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CANTO IV.

Argomento.

Si trova nel primo cerchio, portalovi da forza suprema. Ivi è la pena de' non ballezzali: bambinie adulli. Entro a un ricinto di lume dimorano i sarii che non credettero in Cristo. L'Inferno dantesco e un cono rovesciato, diviso in nove ripiani circolari, come i gradi negli antichi anfiteatri. Nel primo, che è il Limbo, non è la pena del senso, ma sola del danno. San Tommaso diride appunto l'Inferno in tre parli: dei fanciulli, de' patriarchi, e de' dannati ; e Dante ai patriarchi , già beali, sostituisce i savii e gli eroi. Taluni bruttali di vizii; ma Dante (bene avverte il Boccaccio) li considera come simboli.

Belle le terzine 2, 4, 10, 18, 20, 22, 23, 28, 35 alla 43, 50.

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1. Ruppemi l'alto sonno nella testa

Un greve tuono; si ch'io mi riscossi .

Come persona che per forza é desta. 2. E l'occhio riposato intorno mossi,

Dritto levato; e fiso riguardai

Per conoscer lo loco dov'io fossi. 3. Vero è che 'n su la proda mi trovai

Della valle d'abisso dolorosa ,

Che tuono accoglie d'infiniti guai. 6. Oscura, profonda era e nebulosa

Tanto, che, per ficcar lo viso a fondo,
lo non vi discernea veruna cosa.

Or discendiam quaggiù nel cieco mondo (Incominciò 'l poeta lutto smorto ).

lo sarò primo, e tu sarai secondo. 6. Ed io che del color mi fui accorlo,

Dissi : - Come verró, se tu paventi,
Che suoli al mio dubbiare esser conforto ? -

7. Ed egli a me: - L'angoscia delle genti

Che son quaggiù, nel viso mi dipigne · Quella pietà che tu per tema senti. 8. Andiam, ché la via lunga ne sospigne. - "

Cosi si mise; e cosi mi fe 'ntrare

Nel primo cerchio che l'abisso cigne. 9. Quivi, secondo che per ascoltare,

Non avea pianto, ma' che di sospiri,

Che l'aura eterna facevan tremare. 10. E ciò avvenia di duol senza martiri,

Ch'avean le turbe, ch'eran molte e grandi , .,
E d’infanti, e di femmine, e di viri.

1. (SL) RUPPEMI. Æn., vir: Olli somnum ingens rupil pavor. Vil. Nov.: Oud' io sostenea si grande angoscia , che lo mio... sonno... si ruppe. ALTO. Æn., VIII: Sopor allus. - VI: Alta quics. - Testa. Dan., VII, 1: Visio autem capitis cjus in cubili suo. — Trono. Forse il tuono... d'infiniti guai, della lerzina 3.

3. (SL) PRODA. La valle è tonda, cinta dal fiume e ra quasi sempre dichinando, e stringendosi. - Trono. En., VI: Intouat ore. - XII: Erorilur clamor... cæluan lunat omne tumultu. 4. (L) Viso : occhi.

(SL) Viso. Conv.: Non si lasciano vedere scuza fatica del viso.

(F) Oscura. Jer. Thr., III, 6: In tenebrosis collocavit me, quasi mortuos scompilernos.

5. (SL) Mondo. Ov. Met., V: Opaci mundi. -- PRINO. Accenna alla descrizione dell'Inferno fatta gia da Virgilio.

6. (L) COLOR pallido suo. – DUBBIARE: dubitare.

1. (L) PER TENA SENTI: giudichi esser tema.

(SL.) Pierà. Era anch'egli in quest'angoscia: cosi nel li del Purgatorio, pensandovi, rimane (urbato. Senti. I Latini : ita sontio (cosi giudico). Conv., II, 4: Aristotile parc ciò sentire.

8. (L) NE SOSPIGNE: ci sospinge a far presto.

9. (L) SECONDO CHE PER ASCOLTARE: secondo che si po teva intendere ascollando. - Avea: era. Ma' che: fuorché.

