprema e vera bellezza ! che è principio d'ogni altra bellezza, che mai non cresce, nè scema; sempre bella, e per sè medesima, tanto in una parte, quanto nell'altra, semplicissima, a sè stessa solamente simile, e di niuna altra partecipe; ma talmente bella, che tutte le altre cose belle son belle perchè da lei partecipan la loro bellezza. Questa è quella bellezza indistinta dalla somma bontà, che con la sua luce chiama e tira a sè tutte le cose, e non solamente alle intellettuali dona l'intelletto, alle razionali la ragione, alle sensuali il senso e l'appetito di vivere, ma alle piante ancora ed ai sassi comumica, come un vestigio di sè stessa, il moto e quello instinto naturale delle lor proprietà. Tanto adunque è maggiore, e più felice questo amor degli altri, quanto la causa che lo

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