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(555) Dionisio VI, 63. Sono le colonie secondo il diritto di Romoio che godevano del diri'to dei Ceriti.

(556) Si giudicò che i primi tribuni fossero stati eletti il 10 dicembre (Dionisio VI 89) ciò che nondimeno non può esser vero che pel tempo del loro stabilimento e dopo il decemvirato. Si accordo con questa ipotesi la circostanza che la ribellione si dichiarò sotto i Consoli Virginio e Vetturio , e probabilmente altresì il fatto che agli Idi di settembre M. Valerio era Dittatore. Dionisio VI, 49.

(557) È per lui un errore consueto l'opporre ai Comizi della plebe sul foro, quelli delle Centurie come aristocratici, invece del concilio delle curie. Il mio racconto instaurò ciò che Dionisio lesse senza ben comprendere ; era una nozione non equivoca e derivata dalle più esatte ed autentiche sorgenti.

(558) Quest' assemblea la di cui menzione fa vedere con qual

e dei Pontefici ; quest assemblea pone Dionisio in un gran viluppo (VI, 67) in quanto che non può immaginarsi altra ecclesia che quella del demos. Nondimeno era quella che dopo la costituzione primitiva aveva a risolvere della pace e della guerra ( VI, 66 ), e per conseguenza quella delle curie. E come avrebbe il Senato derogato di sua propria autorità ai diritti dell'ordine. Immaginar un'assemblea plebea è un ragionare a sproposito, come per verità l'intravede l' assennato scrittore. Nè può essere l'assemblea frammista delle Centurie , giacchè quest'ultima non poteva assembrarsi che sul campo di Marte, mentre quivi il Vule canal è solennemente nominato come luogo di congregazione. Ora questo tempio era sopra il Comitium (benchè il Nardini s'inganni sul Comizio e sulla sua vera ubicazione ), sul lembo inferiore del Monte Palatino , ed era tenuto come una parte del Comitium, cioè precisamente del luogo dell'assemblea dei patrizi.

(559) L'indicazione dei nomi è più che verosimilmente autentica, ed i passi seguenti attestano che questi dieci erano decem primi Dionisio VI, 84. – VI, 69 dove parla di gentes majores. Quegli per cui questa stessa spiegazione non fosse chiara , non avrebbe dovuto riempire il numero non compiuto coll'aggiunta del nome di Sp. Nautio di

(560) Se tutte le storie particolari a gloria di un Valerio , non fossero sospette, come apocrife , e come tirate da Valerio Antiate la pretesa ammissione di 400 ricchi plebei fra i cavalieri fatta dal Dittatore Valerio, Dionisio VI, 44, potrebbe essere riferita alla conclusion della pace. Potrebbe tenersi una misura molto saggia per divisare i notabili stessi.

(561) Dionisio VI, 83. Zonara II, 22, è d'accordo con lai per le cose essenziali e le sue idee sono confermate da quelle di Cicerone su questi avvenimenti come esempio della necessità di violare la lettera della legge : de re publ. II, 34.

(562) Ciò intervenne più volte ed anche nella gioventù di Cicerone , per la legge di un patrizio, di L. Valerio Flacco : tanto avevano mutato le circostanze.

De offic. 22 e seg.

(564) Cosi alla fine il falliinento sarebbe diventato inevitabile. Si può dir di uno stato che sacrifica i suoi contribuenti a suoi creditori propter vitam vivendi perdere causas : Hume e Burk dichiarano che questa idolatria del debito pazionale è un culto di Moloch. Beato il tempo in cui non possono occorrerre questi rimedi estremi perchè il prodotto della proprietà e dell'industria crebbe nella medesima proporzione e forse in una più grande , delle domande dello Stato, e che chi vive di rendita contribuisce alla sua prosperità. Ma questi tempi sono un dono accidentale della fortuna , i nostri figli e i nostri nipoti ne godranno difficilmente come ne godeva l'Allemagna prima della guerra dei trent'anni e prima della rivoluzione:

(565) M. Valerio dice in Dionisio VI, 44, che con ciò esam cerbò i patrizi. Vedi la nola 560.

(566)
Auxilii latio adversus Consules. T. Liv.

(567) Dionisio VI, 89 in T. Liv. III, 55, la formola che consacra la testa del colpevole a Giove sembra non appartener realmente che al periodo che tenne dietro al decemvirato.

Dionisio VII, 17. Farò vedere a suo tempo ch' egli reca quest' ordinanza ad un'epoca molto più antica ; ma non conviene perciò averla come apocrifa.

(569) Essi non potevano multam dicere ma solamente. irrogare.

1590). Dionisio stesso VI, 89, che prima ne nomina due. T. Liv, lo dice espressamente. Cicer. pro Corn. e de re publ. Tuditano ed Attico in Asconio ; Zonara - Lido de mag. I, 38.

(571) Dessi sono nominati da T. Livio e da Lido che nelle sue indicazioni segue sempre Gajo, e come per intromettitore Graccano I, 44. È vero che invece di Licinio è Sicinio quegli che è nominato in Asconio e 'l soprannome comprova che non vi è errore di copia : ma L. Giunio è una cattiva correzione di Manucio, il manoscritto Laurent. LIV, 27. porta Lactinius che conferma L. Albinius. Questo L. Albinio , de plebe romana homo condusse le Vestali a Cere. T. Liv. V, 40. Il preteso L. Giunio Bruto non si trova che in Dionisio.

(572) T. Liv. II, 58.

(573) Cicer. fragm. Corn.

(574) Quinque creatos esse, singulos ex singulis classibus. Ascone sul discorso per Cornelio.

(575) Decem creati sunt, bini ex singulis classibus. T. Liv. III, 30.

(576) Qui pure si vede con qual destrezza i patrizi si ingegnavano di dividere i loro avversari ; però in genere furono vani i loro tentativi.

(577) , Dionisio VI, 90. Dopo l'elezione plebea , e dopo la

(578) Non vi è esempio più notabile di ciò che possa l' opipion pubblica e del timore che inspira ; nè l' influenza della clientela , nè gli intrighi personali potettero gianmai escludere gli uomini più riputati, quelli che adempivano fedelmente a tutti i doveri del loro ordine.

(579) • Desso che scriveva con tanta accuratezza , se avesse voluto dire : le Curie non vi eleggono , e non esse non danno il voto sulla vostra elezione , si sarebbe espres$o cosi.

(580). Dionisio VI, 89. IX, 41. Cicerone fragm. Coro. : itaque auspicato postero anno X. Tribuni pl. Comitiis curiatis creati sunt.

(581)
„VI, 89. Vedi il passo succitato.

(582) T. Liv. II, 44. IV, 48. Quivi è precisamente la pluralità che decide quattro contro un solo.

(583) Dionisio VI, 90. Zonara II, 24.

(584) Zonara idem. Però secondo Plinio, Stor. Nat. XVIII, 4, avevano parte al buon governo del commercio dei grani anche prima del 315.

(585) T. Liv. III, 55.

(586)

Nardini III, 242, 243.

(587)
Varrone in Nonio s. v. Pandere ( I, 209).

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