(SL) SECOxdo. Scorcio simile nella Somma: Serum dum quod homo, - MA'CHE. Magis quam. L'usa nel XXVII dell' Inferno. - Modo e provenzale e italiano. Il mais francese, il ma postro, sono accorciamento del magis. Sallustio e altri usano magis in senso di ma.

(F) Macie, 011.: Non v'è pianti, pero che'l pianto procede da pena e du tormento; ma sospiri che segundo al disio.

10. (L) Duol dello spirito. — E GRANDI : e ciascuna grande. - Viro: uomini.

(SL) INFANTI. .En., VI: Matros alque riri... purri innupleque puellar, - Continuo audile roccs , tvigilus. et ingens, Infantumque animer flentes in limine primo;

Quos dulcis vitæ ersortes, et ab ubere emplos Abstuli | alra dies, el funere incrsil accrbo.

11. Lo buon maestro a me: - Tu non domandi

Che spirili son questi che tu vedi.

Or vo'che sappi, innanzi che più andi, 12. Ch'ei non peccaro: e s'egli hanno mercedi,

Non basta; perché e' non ebber battesmo,

Ch'è porta della Fede che tu credi. 13. E se furon dinanzi al Cristianesmo,

Non adorâr debitamente Dio.

E di questi cotai son io medesmo. 16. Per tai difetti, e non per altro rio,

Semo perduti; e sol di tanto offesi,

Che, senza speme, vivemo in desio. 13. Gran duol mi prese al cor quando lo intesi;

Perorché gente di molto valore

Conobbi che ’n quel Limbo eran sospesi. 16. - Dimmi, maestro mio, dimmi, signore

(Comincia’jo per voler esser certo

Di quella fede che vince ogni errore); 17. C'scinne mai alcuno o per suo merto,

O per altrui, che poi fosse beato? —

E quei che 'ntese 'l mio parlar coverto, 18. Ristmise: - lo era nuovo in questo stato,

Quando ci vidi venire un Possente
Con segno di vittoria incoronato.

19. Trasseci l'ombra del primo parente,

D'Abel suo figlio, e quella di Noè,

Di Moisè legista ubbidiente; 20. Abraam patriarca, e David re;

Israel con suo padre e co' suoi nati,

E con Rachele per cui tanto fe; 21. Ed altri molti: e fecegli beati.

E vo'che sappi che, dinanzi ad essi ,

Spiriti umani non eran salvati. 22. Non lasciavám d'andar perch’ei dicessi,

Ma passavám la selva tuttavia,

La selva, dico, di spiriti spessi. 23. Non era lungi ancor la nostra via

Di qua dal sommo, quand’io vidi un foco

Ch'emisperio di tenebre vincia.
| 24. Di lungi v'eravamo ancora un poco,

Ma non sì ch'io non discernessi in parte,
Ch'orrevol gente possedea quel loco.

11. L Ardi: rada.

(SL) Divanni. Non rispose subito alla domanda falta da Dante nell'altro canto. Qui per compenso il buon da gli spiega la cosa da sé. - VEDI. Æn., VI: loc mais, quaren errnis, inops, inhumataque turba (sl.

E in autori del sec. XIV e del XV. 12. (L) MERCEDI: meriti di bene.

(SL) MERCEDI. Par., XXXII, 25.

f) PORTA, Janus sacramentorum è detto il batmimo. Som, : Per il ballesimo apresi la porta del ciclo. Del Limbo, nella Som., 3. 1, 52, e Suppl. , 69. 13. (L) Dio, ma idoli.

(SL) DEBITAMENTE. Som.: Molte sono le specie di thizioni e indebito culto del vero Dio, 14. (L) Rio: reita. – Offesi di dolore.

(SL) Rio. Purg , VII, 3.

(F) DESIO. Som. : La gioia e il dilello sono del bene firrspule ed aruto ; il desiderio e la speranza, di bene non Eur arquistato.

13. F VALORE. Monar.: Nessuno, quantunque per fello de porte morali e intellettuali, senza fede salvare si puo. perto la ragione umana per se non può veder che sia greuta, ma aiutata dalla fede puo. In Virgilio, Enea com

ne la sorte de' sospesi insepolti. Mulla pulans, sorbrumque enimo miseratus iniquam (En., VI.).

