Le fantasie: romanza. Preceduta de ragguagli storici

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Taylor, 1829 - 80 pagine
 

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Pagina 30 - Co' suoi venga al Comun ch'ei giurò. Ora il dado è gettato. Se alcuno Di dubbiezze ancor parla prudente ; . Se in suo cor la vittoria non sente, In suo core a tradirvi pensò. Federigo ? Egli è un uom come voi, Come il vostro è di ferro il suo brando, Questi scesi con esso predando, Come voi veston carne mortai.
Pagina 29 - L'han giurato; e si strinser la mano Cittadini di venti città. Oh, spettacol di gioia! I Lombardi Son concordi, serrati a una Lega. Lo straniero al pennon ch'ella spiega Col suo sangue la tinta darà. Più sul cener dell'arso abituro La lombarda scorata non siede.
Pagina 32 - Gusti anch'ei la sventura e sospiri L'Alemanno i paterni suoi fochi: Ma sia invan che il ritorno egli invochi; Ma qui sconti dolor per dolor. Questa terra ch'ei calca insolente, Questa terra ei la morda caduto; A lei volga l'estremo saluto, E sia il lagno dell'uomo che muor.
Pagina 46 - ChUo mi posi a una destra vittrice. Cari miei, non mi dite infelice ; Non piangete , o fratelli, per me. Era allor da compiangermi, quando A scamparvi, per Dio! dal servaggio, Vi richiesi un dì sol di coraggio, E mi deste litigi e viltà! Tutto in gioia or mi torna , fin anco Se del tanto dolor mi ricordi.
Pagina 54 - In mezzo il biondo popolo, muovono lento il pie, 496 a coppia a coppia, in semplici prolisse cappe avvolti. Che franchi atti discreti! che dignità nei volti! Tra lor dan voce a un cantico, tra lor l'alternan lieti. Oh, della cara Italia la cara lingua ell'è! 504 — Lo stesso evangelo toccato da' suoi, toccammo a vicenda; giurammo anche noi quel ch'egli col labbro dei conti giurò.
Pagina 59 - Ciel te lo rende; nè tu le saprai Le angosce sofferte dall'uom del tuo cor. Ma taci; e ti basti che vano è il corrotto. Nessun di battaglia s'attenti far motto; Nessun con inchieste gl'irriti il rossor.
Pagina 48 - Qualche volta, pensose la sera , Mi rammentin le donne ai mariti; Qualche volta ne' vostri conviti Sorga alcuno che dica di me: In parole fu acerbo con noi Fin che Italia nell'ozio si tenne. Quando il giorno dell'opre poi venne, Uno sguardo egli intorno girò; Pose in lance il servaggio e la morte; Eran pari: — ea Dio l'alma commise. In PONTIDA il suo sangue promise; I1 suo sangue a LEGNANO versò, • IV.
Pagina 55 - Lo stesso evangelo toccato da' suoi, toccammo a vicenda; giurammo anche noi quel ch'egli col labbro dei conti giurò. Su l'anime nostre, su quella di lui sta il patto: la perda, la danni colui del quale avran detto che primo il falsò.
Pagina 66 - Dai fumaiuoli annunziansi ridesti a mille a mille i fochi dei castelli, dei borghi e delle ville. Dove più folto è d'uomini, a due, a tre, a drappelli escono agli ozi, all'opere, sparsi per la città. 656 Son questi? è questo il popolo per cui con affannosa veglia ei cercò il periglio, perse ogni amata cosa?
Pagina 44 - Colui che par lento agli afflitti, È il Dio vigil che pugna per essi; Nel suo giorno ei solleva gli oppressi, Fa su i prenci il disprezzo cader. BERCUET. Le Fantasie, 4 Or, m'udite! Al giaciglio de* serv Questa rissa di sangue vi toglie: Saldi, eretti, riarsi di voglie, Vi fa donni del vostro vigor.

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