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mila assalitori. Primo colla spada e colla rotella a lanciarsi nelle mischie ed a scalare le mura, pronto a ferire chiunque si rivolgesse addietro, inesorabile, giusto, in pochi mesi si era acquistato il nome di ottimo soldato e capitano. Cotesto era l'uomo, nel quale la repubblica aveva rimesso le proprie sorli.

Il Ferrucci, tostoché ebbe ricevuto il comando di soccorrere Firenze, radunò in Pisa tutte le genti che potè, cioè 3000 fanti e 400 cavalli, con buone munizioni e fuochi artificiati, scale e ferramenta, e si pose in cammino, risoluto a salvare la patria o morire.

Sperava di giungere senza intoppo sotto le mura di Firenze; tutti i cittadini della quale, dopo essersi comunicati in Santa Maria del Fiore, stavano armati aspettando di ora in ora l'ordine di sortire o per unirsi con esso lui, o per assaltare il campo ostile. 11 sospetto di tale assalto avrebbe dovuto, a parere del Ferrucci, trattenere gli imperiali dentro le loro trinciere. Ma, essendosi avvicinato alla terra di Gavinana, si accorse di essersi ingannato: posciaché le genti di Fabrizio Maramaldo si sforzavano già di entrarvi per l'opposta parte. Egli senz'altro condusse le 3 agosio sue schiere sotto le mura, e «Compagni, gridò, seguitemi, dovunque vedrete che io vada». Così dicendo, precipitavasi dentro, ed appiccava zuffa coi nemici.

Sopraggiungeva in costoro aiuto dapprima Alessandro Vitelli, quindi con fanti e cavalli lo stesso principe di Nassau; però dopo tre ore di ostinata pugna, questi vi restava ucciso, e la terra sgombra dagli imperiali: sicché il Ferrucci, stando appoggiato alla picca sotto il castagno della piazza, udiva elevarsi dai suoi alle stelle il grido di vittoria! vittoria! Voi. IV. 5

Ma sciaguratamente era rimasta intatta una banda di lanzi del retroguardo nemico. Costoro, avendo fatto testa, s'introdussero in Gavinana: dietro ad essi si rannodarono i fuggiaschi; talché rientrando chi da una parte chi dall'altra circondarono quasi affatto le genti del Ferrucci. Fu allora il combattimento, non meno dei corpi che delle armi, ferocissimo. Il Ferrucci e gli altri capitani, schieratisi in una fronte, non pure sostenevano l'urto potentissimo dei nemici, ma scagliandosi tratto tratto fra loro , aprivano la via ai proprit seguaci. Accanto al Ferrucci stava Giampaolo Orsini, il quale sembrava che non mai si stancasse di incalzare e di ferire: ma posciachè vide la piazza piena di sangue, e i monti dei corpi morti impedire alle sue genti di avanzarsi, e tuttavia comparire da tutti i lati nuovi nemici, rivoltosi al Ferrucci «Signor commissario, gli disse, non ci vogliamo noi arrendere?» «No», rispose questi, e abbassato il capo, si spinse contro a una nuova onda di imperiali.'

Il capitano Goro volle fargli scudo del proprio corpo; ma il Ferrucci con rimproveri lo respinse. Ciò veggendo, tutti i capitani, tutti i soldati, salendo sopra i cadaveri, corsero a gara a soccorrerlo di mezzo ai nemici; dimanieraché dopo un ultimo sforzo ed una grandissima strage , li scacciarono fuori della terra.

Però in codesto vantaggio appunto stava nascosta la rovina dei repubblicani. Tostochè furono all'aperto, si trovarono circuiti da un immenso stuolo di nemici, ed o semivivi si arresero, ovvero uccidendo vennero uccisi. Il Ferrucci, tutto lividure e ferite, fu menato in piazza davanti al Maramaldo, che, fattolo disarmare, mentre quegli senza turbamento gli diceva « tu uccidi un uomo morto», con un pugnale lo scannò.

Pochi furono i prigioni, e di essi due vennero comprati a caro prezzo da due loro inimicissimi con ben diverso fine; imperciocché uno fu ucciso a sangue freddo, l'altro perdonato e medicato fraternamente nelle proprie case. Così la storia va mescolando le buone e le pessime azioni! Nelle vesti del morto principe di Nassau fu trovato un biglietto scrittogli da Malatesta Baglioni, nel quale questi lo esortava a marciar pure contro il Ferrucci, assicurandolo che da Firenze niuno sarebbe uscito a molestare il campo imperiale. Firenze era adunque stata venduta da un capitano di ventura! (1)

La nuova della disfatta di Gavinana non distoglieva tuttavia i cittadini di Firenze dal fiero proposito di uscire ad una estrema prova. Ivo Bilioni e gli altri capitani delle bande nere si offersero di muovere i primi all'assalto. Ma il Baglioni non lo permise. La città, risoluta a sperimentare ad ogni modo quel colpo, gli levò il comando delle armi: ed allora egli, il quale già aveva sedotto la gioventù e si era impadronito di una porta, introdusse una compagnia di nemici, rivolse le artiglierie delle mura sopra quei di dentro, sbarrò le vie, ne guernì di cannoni le bocche, e dispose le fanterie sue proprie a forma di battaglia col fuoco sui draghetti degli archibugi. Allora Firenze, vinta

(1) Filippo de'Nerli, Comment., lib. X. p. 237. — Varchi, t. IV. pp. 209-225. — Segni, lib. IV. p. 294. — Ammirato, Storia fiorentina, lib. XXX. 407. — Guicciard., lib. XX. 148. — Giovio, Storia, lib. XXIX. 214. — Gianotti, Vita del Ferrucci.

vi agosto più dai proprii soldati che dagli esterni nemici, capitolò, dopo avere in 10 mesi di assedio dato esempii di costanza, di pazienza e di valore degni di perpetua lode.

Forse ad un freddo filosofo parrà vana ed inopportuna codesta ostinazione: ma si pensi che cosiffatti sforzi, quand'anche non producono nulla, pure, riguardati come estremi termini di virtù, servono sempre moltissimo ad infiammare gli animi timidi ed infingardi, e ad innalzare la dignità dell'umano proposito; epperciò sono sempre utili e lodevolissimi. Mutatisi i governi, passano le sette e le opinioni; ma la virtù appartiene a tutti i tempi. Sciagurata quella fazione che tenta cancellare le opere virtuose, perché fatte dalla fazione contraria! Il tentarlo le sublima e le rende splendide all'occhio del mondo: solo coll'emularle e superarle si eclissano.

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CAPITOLO QUARTO.

I fuorusciti italiani.

A. 1530-1582.

I. I fuorusciti fiorentini. Pietro Strozzi se ne fa capo. Sua nascita e sue prime vicende. Infelici tentativi di Sestino e di Montemurlo. Lo Strozzi in Venezia. Arrivo de'suoi archibugieri in Francia. II. Lo Strozzi contro gli Inglesi: in Italia: in Iscozia: in Francia ed in Germania. Sua difesa di Metz.

III. Lo Strozzi alla difesa di Siena. Sue ultime sventure ed

imprese. Sua morte.

IV. Ultime vicende dei fuorusciti fiorentini e dei capitani

delle bande nere. Filippo Strozzi. Giambattista da Messina. Sampiero da Bastelica.

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