16. (L) VINCE OGNI ERRORE: vince rispondendo a ogni dubbio.

(SL) SIGNORE. La compassione dello stato di Vir1:19 sentita da Dante, rende ragione di questo doppio 'alco, ch'è upa lode delicata e pietosa.

15. (L) Uscine del Limbo. — ALTRUI : di Gesù Cri*** - COVERTO: accennante alla scesa di Gesù Cristo.

SL) COVERTO. Albert. : parole coperte. 18. L Nrovo is QUESTO STATO: morto di poco. - Ux POTE: Gesù Cristo.

ISL) Nuovo. Da meno di cinquant'anni. Recens tara in questo senso Virgilio (En., VI): Rocens a vul> Dedo Errubal silra in magmi. – POSSENTE. Sacch.: En fortale di quella ciltà.

(F) POSSESTE. Augusl., Serm. de Pass.: Cristo,

quando anclò all' Inferno, discose, spezzò le porte e i serrami di quelle e sciolse lulli li giusti. — VITTORIA. Som. : Dalla morte fu fatto Cristo vincitore glorioso. 19. (L) Gı: ne. — DEL PRIMO PARENTE : Adamo.

(SL) TRASSECI. Ci per ne anco in prosa, e viene da hinc.

(F) PARENTE. Som. : Primi parentis (Adam). I Padri nel luogo superiore e men tenebroso. - La superiore parte dell' hufrrno dicesi Limbo. - LEGISTA, Aug.: Cum reverentia segnior essel,per Moysem legem literis dedit. Som.: L'obbedienza, in quanto procede da riverenza di Dio, cade solto la religione, e appartiene a devozione. - UBBIDIENTE. Da quando Iddio mando lui scilin guato al re d'Egitto; e sempre poi. Perch' altamente ubbidiva, comandava altamente. Jos.. XXII, 2, 4, 5: Mouses famulus Domini. Som.: L'obbedienza ponsi da taluni parte di giustizia. - Carità non può essere senza obbedienza. Greg.: L'obbedienza sulle le virtù nella mente inscrisce e le serba.

20. (L) ISRAEL: Giacobbe. - SUO PADRE: Isacco. Nati: dodici figli.

(SL) Fe. Petr. : D'aver non gl' incresce Selle c sett'anni per Rachel servito.

21. (F) ALTRI. : Greg., Ep. VI, 15. — Salvati. Som.: Aliqui furrunt salvati. 22. (L) DICEssi : dicesse.

(SL) DICESSI. Nel IX dell' Inferno chiudessi per chirdesse, - SELVA. Arios.: Selva d'aste e di spade.

23. (L) Somno, onde movemmo. — Vincia: vingera, o avvingeva, cingeva.

(SL) Somno. Non lontani dal fiume da cui ci partimmo, ch'era più in alto se la valle era fonda. E però disse : Or discendiam. - Vipi. Non lo vedeva quando ficcò il viso al fondo. (terz. 6). — Foco. Virgilio, degli Elisi (Æn., VI): Largior hic campos æther et lumine vestit Purpureo. - Voxcía. Come solia del Petrarca per solca, o forse da vincire; e nel XIV del Paradiso ha vinci: e piil sopra cerchio che l'abisso cigne. Le tenebre circondavano il foco; o il foco vincea le tenebre.

(F) TENEBRE. In altro senso, Sap., XVII, 20 e XVIII, 1: Essi erano a più gravi delle tcncbre. Ma a' sanli tuoi craigrandissima luce. 24. (L) ORREVOLE: onorevole.

(SL) DISCERNESSI. A taluno che ne vedeva, o alla forma del nobil castello. -- POSSEDEA. Stat. : Possessa que manibus arva.

25. - 0 lu ch'onori ogni scienza e arle, | 32. Cosi vidi adunar la bella scuola
Questi chi son ch'hanno colanta orranza,

Di quel signor dell'altissimo canto,
Che dal modo degli altri gli diparle ? —

Che sovra gli altri, com’aquila, vola. 26. E quegli a me: - L'onrata nominanza 33. Da ch’ebber ragionato 'nsieme alquanto, Che di lor suona su nella tua vita,

Volsersi a me con salutevol cenno;
Grazia acquista nel ciel, che si gli avanza.

