Il capitale

Copertina anteriore
Newton Compton Editori, 4 lug 2013 - 2313 pagine
A cura di Eugenio Sbardella
Traduzione di R. Meyer
Edizione integrale

Il capolavoro di Marx, spietata e allo stesso tempo scientifica analisi della società capitalistica nelle sue profonde contraddizioni, è una lettura indispensabile per chi non voglia sentirsi estraneo al mondo contemporaneo. Pietra miliare nella storia del pensiero moderno in quanto fondamento dottrinale delle più importanti rivoluzioni politiche del Novecento, Il capitale getta ancor oggi una luce demistificante sugli alienanti rapporti sociali del presente. Il senso più genuino e il nucleo più duraturo dell’opera di Marx stanno tuttora nella sua rigorosa «critica dell’economia politica», una critica che definisce la storicità della società contemporanea.


Karl Marx
(Treviri 1818 - Londra 1883), dopo aver studiato filosofia e diritto alla scuola di Hegel, maturò in Francia e in Inghilterra la propria teoria critica e rivoluzionaria della società capitalistica. Fu tra i fondatori della prima Associazione internazionale dei lavoratori. La Newton Compton ha già pubblicato Il capitale e Il manifesto del partito comunista, scritto con Friedrich Engels.

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Valore lavoro e produttività nel capita ledi Karl Marx: un contributo a meglio comprendere il grande pensatore di Treviri ( dal Libro Caro Marx ..Grazie In vendita on line e nelle librerie della Feltrinelli (emidio valentini)
Quando Marx parla di lavoro socialmente necessario , ma lo fa solo all’inizio e poche volte, si riferisce sempre a quello medio nella comunità. Ne consegue che, il tempo di lavoro cui fa riferimento non è il tempo medio di un artigiano, di una impresa , di un insieme qualsiasi di artigiani ed imprese, ma quello di una data comunità, con le sue caratteristiche ambientali di cultura, di professionalità, di tecnologie , di risorse.
E questa comunità è un insieme organizzato, geograficamente delimitato ( ma può anche essere una regione vastissima) che ha comunanza di lingue, costumi, istituzioni ecc e che ,di massima, coincide con lo stato/nazione. Ed è in questo stato/comunità , dotato di un forte tasso di “simpatia” Smithiana, che si sviluppa tutta la teoria marxiana del valore.
Quindi per Marx si hanno due valori, uno concreto, quello contenuto in uno specifico prodotto indipendentemente dallo scambio, e quello astratto, sociale medio della comunità
E ciò che caratterizza una comunità è proprio il fatto che gli scambi , tutti o quasi, avvengono
all’interno di essa. Ora occorre fare una precisazione che aiuta molto a comprendere le categorie di valore di uso, valore di grandezza relativa, valore di scambio semplice e valore d scambio generale,
Quando si parla di lavoro, necessario, impiegato,utilizzato, umano si dice implicitamente :risorse umane,necessarie, ecc, per produrre un prodotto; si dice implicitamente anche costo in risorse umane necessarie per produrre un prodotto, distintamente: per costo concreto e medio per lo specifico produttore e costo medio per la comunità.
Sintetizzando è il lavoro sociale medio che da il valore di scambio ai prodotti e la grandezza del valore di scambio è determinata dalla quantità (tempo) di lavoro socialmente medio per produrre una un dato prodotto. Questa grandezza non è determinata dal tempo "specifico" impiegato da un singolo produttore.
Perché nello scambio non contano i rapporti fra i costi effettivi dei prodotti che si scambiano ma quelli rispettivi medi della comunità. Ad esempio non contano i costi che un produttore di scarpe sostiene ma il prezzo ( costo) di mercato delle scarpe.
Non si può vendere che al prezzo di mercato e si guadagna solo se il costo del prodotto, cioè il tempo di lavoro concreto necessario, è inferiore al suo prezzo, mentre si rimette ( si va in perdita) se è superiore.
.Quando Marx dice , lavoro socialmente necessario medio , lavoro impiegato e più in generale lavoro umano, dice, senza evidenziarlo, anche produttività socialmente media , ed in generale produttività del lavoro.
Su questo punto, con questa mia algoritmizzazione credo di aver potuto dimostrare che quasi tutte le incoerenze e le critiche fatte nei con fronti di Marx decadono quando si sottolinea questa coincidenza fra lavoro necessario e produttività del lavoro; entrambi sono un rapporto ma l’uno è l’inverso dell’altro.
Quindi la produttività del lavoro cresce con il decrescere del lavoro necessario e decrescere con il suo crescere.
Produttività del lavoro (che Marx inizialmente, chiama sempre e solo forza produttiva) e lavoro socialmente necessario vogliono dire la stessa cosa anche se all’inverso. E questa non evidenziata coincidenza , lo ripeto, causa le confusioni alimentate da Marx durante il progredire del suo scrivere “Il Capitale” , anche se si fa sempre più forte in me il dubbio che “Il Capitale”, sin dalla seconda edizione , sia stato “corretto” da Engels e da altri, successivamente ; per rendere coerente le categorie iniziali di Marx con il “Manifesto dei comunisti” e con il successivo marxismo/engelismo/leninismo.
 

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