E'l mio maestro sorrise di tanto. 27. Intanto voce fu per me udita :

34. E più d'onore ancora assai mi fenno;
- Onorate l'altissimo poeta: -

Ch'ei si mi fecer della loro schiera ,
L'ombra sua torna, ch'era dipartita.

Si ch'io fui sesto tra cotanto senno. 28. Poi che la voce fu restata e queta ,

| 35. Cosi n'andammo infino alla lumiera,
Vidi quattro grand'ombre a noi venire:

Parlando cose che 'l tacere è bello,
Sembianza avevan né trista nè lieta.

Si com'era 'l parlar cola dov'era. 29. Lo buon maestro cominciò a dire:

36. Venimmo al piè d'un nobile castello
- Mira colui con quella spada in mano,

Sette volte cerchiato d'alte mura,
Che vien dinanzi a' tre si come sire.

Difeso intorno d'un bel fiumicello. 30. Quegli è Omero, poeta sovrano;

37. Questo passammo come terra dura. L'altro è Orazio satiro, che viene;

Per sette porte intrai con questi Savi: Ovidio é 'l terzo; e l'ultimo è Lucano.

Giugnemmo in prato di fresca verdura. 31. Perocchè ciascun meco si conviene

38. Genti v'eran con occhi tardi e gravi,
Nel nome che sono la voce sola,

Di grande autorità ne' lor sembianti;
Fannomi onore; e di ciò fanno bene. -

Parlavan rado con voci soavi.
39. Traemmoci cosi dall'un de'canti

In luogo aperto, luminoso, e alto,

Si che veder si potén tutti quanti. 25. (L) O TU , Virgilio. - ORRANZA: onoranza.

(F) Osori. La filosofia morale e la naturale, spiega il Boccaccio; la teoria e la pratica , l' Oltimo. Qui Virgilio è come il simbolo della sapienza umana. Altri

ch'onorino mo, ma in me l'arte loro. Cosi Dante sperava menti la lode sarebbe smodata. Ma scienza er'allora la essere onorato poeta nella sua patria ; e credeva all'arte stessa poesia : cosi l'Ottimo.

debito quest'onore. 26. (L) ORRATA: onorata. -- NELLA TUA VITA: nel 32. (L) APUNAR: adunarsi. - SIGNOR DELL' ALTISSIMO mondo. — AVANZA: distingue.

CANTO : Omero. 27. (L) PER: da. — L'OMBRA SUA: Virgilio.

(F) SIGNOR. Omero, maestro di Virgilio, d'Orazio, (SL) UDITA. Malth., II, 18: Vox in Rama audita di Lucano, e lodalo da Orazio (De Arte poet.) ne' versi: csl. En., III: Gemitus .... auditur.

Res geslo regumque ducumque, el tristia bella, Quo scribi 28. (L) LA VOCE... RESTATA E QUETA' cessata la voce, possent numero, monstravit Homerus, citati da Pietro quelo il suono di lei.

di Dante. Altrove (Epist., 1, 2): Quid sit pulcrum, quid (SL) OMBRE. Son questi i pocti che a Dante pa Turpe , quid utile , quid non, Plenius ac melius Chryrevano sommi. Omero al suo tempo era nolo (Vita sippo et Crantore dicit, che illustra come la poesia possa Nuova ), e anche Armapnino lo cita (Pelli, pag. 88 e onorare ogni arle e scienza. Altri potrebbe per quel Siseg.) Notissimi gli altri, e Dante li studiava con cura : gnor intendere Virgilio l' altissimo poeta: ma nel XXII i quali (dice di loro) l'amica solitudine invita a vi del Purgatorio dice d' Omero: Quel Greco che le muse silare.

lattar più ch'altro mai. (L) NÈ TRISTA, perchè non infelice affatto; non 33. (L) SALUTEVOL CENNO: cenno di saluto. LIETA, poiché senza speranza. Inoltre è propria della sa

ALUTEVOL. Come contenevole per COMICpienza questa temperie d'affetti, Dante è più cortese a' niente, avvenevole per avvenente, e simili. poeti non cristiani che a' santi non ghibellini. Aug. , de 34. (L) Si. Riempitivo. Civ. Dei, XIV, 26: Nell'uomo giusto nihil triste, nihil im 35. (L) LUMIERA: Lume diffuso nell'aria. muniter lælum.

(SL) LUNIERA. Dante , Rime: Dagli occhi suoi 29. (L) SIRE: signore.

yiltava una lumiera. — TACERE. Hor. Ep., 1, 7: Dicenda, 30. (L) SATIRO : satirico.

Taconda loculus. Cose troppo onorevoli a Dante. Parlando (SL) Satiro. Lo nomina nella Volgare Eloquenza. co grandi, la coscienza della grandezza non è orgoglio; Nel Convivio cita Orazio, e chiama satiro nobile Giove co' piccoli, che frantendono, è vanità. nale; e anco i Latini satyrus, scrittore di satire. - Ovi 36. (SL) Nobile. L'usa anche Dino. DIO. V. Volg. Eloq.; Mon., p. 44 c 45; Inf., XXV; Lett. 42. 37. (L) DURA: asciutta. – ULTINO. Più ampolloso e però più fiacco. Nella Vol

(SL) VERDURA. Æn., VI: Devenere locos lalos, gare Eloquenza , nelle Lellere, nella Monarchia (pag. el amana vireta Fortunatorum nemorum. 37,44, 46, 47, 50, 72, 96), nel XXV dell'Inferno, ed altrove 38. (SL) Tardi. Purg., VI: E nel mover degli occhi accenna a' suoi versi.

onesta e tarda. - III: La frella Che gravitale ad ogni 31. (L) SI CONVIENE NEL NOME....: si conviene che (ulto dismaga. Perché la tardità sola potrebb'essere stuson poela. -- SOLA: una di quattro.

pidezza; però aggiunge gravi, e nel Purgatorio, onesia. (SL) Conviene, Som. : In quo alia animalia cum

(F) PARLAVAX. Vico: Non mai in suono alterala, homine conveniunt. Bocc., IX: In uno , cioè, che i lor in tempo affrettata parola. padri odiavano, tanto si convenivano, -SOLA. En.,V: | 39. (SL) Alto. Æn., VI: El Tumulum capit , unde Vor omnibus una. Mart. in Amph., III: Vor diversa so omncs longo ordine possit Adversos legere, el venientum nal: populorum est vox tamcn una. - BENE. Non per 1 discere vullus.

10. Cola diritto sopra 'l verde smallo

44. Poi che innalzai un poco più le ciglia, Mi fur mostrati gli spiriti magni;

Vidi 'l maestro di color che sanno Che di vederli in me stesso m'esalto.

Seder tra filosofica famiglia. 61. Io vidi Elettra con molti compagni;

43. Tulli l'ammiran, tutti onor gli fanno: Tra'quai conobbi ed Ettore ed Enea,

Quivi vid’10 e Socrate e Platone, Cesare armato, con gli occhi grisagni.

Che'nnanzi agli altri più presso gli stanno. 12. Vidi Cammilla, e la Pentesilea

16. Democrito, che 'l mondo a caso pone; Dall'altra parte, e vidi 'l re Latino,

Diogenés, Anassagora, e Tale, Che con Lavina sua figlia sedea.

Empedoclés, Eraclito, e Zenone. 43. Vidi quel Bruto che cacció Tarquino;

47. E vidi 'l buono accoglitor del Quale, Lucrezia, Julia, Marzia, e Corniglia.

Dioscoride dico. E vidi Orseo; E solo in parte vidi 'l Saladino.

Tullio, e Lino, e Seneca morale.

40. (L) VERDE : erboso.

(SL) MAGNI, Æn., VI: Defunctaque corpora vita Wananimim heroum. - M' ESALTO. Verso cilato con 200 mirazione dal Byron. 41. (L) GRIFAGNI: quasi rapaci.

(SL) ELETTRA. En., VIII : Dardanus, Iliacip pries pater urbis et auctor, Electra, ut Graii perhibent, lllantide crelus. – COMPAGNI. Troiani discendenti di li, tra quali Ettore ed Enea , l'uno difensore di Troia, Taliro portator dell'impero in Italia. Pero da Enea salla a Cesare. Elettra, moglie di Corito re d'Italia e madre di Dardano re di Troia , qui posta forse per indicare cb'Enea sul Lazio aveva quasi diritto d' eredità , come dice nel libro De Monarchia; con ciò dava un diritto d'eredità tipo a Cesare , discendente di Julo. Elettra ebbe tal diritto da Giove; e il Poeta la nomina nel detto libro con Ettore. Nell' Eliso di Virgilio (En., VI): Ilic zerus antiquum Teueri, pulcherrima proles, Magnanimi beroes, rati melioribus annis, Ilusque, Assaracusque, et Troje Dardanus auctor. --- ETTORE. En., VI: Hectoris 3ani. Fiori d' Italia: Ellore ed Encu avcano li maggiori animi,ed erano pire forti in arme. - CESARE. n., 1: Nascelur pulchra Trojanus origine Corsar, Imperium Orrian, farnam qui terminet astris. Da Troe discendono in una linea Erittonio , Laomedonte, Priamo , Ettore; bell'altra, Assaraco, Capi, Enea, Anchise, Julo, ultimo Cesare, non d' altro reo, dice Dante, che di non aver 3rato il battesimo. — GriFagxi. Come di sparviero, e cuse d'uno grifone, dice l'Ottimo. Svetonio dipinge Cesare eosis oculis. Bocc. : Con due occhi in lesta che paPetoro d' un falcon pellegrino. Negli occhi di Enrico VII, lodalo da Dante, notano gli storici una particolarità da dissimile.

12. (SL) Latino. Dice un inedito trecentista : Quinto re & Malia, dal quale noi Italiani siamo chiamati Latani, - CAMMILLA. Cantata da Virgilio (Æn., VII, XI). - PEWTESILEA. Alleata a' Troiani: la nomina nell'Eneide (1, 491). Trecenlista inedito: Vidde la Penlesilca, con ke se care donzelle, Iulta assocata in ballaylia, — RE. Epiteto che gli dà sovente Virgilio. — LAVINA. En., VII, e altrove, Per Lavinia , anco in prosa. Cosi Tarquino per Tarquinio. 43. (L) CORNIGLIA : Cornelia. --- IN PARTE: in disparte.

(SL) BRUTO. En., VI: Vis et Tarquinios reges, asimamque superbam Ulluris Bruti, En., VIII: Tarquiaium ejectum. Luc., VI: Solum te, consul, depulsis prime tyrannis , Brute, pias inter gaudentem vidimus sabras. Qui solo Bruto; in Dante, nella terzina modesima, solo il Saladino, - LUCREZIA. Di lei Ovidio e Livio, letti da Dante. -- Julia. Figlia di Cesare, moglie a Pompeo. La rammenla Lucano (Phars., VII). E cosi Varzia, moglie di Calone, della quale nel primo del Purgalorio. - CORNIGLIA. Moglie di Pompeo, rammentata da Locano (Phars., VIII); non la madre de' Gracchi. Cor

niglia, nel trecento, anche in prosa. - SALADINO. Novellino, XXV : Saladino fu soldano, nobilissimo signore, prode e largo. Oltimo: Diersi che soppe Tulle le lingue. Petr., Tr. della Fama: Poi vrnia solo il buon ducr Goffrido. [V. D' Herbelot, Bibliothèque Orientale, e kinolles's llistory of the Turks, pag. 57, ec.) 44. (L) 'L MAESTRO DI COLOR CHE SANNO: Aristotile.

(F) Sanno. Conv.: Coloro che sanno. Ad Aristolile, dice nel Convivio (III, 5), che la nutura pini aperse li suoi segreti, - I, 9: Mio maestro. --- FAMIGLIA. Hor. Carm., 1, 29: Socraticam... domum.

45. (SL) AMMIRAN. Virgilio, di Museo nell' Eliso (En., VI): Medium nam plurima turba llunc habet, atque humeris extantem suspicit allis. In tutte le opere sue accenna sempre ad Aristotile.

(F) PLATONE. Conv., II, 5: Uomo eccellentissimo. Monar., pag. 33, 40, 41, 42, 43, 52, 53, 60, 66, 73, 74, 75, 76, 79, 81. Volg. Eloq., pag. 291, 304.

46. (L) 'L MONDO A CASO PONE : il mondo sorgesse dal fortuito accozzarsi degli atomi. -- TALE : Talete.

(F) DIOGENÉS. Lodato da Seneca. - ANASSAGORA. Maestro di Pericle, lacondo, dotto in fisica, credente allo spirito. Aristotile lo nomina con Empedocle. (Fis. I, 4.) - TALE. Fondatore della Scuola Jonia. Tale per Talete si diceva anco in prosa: o cosi Empedocles. Out. : Dopo la politica su speculatore di nalurale filosofia, e trovatore di naturale astronomia e dell'Orsa maggiore; e unlidisse le oscurazioni del sole... puose che le anime crano immortali. ...e allribui anime alle cosc inanimale. Puose che 'l principio di tutte le cose era l'acqua; e disse che 'I mondo area anima e era pieno di demoni: di lui favella S. Agostino nell'VIII de Civil. Dei. Di lui Aristolile ( Topica , e nel Libro della Generazione ). Eraclilo cilasi nella Somma (2,2, 156). Di Zenone, Cicerone e Seneca cd Aristotile (Fis., IV); d'Euclide, Boezio; d'Eraclilo, Aristotile; di Democrito, il medesimo nella Fisica e nel Libro dell'Anima.

17. (L) Broxo ACCOGLITOR DEL QUALE: valente raccoglitore delle qualità naturali dei corpi.

(SL) Buono. Æn., V: Bonus Eurythion: d'un arlista. -- Quale, per qualità, l'usa nel Paradiso. --- ORFEO. Virgilio (En., VI) colloca negli Elisi Musco ed Orfco : Orazio pure (De Art. Poet.): Sucer interpresque Deorum.... Orpheus. -- Tullio. Lo nomina nel Convivio (pag. 33, 38, 39, 45, 48), nella Monarchia (pag. 34, 37, 38, 46, 50), e nella Volgare Eloquenza (pag. 196). — Lino, Il poeta sacro nominato da Virgilio come figliuolo di Apollo (Buc., IV, VI). Allri legge Lirio, più volte citato da Dante (Mon., pag. 34, 37, 38, 46, e Inf., XXVIII).

(F) MORALE. Bocc.: Seneca morale , maestro di Verone. Di lui nella Volgare Eloquenza (pag. 227). Nel Convivio è cilato dopo Davide e Salomone. Nella Suinina cilali come autorili Seneca e Tullio.

48. Euclide geométra, e Tolommeo;

Ippocrate, Avicenna, e Galieno;

Averrois, che 'l gran comento feo. 49. Io non posso ritrar di tutti appieno,

Perocchè si mi caccia 'l lungo tema
Che molte volte al fatto il dir vien meno.

50. La sesla compagnia in duo si scema.

Per altra via mi mena il savio duca

Fuor della queta nell'aura che trema : 51. E vengo in parte ove non è che luca.

48. (L) GRAN COMENTO d'Aristotile. - Feo: fece.

(SL) (AVERROIS. V. Tiraboschi, Storia letter., tom. V, lib. 2, e D'Herbelot, Bibliothèque Orientale, art. Roschd, col qual nome gli Arabi chiamano Averroe.) COMMENTO. Conv., pag. 272, e Mon., pag. 9.

(F) AVICENNA. Arabo del secol X. Scrisse di medicina, di metallurgia , di chimica, di filosofia razionale. Lo nomina nel Convivio. — TOLOMEO. Conv., IV, 3. – GALIENO. Mon., p. 22; Conv.,1, 8. — AVERROIS. S'usava anco in prosa, e cosi il Rabelaist (Prognost., III). Olt. : Spuose multi libri d'Aristolile. Fu di nobilissimo ingegno, più che uomo, ma non confesso Cristo.

49. (L) RUTRAR: dire. — SI NI CACCIA ...: tante cose ho a dire che tutte non posso.

(SL) RITRAR. Conv.: Lucano, quando ritrae como Cesare .... — Mexo. Conv. : La fantasia vien meno 18lora all'intelletto.

50. (L) Sesta: di sei. - In: di. — Trema di sospiri; e poi di turbine.

(SL) Sesta. In Arrighetto : Seltima compagnia, compagnia di setle dee. Cosi binus a' Latini valeva e di due e doppio. — TREMA. Più sopra: Sospiri, Che l'anera elerna facevan tremare. Dall'un lalo tremava l'aria pe' sospiri, dall'altro per la bufera, di cui nel canto seguente,

e pel molto pianlo. | 51. (L) Nox È CHE LUCA: non è cosa che dia lume, | astro, nè altro.

1 Limbo di Dante.

In una regione che risplende in mezzo alle tenebre stanno le anime di coloro ch'ebbero virtù naturali, ma senza la fede vera; le quali virtù raggiarono appunto come una luce che rompeva le tenebre de' luoghi e tempi in cui vissero; cosi nell'Eliso di Virgilio: secretosque pios (1). Nelle sette mura che cingono il castello altri vede le sette arti liberali, di cui nel Convivio, grammalica , rettorica, dialettica, aritmetica, musica, geometria, astronomia: altri le tre leologali e le quattro virtù cardinali. Meglio forse intendere il numero sette, come nel Canto VIII ed altrove, e come nella Bihbia, per un numero compiuto, a indicare la fortezza del luogo e delle virtù che ricoveravano in esso. Cosi prima ancora della scoperta del Newton gli antichi indovinarono settemplice il raggio; cosi nell'Eliso di Virgilio, Orfeo obloquitur numeris septem discriminu vocum (2). Il castello è simbolo dell'umana scienza e bontà, anco a'pagani accessibile. Passano franco il fiumicello, perché quella difesa è per gl'ignoranti e pe' vili; e i buoni ingegni e i forti animi v'han l'adito aperto. Pietro interpreta il fiume per l'affetto: ché, l'affetto de' saggi essendo solido e fermo, e'giungono sicuri al lor fine, e se ne fanno non impedimento, ma via. Il Boccaccio vede nel fiumicello i beni terreni che il saggio deve spregiare e calcare pas.

sando; belli, ma fugaci com'acqua. Meglio ima. ginare che il passo de' due poeti, non aggravato dal peso del male, non affondi: e rammentarsi l'andata di Pietro sulle acque. Già il modo maraviglioso come il Poeta nel sopore è portato all'altra riva d'Acheronte, dichiara questo secondo passaggio, il quale si raffronta con quel dell'angelo che poi passa Stige con le piante asciutte (1), e con quel della bella donna che traendosi dietro Dante tuffato in Lete, se ne va sovra l'acque leg. giera come spola (2).

Nel Limbo de' giusti egli aveva rammentati Adamo, Abele, Noé, poi Mosè (non a caso forse preponendolo), poi Abramo, Davide, Isacco, Giacobbe e i suoi figliuoli; e di donne sola Rachele, come un de'simboli del poema. Nel Limbo de' non credenti, di persone storiche o tali volute da lui, e' non nomina che i progenitori di Roma e romani; e degli altri, unico il Saladino. Dall'una parte Elettra co'discendenti di lei fino a Cesare, dall'alTra Latino, e Lavinia e Camilla già avversi a' Troiani, e Pentesiloa quasi anello tra loro, e forse perché alle Amazzoni è nell'Eneide paragonata Camilla (3). Saladino, Soldano di Babilonia, lodato anche da' Cristiani per la sua probità, rimane solo, perché d'altra fede, e perché solo celebre tra'Soldani. Ordinò una tregua tra sé e i Cristia

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